lunedì 29 novembre 2010

Catene letterarie


A tutti coloro a cui venisse in mente di leggere "Il profeta muto" di Joseph Roth grido: NON FATELO!  
Non è un libro, questo, ma un pesante fardello da schiavo nel deserto.
Dovrei leggere almeno 4 libri di Simenon di seguito per liberarmi della pedanteria, della noia narrativa, dello stile a dir poco confuso che mi hanno posseduta fino all'ultima riga di questa storia inutile.
Ecco, questo è il lato peggiore della faccenda: mi sembra di aver sprecato il mio tempo.
Anzi, non è una sensazione, è una certezza.
Dov'è finito l'illustratore magnifico de "Il peso falso"?
Non saprei.
Ma se dovete leggere qualcosa di questo autore vi consiglio di cominciare con il sopracitato titolo e dimenticarvi del tutto "Il profeta muto".
Amaramente desolante.

Francesca

"L'ignoranza rende liberi."


La libertà è una responsabilità.
Assumiamocela.
O quando non l'avremo più nessuno correrà in nostro soccorso per restituirci il maltolto.
E con chi ci lamenteremo quando ci avranno cucito l'ultimo lembo di labbra?
Quali gesti estremi potremo osare quando ci avranno legato mani e piedi ad un'ancora diretta in fondo al mare?
La tempestività è la leva della Storia.
Tempus fugit.

Francesca

Il Brucaliffo e il Termosifone



Cullata dai suoni della notte mi chiedo cosa sarebbe stato di me se fossi nata bruco, o fiore, o pietra di montagna. Non avrei avuto gli affanni che mi appartengono, non avrei palpitato innanzi a sogni troppo grandi per ciascun essere umano, non avrei affondato la mano nelle vive carni del domani e sarei stata parca nei giudizi, quieta e solinga, docile come la più umile creatura di Dio.
Invece son qui a dimenarmi come un verme infilzato all'amo alla ricerca di sempre più vasti perchè, di oceanici vuoti che pare al mio intelletto di poter colmare col solo battito di ciglia, fremendo del mio stesso coraggio, estasiata dal dubbio che sospinge innanzi, al di là del Bene e del male.
Oggi ho ricordato più volte di non avere una famiglia a cui regalare un auspicio sincero di Buon Natale, quando quel giorno arriverà. Mi sono sentita sola come può sentirsi un tuorlo dentro il suo guscio, solidamente protetto da un mondo che fa sempre un po' paura, ma unico, isolato e - per quanto lui stesso ne sappia - abbandonato al suo destino in cerca di calore. Certo, la sensazione di essere avvolto dal tepore dovrebbe rassicurare la sua sonnambula coscienza ma chissà... Potrebbe solo esser stato dimenticato accanto ad un Termosifone.
Ed io mi chiedo - di tanto in tanto, quasi per ingannare il tempo belluino che fugge via senza fare ritorno mai - accanto a quale Termosifone sono stata abbandonata.
Uno bello grosso, indubbiamente.
Ci poggiavo la testa da bambina come su di un cuscino prima di addormentarmi e sulle Sue sporgenze mi raccontavo le fiabe della buonanotte per cacciare i brutti sogni e fare sonni felici.
Ma il mio "tubo amniotico" non era sufficientemente capiente per assicurarmi il caldo e la felicità al contempo.
Lui stesso ha scelto per me la sopravvivenza a discapito del resto.
Dommage!
In ogni caso grazie, Termosifone.
Mi hai portata lontano. Molto a lungo.
E hai preteso così poco in cambio! Un saluto, una carezza e una spolverata di tanto in tanto.
Sono sempre i gesti degli umili a regalarci l'infinità dell'esistenza.
Bonnenuit

Francesca



domenica 28 novembre 2010

Elen síla lúmenn' omentielvo



Eccoci qui.
Ennesima mattina di domenica. Ennesima pioggia battente. Vento. Freddo.
Debussy accompagna il mio quieto respirare con il suo "Clair de Lune".
Si appressa il Natale.
Atmosfera ideale per mettere in forno una teglia di biscotti e aspirarne il profumo fino in fondo all'anima.
Ma non si può.
Dunque proverò ad immaginarmelo, senza provare troppa malinconia.
Già quella dovuta alla fine dell'Avventura di "For You" mi basta.
Endemica sensazione che mi coglie ogni qualvolta debbo dire "Addio" a qualcuno con cui sono stata a stretto contatto per giorni, ridendo, lavorando e anche un po' soffrendo.
Già, perchè il fare musica insieme ha questo potere, almeno per chi ne riesce a cogliere l'essenza.
Ha il potere di unire, di avvicinare gli spiriti, di renderli parte di qualcosa di irripetibile e unico, qualcosa che anche se tenti di ricreare "dopo" risulta impossibile, l'attimo - quel preciso momento sospeso tra il baratro e il Paradiso - è perduto per sempre.
Ecco perchè l'alba sopraggiunta dopo uno spettacolo in cui hai messo il cuore è sempre un'alba madida di dolce melancolia. Qualcosa di te è perduto, l'hai lasciato andar via, come un figlio ormai grande che decide di andarsene da casa. E' il corso naturale della vita; tuttavia non smette di far male, almeno per un singolo giorno.
Foglie ormai ingiallite si adagiano follemente inquiete sul mio terrazzo, ancora blandite da quel fremito di vita che par non volerle abbandonare.
Debussy perdura nel suo canto.
Come una Gorgone dolente mi ritrasformo nella donna lacera di sempre.
E sorrido. Libera.
Nebulosamente in pace.
Cuio nin mellon.
Namàrie......

Francesca

PS: "Elen síla lúmenn' omentielvo" in elfico significa "Una stella brilla sull'ora del nostro incontro".
"Cuio nin mellon" invece vuol dire "Vivi e sii per me un buon amico".
"Namàrie"? Cercatelo voi.
Buona domenica.

venerdì 26 novembre 2010

Recensione di "For You"

ARTICOLO DA "IL GIORNALE DELLA MUSICA ON LINE"


Melo-thriller

Berkeley, For you


organizzatore
Accademia Filarmonica Romana, IUC



Roma: successo per For You su libretto di McEwan


Non si è certo proposto la riforma del melodramma Michel Berkeley, in For You. All’ascolto della prima italiana, avvenuta ieri sera al Teatro Olimpico, grazie alla collaborazione tra Istituzione Universitaria dei Concerti e Accademia Filarmonica, si direbbe che il compositore inglese non abbia voluto stupire con innovazioni formali ma trascinare l’ascoltatore a pie’ pari nel mood aggrovigliato e peccaminoso del libretto di McEwan. E infatti del melodramma classico troviamo tutto: le romanze dei protagonisti e la stretta al primo atto, i duetti d’amore e il concertato, e persino un cammeo dal Flauto magico. Tutto è vestito da un’orchestrazione ricca su cui appoggia una musica in continua tensione, che scena dopo scena percorre l’impervia geografia dei sentimenti, magistralmente costruita da McEwan. Perché il testo di For You assomiglia un po’ ad un cubo di Rubrik e i personaggi sono una cosa e anche il proprio opposto, ruotando su se stessi: Charles è il Don Giovanni ma anche il disperato marito abbandonato; Antonia è la moglie malata e tradita ma anche l’oggetto (tardivo) del desiderio; Maria è la sottomessa cameriera ma anche il diabolico motore dell’atroce azione.
Bella prova di complessità e resistenza per l’orchestra, ben diretta da Parisi, e i cantanti, tra cui si è distinta in assoluto la Williams/Maria con un’ottima interpretazione e una bella presenza scenica; le hanno tenuto testa la Kerr/Antonia e Guedes/Charles. La regista Pamela Hunter ha saputo ben risolvere il rebus del primo atto, lasciando solo intuire attraverso la proiezione su uno schermo la prova d’orchestra iniziale, che avrebbe richiesto un pasticcio di musicisti anche sul palco. Alcuni effetti hard del secondo atto hanno suscitato qualche ilarità tra il pubblico, che però non ha lesinato gli applausi.
Daniela Gangale

data prima
25 Novembre 2010
scheda cast
Virginia Kerr, soprano (Antonia); Harriet Williams, mezzosoprano (Maria); Hector Guedes, basso-baritono (Charles); Daniel Board, baritono (Simon); Philip Sheffield, tenore (Robin); Piia Komsi, soprano (Joan).
orchestra
Ensemble Roma Sinfonietta
direttore
Vittorio Parisi
luci
Pamela Hunter
FINE ARTICOLO.
_______________________________________________________________

Per dovere di cronaca cito nuovamente i musicisti (sempre dimenticati!!!):
Ensemble Roma Sinfonietta :
Violino I: Francesca Giordanino
Violino II: Anna Chulkina
Viola: Lorenzo Rundo
Violoncello: Kyung Mi Lee
Contrabbasso: Maurizio Raimondo
Flauto: Monica Berni
Oboe: Giovanni Cretoni
Clarinetto: Franco Ferranti
Clarinetto basso: Roberto Petrocchi
Fagotto: Marco Ciamacco
Controfagotto: Alessandro Verrecchia
Tromba: Mike Applebaum
Trombone: Renzo Brocculi
Corno: Luciano Giuliani
Timpani: Michele Camilloni
Percussioni: Aurelio Scudetti
Arpa: Augusta Giraldi


Salacadula.....

E' fatta. Siamo sopravvissuti.
Devo dire con grande presenza di spirito da parte di tutti.
A cosa mi riferisco?
A "For You", naturalmente.
Un complimento personale e particolare mi sento di farlo al nostro direttore, Vittorio Parisi. Se non ci fosse stato lui saremmo stati come una barca nella tempesta senza timone a vele spiegate.
Sì, direi che il paragone rende perfettamente l'idea.
E poi complimenti sinceri e affettuosi abbracci per tutti i miei fantastici colleghi e al cast dei cantanti, nonchè alla regia.
Certo non si può dire che questo non sia stato uno spettacolo controverso, quel genere di cose che non lasciano spazio a mezzi termini: o le ami o le odi.
Per parte mia l'ho molto amata.
Ma è un giudizio del tutto personale, ovviamente.
Sarò pure libera di esprimere un'opinione nel mio blog!!!
Stamattina, da brava casalinga, mi sono dedicata alle faccende di casa: ho spolverato, pulito il bagno, lavato i vetri, passato l'aspirapolvere e lavato per terra. Ah, come mi sento artistica quest'oggi!
Certo, mentre ero armata di Mocio Vileda non mi sono lasciata scappare l'occasione di intonare "Canta Usignol".... Adesso sono in attesa di fata e zucca. Anche se dubito molto arriveranno.
Oddio, magari la zucca sì, ma solo per farci un risotto!!!
Ah, novità delle novità: per qualche tempo non potrò postare alcuna ricetta con foto annessa.  Sono a dieta. Ma non per la linea, intendiamoci.
Ho scoperto di essere pressochè intollerante a.... Tutto?????
Da quando mi nutro solo di pollo ai ferri e zucchine bollite infatti i miei mal di testa sono scomparsi come per magia.
Certo, ora mi tocca prendere il Prozac data la depressione culinaria derivante dall'infausta costante privazione mangereccia, ma che devo fare?????
C'est la vie, diceva qualcuno.
Oggi finalmente riuscirò a rimettere mano ai miei santi libri.
A proposito, ieri sera sono riuscita a strappare un autografo a Ian McEwan sulla mia copia di "Espiazione"!
Udite, udite... Il mio primo autografo.
Letterario, almeno.
Un uomo così perbene, gentile, disponibile. Delizioso.
E' proprio vero che i più grandi sono i più umili.
Scappo.
Mi attende un po' di bricolage, un po' di Paint Your Life casalingo, un po' di Joseph Roth (che detto tra noi è una palla tremenda!!!) e l'ennesimo pollo con verdure all'ora di pranzo.
E poi chissà, magari nel pomeriggio ci scappa anche un partitone con la Playstation!!!
Ebbene sì...   E' un mio difetto. Che ci posso fare?
Adoro i videogiochi. Sarà forse perchè da bambina non mi ci hanno mai fatto giocare?????
VERGOGNA!!!
Quindi al grido di "Playstationomani del mondo, unitevi!" mi getterò tra le fiamme di "God of War" e farò strage di nemici! :0)

Buon venerdì a tutti
Bisous
Francesca


giovedì 25 novembre 2010

"For You" di Berkeley e McEwan

 


For You al Teatro Olimpico con Ian McEwan e Michael Berkeley Articolo di Daniela Puggioni


Al Teatro Olimpico di Roma il 25 novembre 2010 alle 21.00 (replica il 27 alle 17.30) andrà in scena la prima rappresentazione italiana di For You, opera in due atti su libretto di Ian McEwan e musica di Michael Berkeley; lo spettacolo è una coproduzione tra Accademia Filarmonica Romana e Istituzione Universitaria dei Concerti, in collaborazione con il British Council.
Nella sede romana del  British Coucil si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell'evento in videoconferenza con la sede di Londra, dove erano presenti Ian McEwan e Michael Berkeley.
Nicola Sani, consigliere artistico della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti, ha espresso la sua soddisfazione per la messa in scena di For You, in quanto, precedentemente, come direttore artistico del Teatro dell'Opera di Roma, ne aveva programmato l'esecuzione, ma poi, con il cambiamento della sovrintendenza e della direzione artistica imposto dal sindaco Alemanno, lo spettacolo fu cancellato, nonostante fossero già iniziate le prove con i cantanti, come poi ha ricordato Vittorio Parisi (il direttore d'orchestra ora ed allora). Successivamente anche McEwan ha ricordato l'impegno personale nel progetto di Veltroni allora sindaco e presidente dell'Opera.
Sandro Cappelletto – direttore artistico dell'Accademia Filarmonica Romana – ha sottolineato l'importanza della collaborazione tra le due istituzioni per poter realizzare lo spettacolo, visti i tagli ai finanziamenti pubblici. Ha anche ricordato la vocazione della Filarmonica, che dalla sua fondazione (1821), ha sempre proposto la musica contemporanea nel tempo poi divenuta tradizione.
Franco Piperno - vicepreside della Facoltà di Lettere della Sapienza  e consigliere artistico della IUC - ha ricordato che la IUC è stata fondata per volontà degli studenti e quindi accoglie i loro interessi e nello stesso tempo è propositiva per ampliarne le conoscenze. Ha ringraziato McEwan che incontrerà gli studenti universitari il 26 novembre alle ore 12.30 nell’Aula 1 della Facoltà di Lettere. L’incontro, aperto al pubblico sarà coordinato da Isabella Imperiali - docente di Storia del Teatro Inglese (parteciperanno anche il compositore Michael Berkeley, Franco Piperno e Nicola Sani).
Nel pomeriggio alle ore 16.00, nella Sala dei Medaglioni del Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” (via dei Greci 18) ospiterà il secondo incontro della giornata con il compositore Michael Berkeley.
Mc Ewan ha parlato della sua lunga amicizia con Berkeley, e le molte insistenze da parte del musicista, dopo l'oratorio Or Shall We Die? (1983), per una nuova collaborazione, infine lo scrittore ha steso il libretto di For You, dopo aver preso in considerazione testi di altri scrittori e averli concordemente scartati. Berkeley ha sottolineato l'importanza del libretto in Rossini, Verdi e Puccini per far capire la narrazione della storia al pubblico e per questo ha insistito con McEwan.
Ha affermato di aver concepito l'opera per un'orchestra da camera e successivamente di aver anche pensato ad un organico più grande. Il direttore d'orchestra, Parisi, è intervenuto dicendo che lo spazio angusto della buca dell'orchestra del Teatro Olimpico e la ristrettezza dei mezzi hanno orientato sulla scelta della versione da camera, ascoltata a Londra. Ha sottolineato anche la bravura dell'Ensemble Roma Sinfonietta e ha aggiunto di aver ascoltato solo una volta l'opera, per non farsi influenzare nell'interpretazione.
Berkeley, che ha anche studiato canto, ha detto di aver tenuto conto sia della scrittura musicale contemporanea sia, nella parte vocale, di aver voluto valorizzare le capacità dei cantanti. Ha aggiunto che i personaggi sono caratterizzati da temi: ad esempio, Maria, la cameriera polacca, è legata a una canzone popolare polacca che poi si intreccia con agli altri temi.
McEwan, sollecitato dalle domande sul rapporto con il musicista nella creazione del libretto, ha detto che, dopo la scrittura di 1 o 2 scene, mentre Berkeley le metteva in musica,  ritornava a scrivere Chesil Beach. Poi, dopo aver ascoltato la musica realizzata, riprendeva a scrivere il libretto, concepito tenendo conto dell'equilibrio drammaturgico, in 2 atti divisi in 10 scene.
L'opera a cui si è ironicamente ispirato è il Don Giovanni  in quanto il protagonista Charles, direttore d'orchestra e compulsivo tombeur de femmes, è caratterizzato dai temi da sempre cari a McEwan: l'ossessione sessuale, l'abuso di potere, i segreti, le bugie. Lo scrittore ha negato di aver voluto condizionare il musicista ma al contrario di aver lasciato spazio all'invenzione musicale, e c'è solo una piccola provocazione, nella scena della prova d'orchestra quando vengono accordati gli strumenti, scena in cui, secondo McEwan, Berkeley se l'è cavata benissimo.
McEwan ha poi aggiunto che l'opera è anche basata su un fatale malinteso di Maria, che fraintende una frase di Charles, causando lo sviluppo noir della vicenda. Pamela Hunter, la regista dell'opera, ha detto che, da parte sua, non è stato facile mettere in scena l'opera e per rendere scorrevole la narrazione ha usato dei filmati.
Bisogna rendere merito alla Accademia Filarmonica Romana e all'Istituzione Universitaria dei Concerti di essere riusciti a portare For You a Roma, unica città europea dopo Londra, nonostante i draconiani e dissennati tagli di fondi alla cultura imposti dal governo.
L'opera sarà registrata da Rai Radio3 per essere successivamente trasmessa, anche a Prima della Prima, trasmissione di Rosaria Bronzetti che si occuperà dello spettacolo martedì 14 dicembre alle 1.40 su Rai Tre.

Daniela Puggioni

For Youopera in due atti su libretto di Ian McEwan
musica di Michael Berkeley
Prima rappresentazione italiana
(versione originale in inglese, con sovrattitoli in italiano)
Joan Turville: Piia Komsi soprano
Antonia Frieth: Virginia Kerr soprano
Maria: Harriet Williams mezzosoprano
Sir Charles Frieth: Hector Guedes basso-baritono
Dr Simon Brown: Daniel Broad baritono
Robin Fingest: Philip Sheffield tenore
Regia e luci: Pamela Hunter
Scene e costumi: Andreas Becke
Film e Video: Dalibor Pyš
Assistente alla direzione musicale Simone Luti
Assistente alla regia Davide Battistelli
Assistente staff film & video Michaela Pysova

Direttore: Vittorio Parisi
Ensemble Roma Sinfonietta
Violino I: Francesca Giordanino
Violino II: Anna Chulkina
Viola: Lorenzo Rundo
Violoncello: Kyung Mi Lee
Contrabbasso: Maurizio Raimondo
Flauto: Monica Berni
Oboe: Giovanni Cretoni
Clarinetto: Franco Ferranti
Clarinetto basso: Roberto Petrocchi
Fagotto: Marco Ciamacco
Controfagotto: Alessandro Verrecchia
Tromba: Mike Applebaum
Trombone: Renzo Brocculi
Corno: Luciano Giuliani
Timpani: Michele Camilloni
Percussioni: Aurelio Scudetti
Arpa: Augusta Giraldi

domenica 21 novembre 2010

Scataboom........


Come si fa a scrivere qualcosa di sensato dopo 6 ore di prova di musica contemporanea?
Credo dopo questa esperienza di poter coniare una nuova suddivisione ritmica: la ultra mega semibiscroma atomica...
Perchè atomica? Perchè dopo aver tentato di comprenderla e riprodurla sullo strumento nel cervello si delinea uno spettacolo desolante riassumibile con una semplice definizione : Alba su Mururoa!
Eccomi qui dunque, tra le lenzuola fredde - perchè lo scaldasonno giace ancora nei piani alti dell'armadio -, con i capelli bagnati per la pioggia incessante e le orecchie ormai pronte alla resa incondizionata, causa vicinanza perdurata e millimetrica ad uno strumento perforante quale solo l'ottavino sa essere.
E in tutto questo bailamme dovrei anche pensare ai miei libri da leggere, alle mie recensioni da scrivere, ai piatti da dipingere per Natale, alle cornici da decorare, alle parti di Piazzolla da studiare per un concerto il 7 di dicembre....
Ma questa sera non è proprio fatta per i "dovrei".
Sento tuonare. Non so proprio dire se sono ancora a Roma o nottetempo mi sono trasferita a Tonga nell'apice della stagione dei cicloni!
Misteri del clima planetario....
Comunque da un commento che giunge dalla tv in salotto mi arriva la conferma di essere ancora nella capitale: " 'A Maggica" ha vinto e " 'A Lazie" ha pareggiato.
Domenica sportiva docet.


Francesca


venerdì 19 novembre 2010

Constable e dintorni


E' difficile stare al mondo senza deludere mai nessuna delle persone che credono in te.
Di tanto in tanto penso che avere così pochi amici sia una fortuna, essere senza famiglia sia una fortuna, essere soli sia una fortuna. Perchè l'amarezza profonda che si prova nel sentire il disappunto del prossimo è qualcosa che il mio povero cuore riesce a sopportare sempre meno ogni anno che passa.
Mi chiedo se questa sia debolezza. Così come lo è il mio non avere più ambizioni, come lo è guardare da spettatrice il flusso della vita. Chi non mi conosce potrebbe presumere che io sia una donna sui 70 anni di età.  E in fondo non si sbaglierebbe poi tanto.
Amo fare il decoupage, i quadretti a mezzopunto e gli acquerelli; mi piacciono la Ciaccona di Bach, i libri di Zola e il silenzio, guardare il mare in tempesta da una casa in cima ad una scogliera, il vento freddo che filtra birichino sotto le porte e le coperte di lana in cui avvolgersi dolcemente. Sono attratta dai colori del cielo quando da blu ceruleo diventa indaco e acquista quella sfumatura di grigio di Payne che tanto mi piace usare in pittura. Prediligo il silenzio e le distese erbose su cui pascolano le greggi di pecore mentre i cani stanno loro dappresso, in assenza del pastore. 
Amo l'immobilità dei giorni che condensano in sè il buco nero del tempo, un presente che è passato e futuro insieme, a cui nulla si deve togliere o aggiungere. E mi chiedo cosa ancora io possa imparare, quanto possa andare più in là nel selciato della vita se contemplare il creato e ritrarlo come meglio posso è tutto ciò che ormai il mio cuore desidera. In momenti come questi ho la sensazione di essere arrivata alla fine del viaggio, di aver compiuto ciò che dovevo.
Ma forse è solo la pioggia a darmi questa illusione. La pioggia e l'oceano che non riesco a vedere nonostante sia nelle mie orecchie lo sciabordare delle sue onde inquiete.
Piango commossa alla vista del cielo perchè la mia anima pascola come un gregge ed ogni mia molecola porta in sè la traccia di ogni forma di vita, dalla più umile alla più elevata.
Non chiedo nulla perchè so che la risposta non è più lontana.
La risposta sono io.
Quale domanda potrei ancora formulare al di là di questa consapevolezza?

Francesca


My Garden - like the Beach -
Denotes there be - a Sea -
That's Summer -
Such as These - the Pearls
She fetches - such as Me

Emily Dickinson


Il mio Giardino - come la Spiaggia -
indica che c'è - un Mare -
che è l'Estate -
Come queste - le Perle
che porta - come Me






giovedì 18 novembre 2010

Polaroid invernale


Piero Ruggeri
Il mattino sa ancora di lenzuola calde e desiderio di caffè inespresso.
Le tapparelle serrate mi inchiodano ad una notte che pare non voler finire.
Ed io mi rifugio scaltra tra parole e coperte,
aspettando il risveglio dell'inquieto neurone.
Tutto il mio corpo duole quest'oggi:
celebra la ferita aperta dal dolore di ieri,
un dolore lacerante e intrepido, insonne e violento.
Silenzio.
Solo il ticchettìo di un orologio turba la quiete della stanza in penombra.
Vorrei potermi alzare da questo letto che mi fa prigioniera
e inoltrarmi nella vita senza pensieri.
Così non è.
Resto immobile, paralizzata dall'aspettativa e dalla fredda nudità del mio volo.
Scavando nei sogni si trova la linfa che giace
in attesa della primavera.

Buona giornata a tutti
Francesca

domenica 14 novembre 2010

Le 12 fatiche di Ercole


A volte nei riguardi dei propri limiti ci si sente davvero impotenti.
Berkeley incombe, i libri sono lungi dall'essere finiti e anche le recensioni, in palestra non vado da tempi memorabili, il computer è ancora muto e mi è persino passata la voglia di cucinare.
Posso scendere dal tram della mia vita, almeno per un mesetto??????
Che barba...
In questi casi vorrei solo avere 5 anni.
O forse - se penso alla mia infanzia - no........
Facciamo così: ho 34 anni ma se mi faccio le treccine e mi metto i calzettoni di cotone al ginocchio posso simulare di essere una bambina.
Mmmmmm, pericoloso.
Potrei sembrare una stella del porno!
Inutile.
Mi devo arrendere.
Continuerò a farmi rosicchiare dal senso di colpa e se non sconfiggerò i miei demoni almeno saprò di aver resistito fino alla fine e di aver tentato.
Che fatica!
E la chiamano domenica....

Francesca

sabato 13 novembre 2010

Home sweet home




Eccomi qui.
Sono tornata.
Come al solito malinconica dopo aver lasciato la Sicilia, dopo aver rivisto le pendici innevate dell'Etna e aver goduto del panorama prodigioso che si osserva dalle alture di Castelmola e Taormina.
Sono tornata stringendo una targa con il mio nome inciso sopra.
E' strano. Dopo tanti anni dedicati alla musica un riconoscimento doveva giungermi da un settore così distante. Certo, l'arte è sempre arte ma mi sembra così bizzarro essere stata premiata per le mie doti letterarie (o presunte tali...) e non per quello a cui in fondo ho dedicato una intera vita di studi e sacrificio.
I miei detrattori direbbero che probabilmente il mio talento violinistico non lo merita, non è sufficiente a giustificare un riconoscimento ufficiale.
Ma io non credo sia così semplice.
In questi ultimi avvenimenti io leggo ancora una volta l'assurda complessità della vita, i suoi endemici meccanismi sconosciuti in cui noi - povere creature - annaspiamo nella speranza di conquistare prima o dopo il conforto di una visione chiara, di un'illuminazione che possa indurci a mettere il successivo passo su di un terreno solido piuttosto che nelle paludi dell'incertezza e del dubbio.
Da parte mia ho valicato questa speranza non trovandola più così interessante, dopotutto.
Ormai ho una visione d'insieme più vasta che mi permette di vedere al di là del Bene e del male, dei successi o delle asperità del destino che possono riguardare la vita di un singolo individuo.
Cosa sono fama e ricchezza in confronto ai benefici concessi da un viaggio perenne?
Il viaggio alla scoperta di sè e del prossimo, alla ricerca di Verità sconosciute, dell'origine del cosmo e della sua meta, questo è il solo vero significato della vita dell'uomo.
Non esiste alcuna celebrazione od ostentazione personale che possa reggere il confronto con il senso ultimo di ogni cosa, della propria esistenza e del tutto in cui essa nuota.
Dunque ricomincio da qui, dall'umiltà di una vita quotidiana a volte difficile, dai miei incolmabili limiti, dal confine che sento palpabile intorno a me e che ogni giorno riesco a spostare qualche centimetro più in là grazie a sforzi inauditi, alla gioia e al dolore, grazie all'impegno e alla noia, poichè è nell'Equilibrio che si gioca la partita con Dio.
Non esiste infatti libertà più grande che quella dell'infinito sapere che da "essente" fuori di noi ogni giorno riusciamo a far coincidere un po' di più con la nostra stessa essenza.
Giovanni Apostolo scriveva: "Dio è Amore; chi sta nell'Amore dimora in Dio e Dio dimora in lui".  Se nella parola Amore noi riuscissimo a vedere quel "primo Amore" di cui parla Dante nel suo III° canto dell'Inferno, ossia lo Spirito Santo che crea e conduce la Vita, vedremmo bene che Giovanni ha fornito materia di riflessione ben più profonda di quello che vogliono farci intendere. Amore è sinonimo di Intelligenza Divina e per spiegarlo con le parole di un filosofo dell'antichità che in materia la sapeva assai lunga : "Poichè il Bello coincide con il Bene, così Eros è forza che eleva al Bene, e l'erotica si rivela come una via che porta all'Assoluto" (Platone - Simposio).

Francesca


martedì 9 novembre 2010

Zzzzzzzzzz.......


Domani mattina sveglia alle 4.45 per prendere un aereo per Catania alle 7.05.
IO ODIO SVEGLIARMI PRESTO!
Pazienza....
Vado a Messina a ritirare la mia "targa"!
Sto leggendo come una pazza. Germinal è davvero un capolavoro.
E non so come farò a recensirlo. Spero di esserne all'altezza.
Valigia pronta. Casa vuota e silenziosa.
Il mio orso mi attende sulla mia parte di letto.
L'altra stasera rimarrà intonsa.
E di nuovo mi prende quel senso di malinconia un po' perversa.
Passerà.
Sono solo momenti.
Forse complice è la "paura" di uscire di casa, di mettersi in viaggio, dimensione che mi è sempre stata così naturale.... Ed ora ho quasi timore di aprire la porta.
Eppure vado a godermi un riconoscimento personale, un riconoscimento che dovrebbe valere molto per una "outsider" come me, perennemente in lotta, perennemente "contro", perennemente all'angolo.
Forse questo mi spaventa.
Come mi spaventano i complimenti dopo un concerto. Anche se mi rendono fiera, certo.
Ma forse preferirei solo un silenzio commosso, un silenzio colmo di comprensione, compassione e partecipazione.
Un silenzio denso di ogni senso possibile.
Ma il mondo non è ciò che io desidero. E' solo il mondo.
Ci si risente il 12 novembre.
Buonanotte

Francesca

lunedì 8 novembre 2010

Serata da zombie



Lunedì sera in attesa di "The walking dead", 2° episodio.
Giornata trascorsa a studiare un'operina di Berkeley, leggere Germinal (avete presente "La storia infinita"?), impegnarmi nella settimana "salute e bellezza" dopo i bagordi del week end e a scegliere un mezzo di trasporto con cui andare a Messina per la cerimonia di premiazione del premio letterario.
Nessun commento politico, nessuna dissertazione filosofica, nessuna recensione letteraria.
Sono in ritardo clamoroso con la sfida dei libri. Mi metterò in pari il mese venturo.
Intanto ho tempo fino al 16 novembre.
La tv mi distrae e non riesco a scrivere.
Evviva!
A volte sono anche io una donna normale.....
Buona serata a tutti

Francesca

sabato 6 novembre 2010

Ad una Stella lontana lontana


Comunico a tutti i miei amici e lettori, a tutti coloro che vicino a me hanno sofferto e gioito, di aver vinto una menzione d'onore speciale al XIX premio letterario "Elio Vittorini" di Messina, nella sezione "Poesia inedita".
E' una felicità nuova e sorprendente di cui voi tutti fate parte, ognuno a suo modo.
Vi ringrazio di cuore e con grandissimo affetto.
Le poesie in questione sono state inserite proprio ieri sera nel post "A tutti i lettori birichini".
Francesca

PS: mio dolce Giovanni, finalmente - dopo 18 anni - questo lo posso dedicare a te.


A Giovanni
e alle sue mani indomite, plasmate dall’amore.

Lontano, lontano,
in un sogno ormai bigio
una Stella vibrava densa,
prima d’ogni timore conosciuto.
Libera da torbidi  affanni
e convulsioni senili
prorompeva adagio,
in assenza di venti sterili
e facili derisioni.
Aveva sorrisi inquieti e forti
come la gioventù più audace
e la neve nello sguardo cacciatore
era dolce e fertile,
madida d’ogni mutevole futuro.
Portava in palmo la Fortuna,
come una torta a cui
spegnere candeline
con un soffio e una carezza,
senza paura di svanire
nel nulla incerto,
denudato da dolori imperdonabili
e senza peccato.
Una Stella d’inverno
ancora segna il cammino
dei giorni a venire
e reca in sé ricordi assidui,
desii d’incolmata pienezza,
d’atavica speranza.
A Te,
Stella smarrita,
io canto la vita,
in attesa del Tuo abbraccio rotondo
e di un ballo da danzare
in due, in pace,
in eterno soli.

           Casa l’Abate, 26.08.2007

Big bang


Capita, alcune volte, di fermarsi a riflettere su ciò che è stata la propria vita,
ai sacrifici, alle battaglie vinte e perdute, al senso che ogni giorno si è faticosamente cercato di conquistare, senza arrendersi  mai.
Magari in alcuni giorni si è avuta paura, la paura atavica e primordiale di svanire nel nulla senza lasciar traccia o memoria di sè. Altri giorni ci si è alzati a fatica dal letto pensando solo: "A che pro?" mentre la nebbia saliva da dentro ad offuscare l'anima incrinata come una tazza di ceramica sbattuta al suolo. Altri giorni ancora invece la vita fluiva imponente nelle vene e la mente aveva il controllo lucido su ogni singolo respiro od emozione, su ogni particella dell'universo che si percepiva come annessa al proprio cosmo interiore: un intricato ammasso di molecole che coincidevano con l'infinito, racchiudendo nella propria essenza il manifestato e il non-manifestato. La particella di Dio, la visione di sè oltre il sè.
Oggi è uno di quei giorni.
Nuoto in un magma denso che è la marea stessa dei miei pensieri. In essi riconosco la mia identità perchè altri mi hanno chiamata per nome, altri hanno acconsentito a riconoscere ciò che lo specchio riflette da sempre. Il mondo ha "veduto" la mia vita ed ora trabocco - come una caraffa - di vino buono.
Lo spazio - tempo si è fermato, lacerato e ricomposto in un istante che è durato milioni di anni. Attraverso la sua ferita l'Amore è uscito per intero, virginale ed intonso, uno zefiro d'aria pura.
Oggi io non vivo. Sono. 
E la stasi coincide con l'evoluzione dai secoli nei secoli. 
Uno sguardo circolare che abbraccia l'uomo nel passato per il futuro.

Francesca

venerdì 5 novembre 2010

A tutti i lettori birichini



Oggi la giornata langue.
Dunque non mi resta che postare altrettanto languidamente 3 poesiole da me scritte nel corso degli ultimi 3 anni.
Un abbraccio sereno che conforti l'animo scheggiato.




                       I.

Non ho comprato sandali
per camminare nel deserto
ma per calpestare il suolo
di città abitate dalle genti.
Perché dunque da tal suolo mi ricacci
verso solitudine ed oblìo?
Ho forse a te mentito
o usato scortesia?
Sono stata maldestra e ti ho recato danno
senza neppur osare una carezza?
Se tutto ciò è menzogna perché,
crudele,
mi sfuggi quel tanto da farmi precipitare
nel nulla polveroso?
Ma forse - la tua – è solo noncuranza.
Ed io cammino ancora
in mezzo alle genti
pur non udendone la voce.
Allora dimmi, se ciò è vero,
perché i miei sandali son sabbiosi e muti?

                                 Belfast, 17.10.08


           II.

           Il candore umido del petalo sfiorito
ha scolorito la crudezza dell’assassino.
Nei suoi gemiti sta la Parusia del Giusto
e la condanna degli ignavi padroni
precipitati da grembi di rovi.
Il tiepido fantasma che oggidì
avanza pretese al cospetto di Dio
fornirà il giusto alibi
alla corruzione dei savi.
Ma la nave della memoria è salpata,
ormai, mentre il porto in fiamme
ne invoca la sagoma divorando la terra
e cospargendo cenere di rimpianto
sul sagrato di un idolo perduto.

                  Roma, 30.12.2005



III.

Non a caso mi hai posseduta,
straziando il mio corpo e ricostruendolo,
brano a brano.
Non a caso ho intravisto il lucore
dell’Anima Tua che con peritata
sottigliezza d’intenti si è lasciata lambire
dal mio spirito come una Terra selvaggia
da un fiume salvifico.
Ho pasciuto le mie greggi nel Tuo abbraccio
ed esse hanno scelto Te a qualsiasi ritorno.
Dunque io ora vivo d’esse orbata
e leggera vago per il mondo,
recando come trofeo la mia nudità sottile,
ramo rigoglioso del tuo albero primordiale.

                                  Roma, 20.7.10

Lavoro ad alto reddito

 





Quella che segue è la lettera di  Bepi Covre, ex deputato leghista, imprenditore, sindaco di Oderzo, consigliere provinciale di Treviso che è stata pubblicata dal Mattino di Padova un paio di giorni fa. E’ indirizzata al nostro Cavaliere Supremo. E’ asciutta, diretta, efficace. Vale la pena di non farla passare inosservata.
p.c.

Signor Presidente Berlusconi,
ho una figlia di 17 anni, ultima di due fratelli più grandi. Angela è una ragazza normale, che studia, fa sport, va alle feste che organizza assieme ai suoi compagni e coetanei. Se solo venissi a sapere che frequenta e va a feste dove ci sono «vecchietti» magari danarosi, profumati e stravaganti... Personaggi che potrebbero avere gli anni dei suoi genitori, se non dei suoi nonni?! Signor Presidente, mi sentirei un genitore fallito! Non per questo rinuncerei a prendere alcuni urgenti provvedimenti che vado ad elencare. Primo: due solenni scapaccioni alla figliola minorenne. Così come previsto dal manuale antico, consolidato della sana tradizione pedagogica contadina. Nei giorni a seguire, sbollita rabbia e senso di frustrazione, cercherei di ripristinare un corretto e utile dialogo con la figliola. Assieme alla moglie (madre della figlia) mi impegnerei su questo versante. Secondo: mi farei dare nome ed indirizzo dei vecchietti organizzatori del bunga/bunga. Prima ancora di denunciare e attendere lungaggini, accertamenti e indagini; prima ancora di coinvolgere la giustizia con i tempi secolari in cui si muove. Da subito farei visita ai vegliardi (mal invecchiati) ben munito di opportuna mazza da baseball! 

Signor Presidente, queste le mie istintive reazioni genitoriali alla lettura di quanto riportano i mass media; l'ultima tristissima vicenda che La riguarda unitamente alla minorenne extracomunitaria (nipote presidenziale) in realtà una irregolare, neppure cittadina italiana. Il mio non vuole essere un giudizio, piuttosto la reazione di un padre. Non mi interessa sapere se e quante volte e quando Lei Signor Presidente, ha visto, incontrato, aiutato la giovane Ruby. Non me po' fregar de meno. Trovo innaturale, sconveniente, immorale, inopportuno che un Signore di oltre settantanni, padre e nonno, organizzi feste a casa propria senza selezionare rigorosamente gli ospiti. Permetta cioè che persone minorenni si imbuchino... Io mia figlia ad Arcore non la manderei MAI.

Signor Presidente, è giusto che i giovani frequentino i giovani, gli anziani rimangano tra di loro. E' sempre andata così, lo impone il buon senso e la civiltà latina (in altri Paesi ci sono altri usi e costumi). Signor Presidente, Lei è un vecchietto, si rassegni, non è una colpa neppure una disgrazia, anzi un privilegio arrivarci. Dovrebbe essere felice. Pensi solo a quanti non ci arrivano...  Altra questione nella tristissima vicenda. Si legge che ha aiutato con del denaro la minorenne (nipote presidenziale). Gravissimo errore! Chi dà soldi, o fa la carità oppure è, nella migliore delle ipotesi, captatio benevolentia. Se è un gesto caritatevole, non andava fatto direttamente alla fanciulla. Presidente, doveva informarsi sui genitori e rivolgersi a loro. Vista la situazione nello specifico, cercare la Tutrice/Sorvegliante e trattare la questione a quel livello. Il fatto poi della telefonata in Questura, non so e non mi pronuncio. 

L'altra sera in conferenza stampa da Bruxelles, Lei Signor Presidente ha detto, per giustificare piuttosto che chiarire, che per governare gli italiani sta conducendo una vita infernale e massacrante. Per una questione liberatoria e di «igiene mentale», ogni tanto organizza delle feste per divertirsi con donne varie e assortite. A casa sua può fare ciò che crede. Certo, se non fosse il Presidente del Governo del Paese! Cosa che sempre più frequentemente dimentica e, sa perché dimentica? Perché la Sua memoria è coerente con la Sua età. Coerente e onesta, la memoria, ogni tanto sbircia l'anagrafe!  Mi conceda, Presidente Berlusconi, mica glieLo ha ordinato il geriatra di governare l'Italia! Lei si è proposto, molti l'hanno votata. Tutto ha un inizio, tutto ha una fine, c'est la vie, Monsieur Le President. Nessuno Le impedisce di fare un passo indietro e togliersi di torno. Lei ha detto che le case non Le mancano, ne ha ben venti tra cui scegliere. Scelga. Spiace solo constatare che ancora una volta, sull'altro versante politico, nebbia fitta, anzi la nebbia agli irti colle sale...
(Striscia di Fifo)

giovedì 4 novembre 2010

Una vita in miniera


Mogli di minatori - Vincent Van Gogh


In un immondo eccesso di tristezza mi sono messa a leggere Germinal.
L'ignoranza e la derivante arroganza che essa è capace di partorire come una cattiva madre sempre mi ferisce dunque cerco di fuggirla come la peste.
E dato che il mio stato di amarezza mi impedisce di produrmi in pensieri autonomi riporto alcune parole di Zola che vale la pena tenere a mente:

"Egli si poneva senza chiarezza ogni tipo di domanda: perchè la ricchezza degli uni? perchè la miseria degli altri? perchè questi erano calpestati da quelli, senza la speranza di poter prendere il loro posto? E il suo primo passo fu quello di confessarsi la sua ignoranza. Una vergogna segreta, un dolore nascosto lo presero da quel momento; egli non sapeva niente e non osava più parlare di quelle cose che lo appassionavano, dell'uguaglianza di tutti gli uomini, dell'equità che voleva ugualmente divisi tra loro i beni della terra. Così fu preso da quell'amore per lo studio senza metodo, proprio degli ignoranti assetati di scienza. (...)
Da quando s'accorgeva di pensare, la vergogna della sua ignoranza spariva, e si sentiva invaso da una specie di orgoglio. (...) Man mano che lo spirito si raffinava, si trovava peggio in mezzo alla vita promiscua del villaggio. (...)
Allora Etienne si animava. Come! Si proibisce all'operaio anche di pensare? Eh sì, le cose sarebbero cambiate presto, appunto perchè l'operaio adesso PENSAVA. Ai tempi del vecchio, il minatore viveva nella cava come un bruto, come una macchina per estrarre il carbone, sempre sotto terra, con gli orecchi e gli occhi chiusi agli avvenimenti esterni. Così i ricchi che governavano potevano intendersi, venderlo e comprarlo per rosicchiargli la carne; loro non se ne accorgevano neppure.
Ma ormai il minatore si svegliava; germogliava nel fondo, sepolto sotto terra come un seme vero, e si sarebbe visto un bel giorno che cosa sarebbe spuntato in mezzo ai campi; sì, vi sarebbero nati degli uomini, un'armata di uomini che avrebbe ristabilito la giustizia. Tutti i cittadini non erano forse uguali dopo la Rivoluzione? Poichè ognuno aveva il diritto di dare il suo voto, non c'era ragione che l'operaio dovesse rimaner schiavo del padrone che lo pagava. Oggi le grandi Società con le loro macchine schiacciavano tutto, e non c'erano neanche più contro di loro le garanzie di un tempo, quando gli operai di una stessa arte riuniti in corporazioni sapevano diferndersi. Era per queste ragioni, sacro Dio, e per delle altre ancora, che un giorno, grazie all'istruzione, tutto sarebbe saltato in aria. (...) Ah, cresceva, cresceva a poco a poco, una messe fatale di uomini che si maturava ai raggi del sole!"
"Dal momento che Dio era morto, la giustizia avrebbe assicurato la felicità di tutti gli uomini, instaurando il regno dell'uguaglianza e della fratellanza. Una società nuova cresceva in un giorno, come nei sogni; una città immensa, risplendente come un miraggio, dove ogni cittadino viveva del suo lavoro, prendendo la sua parte delle gioie comuni. Il vecchio mondo, putrido, s'era dileguato in polvere, un'umanità giovane, monda di tutti i   delitti, non formava più che un solo popolo di lavoratori che avevano per motto: "Ad ognuno secondo i suoi meriti, e ad ogni merito, secondo le sue opere."

Non ci sono parole sensate da aggiungere a quelle scritte da Zola, se non quelle che parlano di una profonda vergogna. Questo libro, che promuove la lotta a favore della cultura e dell'uguaglianza tra i popoli al fine di migliorare lo status delle classi sociali più misere, è stato scritto nel 1885. Dio mio! Quale peso pensare di vivere nel 2010 e sentirsi tanto lontani da una società che fondi i propri capisaldi su tali principi!
Forse i corsi e ricorsi storici hanno condannato la nostra gente, il nostro tempo ad un nuovo medioevo.
Eppure non riesco a togliermi dalla mente l'idea che persino nel medioevo alcune verità fossero indiscutibili. Si viveva nella fame e nella miseria o nella ostentata ricchezza o all'ombra del potere ecclesiastico ma alcuni confini rimanevano tali, alcuni capisaldi reggevano a discapito di qualsiasi rovescio politico e religioso.
O forse no. Forse è solo la mia disperazione, la speranza ormai morta verso le sorti del mio paese che mi fa parlare in questo modo. Forse è solo l'annichilimento derivante dal dilagante qualunquismo e dalla insanabile corruzione dei costumi a farmi sentire una isolata foglia scossa dalle tempeste delle vita.
Ebbene sì, oggi in me la speranza non sopravvive perchè la stoltezza delle "umane genti" è stata in grado di strapparla via, come un fiore delicato dalla terra.
Ma - in fondo - oggi fa storia a sè.
Dopotutto - diceva qualcuno - domani è un altro giorno.
Buona serata a tutti

Francesca

mercoledì 3 novembre 2010

Luci nel Vento


Credo che le Donne italiane dovrebbero cominciare ad arrabbiarsi seriamente.
Credo che forse dovrebbero iniziare ad indossare un burka quando cercano lavoro,  quando vanno ad un colloquio, e farsi un intero book fotografico con tanto di passamontagna da presentare ai vari datori di lavoro, o meglio, datori di "stipendio" come diceva saggiamente Grillo (io fornisco il lavoro e tu mi paghi per il mio lavoro!).
Credo che le Donne dovrebbero iniziare a differenziarsi dalle donne.
Perchè è innegabile che ormai in questo paese esistano due categorie distinte di persone appartenenti al genere femminile: quelle che la danno e quelle che se la tengono.
Più chiaramente di così non saprei spiegarlo.
E allora credo che sia giunta l'ora che le Donne che se la tengono mostrino al mondo il loro potenziale e quanto la società in cui viviamo stia perdendo a causa dello strapotere dell'altra fazione.
Uso temini militareschi. Mi si chiederà: siamo forse in guerra?
Sì, lo siamo.
Se per guerra si intende che una Donna debba lottare quotidianamente per venire rispettata in quanto essere umano che vive e lavora, sì siamo in guerra. Perchè ciò che in altre nazioni è scontato - ossia il rispetto dell'individuo a prescindere da sesso, religione e status sociale - da noi è un fatto quasi mitologico.
E coloro che si piegano alla corruzione dilagante - ognuno a suo modo,  abbassando le mutande o pagando una tangente o strisciando come un verme ai piedi del "potere" - sono di gran lunga in numero maggiore di coloro che resistono e agendo in base a principi ormai desueti pagano ogni giorno il prezzo della loro silenziosa rivolta.
Mi chiedo dunque quanto giusto sia rimanere ancora in silenzio.
Mi chiedo quanto giusto sia tollerare gli ammiccamenti e le provocazioni insidiose per amore della "tranquillità".
Mi chiedo quanto giusto sia rimanere inerti, o fuggire verso un nuovo Eldorado.
Me lo chiedo con insistenza e vorrei trovare una risposta che però non riesce a venire.
Forse quando smetterò di chiedere la risposta verrà da me.

"Ad altri rendendo servigio,
per il vero diritto del mio ufficio,
da povera candela qual sono,
mi consumo e mi struggo.
Chi da buon padrone
si aspetta buona ricompensa,
si impegni in un simile servigio,
e ne riceverà profonda mercede.
Ma chi si piega ad un malvagio
ne trarrà solo lacrime e pianto.
Ed egli va, privo di onori e d'arte,
perchè rendendo a qualcuno cattivo servigio
non si impara altro che peccato e vizio
e si ricevono solo travagli.
E molto spesso la gioventù dell'uomo,
sotto un tale padrone, perisce e si consuma.
E infine tutti di lui si fanno beffe."

Francesca

La scorta del premier e il Vaticano colpito da cecità improvvisa


PARLANO GLI UOMINI DI SCORTA A BERLUSCONI.
FACCIAMO UN COPIA-INCOLLA DI QUESTO ARTICOLO DE "IL FATTO" IN QUANTO LO RITENIAMO UN ATTO DI DENUNCIA CIVILE.
PER QUESTO VI INVITIAMO A PUBBLICARLO SULLE VOSTRE BACHECHE SUI VOSTRI BLOG, TUTTI DEVONO SAPERE CHE UOMINI DELLE FORZE DELL'ORDINE SONO SOTTRATTI AI LORO COMPITI ISTITUZIONALI PER FARE DA "ACCOMPAGNATORI" ALLE PUTTANELLE DEL SULTANO, QUESTA SAREBBE LA POLITICA DELLA SICUREZZA PER NOI...

Lo sfogo della scorta: basta, non siamo Carabinieri per fare la guardia alle escort del premier
di Gianni Barbacetto

“Non ne possiamo più. Non siamo diventati carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Molti nostri colleghi sono morti mentre facevano la scorta a magistrati o politici che difendevano lo Stato. E noi, invece… È mai possibile essere ridotti cosi?”. A parlare sono alcuni “ragazzi” dei servizi di scorta. Carabinieri allenati a difendere le “personalità” loro affidate fino a mettere a rischio la propria vita. “Ma qui ci fanno fare i tassisti dei festini. Per questo, dopo essere stati tanto zitti e obbedienti, ora vogliamo, a nostro rischio, far sentire la nostra voce”. Cominciano i racconti, che si incrociano, si intrecciano e si sommano.

“LE FESTE ad Arcore si tengono nei giorni del fine settimana, dal venerdì al lunedì. Molte sono proprio di lunedì. Nell’estate si moltiplicano. Noi accompagniamo le personalità fino alla villa e poi aspettiamo fuori. Vediamo un giro di ragazze pazzesco. Arrivano con vari mezzi. Moltissimi Ncc, le auto a noleggio con conducente. Alcuni pulmini, di quelli da 10-15 posti. Una volta abbiamo visto alcune ragazze scendere da due fuoristrada di quelli massicci. Alcune ragazze le porta direttamente Emilio Fede nella sua auto, altre scendono dalla macchina di Lele Mora con targa del Canton Ticino”.

“L’estate scorsa abbiamo visto molte feste alla villa di Arcore. Altre volte abbiamo accompagnato le nostre personalità in ristoranti di Milano, come ‘da Giannino’, in via Vittor Pisani, zona stazione Centrale. O in una casa privata di zona Venezia. Che ne sappiamo noi di che cosa succede là dentro? Ce li immaginiamo, magari fanno uso di droghe o infrangono la legge e ridono di noi, dicendo: noi siamo qua al sicuro, abbiamo anche i carabinieri che ci proteggono. E che gente c’è a quelle feste? Noi per arruolarci nell’Arma dobbiamo dimostrare di essere puliti per due generazioni, i nostri padri e i nostri nonni, e finiamo a far la guardia a gente che magari pulita non è”.

“Sì, la scorsa estate ad Arcore c’era un gran via vai. Ruby? No, non me la ricordo, ma sa, sono tante, tutte uguali, tutte giovani… Abbiamo riconosciuto una giornalista. E Flo, quella che ha partecipato alla ‘Pupa e il secchione’. Poi una bionda che era stata al Grande Fratello… Molte si capisce che sono straniere, tante hanno la cadenza napoletana. Poi alcune escono a fine festa, altre si fermano lì per la notte, ma è difficile tenere la contabilità, c’è un tale via vai…”.

“CI È CAPITATO di fare missioni all’estero e di incontrare colleghi stranieri che fanno il nostro stesso lavoro: ci sfottono per questa storia delle feste, delle ragazze. Ma è mai possibile che dobbiamo vergognarci, noi che vorremmo lavorare per le istituzioni e difendere lo Stato? Abbiamo orari massacranti, turni di otto ore al giorno che spesso diventano dodici. Facciamo anche 120 ore di straordinario, ma ce ne pagano al massimo trenta, a 6 euro e mezzo all’ora, più un buono pasto da 7 euro. Va bene, non ci lamentiamo, è il nostro lavoro. Ma lo vorremmo fare per lo Stato, non per questa vergogna. Vorremmo proteggere le personalità delle istituzioni, non gente che ci fa vergognare davanti al mondo”.

“Comunque non ci lamentiamo del nostro stipendio. Solo ci chiediamo se è giusto che una ragazza giovane e carina senz’altra esperienza politica prenda 15 mila euro al mese, perché è stata fatta diventare consigliere regionale. Il presidente? Con noi è gentile. Qualche volta è venuto a salutarci, a raccontaci qualche barzelletta. Una volta ci ha fatto, ammiccando, una battuta: ‘Eh, beati voi che adesso andate a casa a dormire, a me invece tocca trombare’. Un’altra volta ci ha portato qualche ragazza e ce l’ha presentata. Una notte ci ha mandato una ragazza che ci ha fatto la danza del ventre…”.

“A fine serata riportiamo le personalità a casa. Vediamo alcune ragazze uscire e tornare verso Milano, altre restano nella villa per la notte. Capita che dobbiamo scortare personalità che fanno il giro a riaccompagnare le ragazze nei residence milanesi, alla Torre Velasca o in corso Italia. L’ultima magari se la portano a casa. E noi dobbiamo accompagnare la nostra personalità fino alla porta dell’appartamento: è imbarazzante salire in ascensore con un signore anziano e una ragazzina. Pensiamo alle nostre figlie e diciamo che non ci piace questo mondo. Sarà moralismo, ma non ci piace”.


PS: Non è mia abitudine fare copia-incolla di servizi scritti da altri. Ma in questo caso farò un'eccezione perchè l'informazione è la prima fonte di vera libertà. Per ulteriore onestà questo è il link da cui ho tratto l'articolo: http://informazionedalbasso.myblog.it/archive/2010/11/03/scorta-a-puttane-basta.html

FARO' UN'ULTIMA OSSERVAZIONE: MA IL VATICANO IN TUTTO QUESTO COSA FA? QUELLA CHIESA SEMPRE PRONTA A PUNTARE IL DITO VERSO TUTTO E TUTTI, A SENTENZIARE CONTRO GAY E COPPIE DI FATTO, AD IMPEDIRE NEL TERZO MONDO L'USO DEL CONTRACCETTIVO, A SCHIERARSI CONTRO L'IMMORALITA' DELL'ABORTO... EBBENE, IL NOSTRO BENEAMATO PAPA COSA STA FACENDO CONTRO LA NOSTRA CASALINGA IMMORALITA'? STA ZITTO? EPPURE QUESTE COSE ACCADONO NELLA SUA TERRA, PROPRIO NELLA CAPITALE, SEDE DEL SUO POTERE "SPIRITUALE". PERCHE' NON CONDANNA UN COMPORTAMENTO CHE PROBABILMENTE ANCHE IL PIU' SUDICIO DEGLI INFAMI RICONOSCEREBBE COME ABIETTO?
QUESTO SILENZIO E' A DIR POCO SOSPETTO E MI FA SCHIFO.
CHE CIASCUNO MEDITI PER PROPRIO CONTO.

Francesca

Mattina



Comincia una nuova giornata. Ed io dovrei attendere alle mie faccende private: studiare (in primo luogo), fare tremila commissioni e smetterla una volta per tutte di sentirmi in colpa. Invece sono inchiodata davanti al pc a leggere notizie sul nostro presidente. E per la prima volta dopo svariati anni ho paura. Ho paura che tutto possa risolversi in una bolla di fumo, che per l'ennesima volta poteri occulti di cui così poco sappiamo abbiano la meglio sulla verità e sulla giustizia e che tutto venga insabbiato "per amor di patria".
Mi auguro davvero che questi siano timori infondati partoriti dalla mente di un'italiana un po' nevrotica.
E spero - domani o fra una settimana - di poter ridere di me stessa e della mia insicurezza.
Lo auguro davvero di cuore a ciò che resta della nostra residua democrazia.
Francesca

martedì 2 novembre 2010

Le mille e una morte...... opppsss....notte!


Siamo veramente al capitolo finale:
http://www.repubblica.it/politica/2010/11/01/news/ruby_stampa_estera_emmott-8637163/

http://informarexresistere.fr/dopo-le-balle-di-berlusconi-tensione-con-legitto-arriva-denuncia-per-il-premier

Vi rendete conto che la Repubblica on line relega il caso ad un misero quadratino sulla propria home page?
In più mettono l'argomento sportivo del momento (la lite Cassano-Garrone) accanto per sviare l'attenzione.
Ma vi sembra stampa libera questa? Non ci credete? Verificate voi stessi: http://www.repubblica.it/
Per fortuna esiste chi ancora ha il coraggio di dire la verità: http://www.ilfattoquotidiano.it/
Questo invece il testo steso dalla questura di Milano in cui Ruby è indicata come nipote di Mubarak:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/ecco-il-testo-della-relazione-della-polizia-che-prova-linganno-del-premier/74603/


Avete guardato bene la foto? Scommetto di sì. Questo è quello che esportiamo, queste sono le "donne" che rappresentano un intero paese, la classe dirigente, le madri le mogli e le lavoratrici, le artiste di questo marcio stivale.  Questo è ciò che volete lasciare in eredità ai vostri figli? Questo è quello che volete che essi si ritrovino quando saranno cresciuti, uno stato di mignotte e papponi, di pederasti, sfruttatori e mafiosi?
Sapete cosa pensano all'estero di noi?

"Italy doesn't belong anymore to the civilized part of this world. With a jolly joker called Berlusconi heading a government of harlequins busy to keep the one who gave them richness out of jail, the country is the Wild West of Europe. Mafia and a mafia government is destroying the country. Bungabunga means for ever Italy like spaghetti does. This is the only achievement of Berlusconi during his political carrier. Even Pinocchio can do better."

E ancora:
"Berlusconi is only a symptom of the Italian disease: corruption is so widespread, that Italians tolerate it and consider it normal. From the moment you assume that all politicians are corrupt, Berlusconi becomes perfectly normal. In fact, he is the best at this game: he is the richest person in the country, thanks to his skills at breaking all rules. He has not become rich by producing world class products, but by cheating his way to the top. He is the most successful at the game, therefore he deserves to rule a country that admires that kind of performance. And, thanks to his control of a sizeable proportion of the Italian media (besides the Italian secret services), those who dare to cross him, become the object of a campaign of fierce attacks, based on dirt dug up by his "investigative journalists". The point here is to discredit opponents but, as a bonus, drag everybody down to his own level, to show that nobody is above reproach, therefore his behaviour is own perfectly normal."

Quelli che ho sopra citato sono alcuni commenti postati sul servizio di "The economist" del 1° novembre intitolato guarda caso "Bungled Bungled":
http://www.economist.com/blogs/newsbook/2010/11/silvio_berlusconis_latest_scandal?fsrc=scn/fb/wl/ar/bungled

Forse è giunta l'ora che ciascuno di noi capisca quanto responsable sia di come vanno le cose da un po' di tempo a questa parte. E ' giunta l'ora che gli artisti parlino, che i giornalisti scrivano, che la gente alzi la testa e si liberi dal giogo da bue mansueto in cui è stato relegato per anni. E' ora che si spengano le tv e si ritorni a parlare con entusiasmo e che ci si confronti, magari si litighi, ma si smetta di vivere nell'indifferenza e nel qualunquismo del "tanto io che posso fare?".
Si può fare molto. Magari già solo leggendo un libro o informandosi. Si può fare molto già solo stando seduti nel proprio salotto discutendo di ciò che accade con il proprio compagno, con un'amica, anche con il postino. La rivoluzione non la fanno le armi ma i pensieri. Le armi arrugginiscono, le idee permangono. 

 
Scusatemi se faccio una parentesi politica, ma credo che sia dovere di ogni cittadino in questo momento prendere parte alle vicende tanto gravi che stanno sconquassando il nostro paese.
Siamo alla fine di un'era?
Attendo il vostro parere.

Francesca

PS: Chi non sapesse mettere a fuoco appieno la parte in inglese mi contatti pure, sarò felice di fornire un'adeguata traduzione.