domenica 26 marzo 2017

E poi sarà come morire



Mi chiedo quanto ancora sopporterò di sopravvivere in questo mondo malato e in completo disfacimento.
Oggi sono uscita in macchina per recuperare mio figlio che faceva una passeggiata coi nonni.
Solo perchè ho osato parcheggiare l'auto con la portiera aperta per 30 secondi mentre legavo il bambino al seggiolino, sono stata aggredita (è la parola più descrittiva) da 4 donne su una Panda: mi hanno letteralmente preso a male parole e insultato perchè non sgomberavo l'area parcheggio (peraltro vuota) in 25 nanosecondi come Vettel.
Avevano i volti rossi, rabbiosi e inferociti come se avessi ammazzato un loro parente.
E quando ho  replicato di stare calme (in fondo è anche domenica) hanno fatto ancora di peggio: urlavano dai finestrini che neanche la posseduta dell'Esorcista....
Ma io mi chiedo: che umanità siamo, oramai?
E che donne siamo, soprattutto?
Le donne sono la peggiore fotografia dei nostri tempi: intolleranti, frustrate, perennemente incazzate, senza più contatto con la propria vera natura, senza più sogni, senza più capacità di perdono, di accoglienza, di pazienza.
Sono dei cani rabbiosi che peregrinano alla ricerca di un osso qualunque da sbranare.
O forse sono io, chissà.
Sono io che attiro il marcio nella mia vita invece della luce.
Invece del bene e del bello.
So solo che sono stanca.
Che ho combattuto troppo a lungo.
E che vorrei solo svegliarmi in un luogo solitario, senza dover parlare con nessuno, senza aver necessità di discutere, di generare incomprensioni, di lottare.
La lotta è sopravvalutata.
E' da bestie, non da esseri umani.
E io - nonostante tutti i miei difetti - mi sono stancata di vivere come una bestia.

Non ho più speranze per questo mondo.
Ne ho avute tante per tanto tempo.
Ma ora non ne ho più.
Siamo destinati all'estinzione.
E la meritiamo.
La meritiamo completamente.
Perchè siamo senza alcuna speranza di salvezza.



Francesca

lunedì 6 marzo 2017

Dal tramonto al tramonto



E siamo ancora qua.
Vivi.
Stanchi, certo.
E con un monte ore di sonno a disposizione a dir poco ridicolo.
Ma resistiamo come possiamo alle intemperie dell'esistere.

Non sono stati mesi facili: per il sonno, per il lavoro, per la creatività.
Ma quando mai lo sono stati?
Se, volgendo lo sguardo all'indietro, fossi costretta a scegliere un singolo termine per descrivere la mia parabola esistenziale, non avrei dubbi su quale usare: fatica.
La fatica di avere una identità, di essere riconosciuta da me stessa, la fatica di confrontarsi con gli altri e scoprirsi sempre e comunque fuori dal coro, la fatica di essere "contro", di essere "altro", la fatica di non avere mai una collocazione spazio-temporale definita per più di qualche mese, la fatica del sentirsi sempre e comunque sola, la fatica di affrontare - pur non volendo - grandi sfide ad ogni passo, la fatica di gestire una interiorità esplosiva, spesso in grado di distruggere qualunque esteriorità, la fatica di adeguarsi ad un mondo quanto mai sconosciuto le cui leggi sfuggono alla personale comprensione e accettazione, la fatica di farsi accettare, di farsi riconoscere e di farsi amare per ciò che si è e non per ciò che "là fuori" viene presunto, la fatica del lasciarsi andare quando il mare in tempesta lo richiede, la fatica dell'accettare le sconfitte (troppe) e ripartire da zero, la fatica di trovare una casa che sia tale come luogo esistenziale e non materico, la fatica di trovare una famiglia al di là di banali e insulse questioni biologiche, la fatica di trovare se stessi, di capire e riconoscere la propria identità al di là del vestito, dell'età, dell'infamante pensiero che ci vuole inchiodati ad un passaporto con foto e anno di nascita.

Io non sono un nome, né una foto.
Né lo è mio figlio, né lo è il mio compagno di vita.
Nessuno lo è.
Nessuno di noi è una cartolina ricordo di un posto dove siamo stati, di una stanza di albergo, di un costume da bagno.
E la fatica nel trasformare le idee in vita mi ricordano questo ad ogni passo.
Che siamo inchiodati ad una materia che non è più tale, che è traslata, trasformata, vivificata ma noi siamo troppo concentrati sul tempo lineare per accorgercene.
E allora diventiamo folli, perchè dentro di noi si crea uno strappo, una voragine tra il Tempo perduto e il Tempo ritrovato. 
E presto noi stessi diventiamo quella voragine, per restare "al passo coi tempi".
Diventiamo il Nulla della Storia Infinita.
E di Nulla ci nutriamo, di Nulla viviamo.
E di Nulla moriamo.

Come si uccide il Nulla?
Esiste una risposta definitiva e priva di retorica a questa domanda?
Sì, ma non è una vera risposta, nè un assioma incontrovertibile.
Il cercare è la risposta, la lampada di Diogene è la risposta, diversa - oh, così diversa! - per ciascuno di noi.
Resistere è la risposta.
Ognuno a proprio modo, finché si può.
Immaginare è la risposta.
Immaginare la Creazione, secondo la propria frequenza, cerebrale e cardiaca.

Non siamo atomi, non siamo passaporti.
Siamo frequenze.
E ci "accordiamo" così poco al Nulla così come il Nulla si "accorda" poco a qualunque risonanza.
Quindi il nostro compito non è trovare uno scopo e perseguirlo.
Ma è risuonare.
E trasmettere la nostra risonanza, unica e speciale, così che altri possano risuonare attraverso di noi.

Questo è il Risveglio.
Essere una campana è il Risveglio.

E mi dispiace molto per me stessa e tutti, ma è davvero difficile "fare la campana".

La vostra (ammaccata e sonnolenta) Dea dell'Ovest



mercoledì 31 agosto 2016

Centrifuga cosmica



Oggi in meditazione mi è arrivato questo messaggio dai parenti "del piano di sopra":

"Vivere nella vacuità è come essere coscienti di vivere in una lavatrice.
La lavatrice è vuota ma si riempie di volta in volta di panni sporchi.
E gira, gira, gira per lavare questi panni.

Gli esseri umani si incarnano, finiscono nella lavatrice insieme a molti loro simili e girano, girano, girano per lavarsi. Per rimuovere tutte le tracce del passato e tornare puliti, tornare all’essenza primaria dell’essere. Si scontrano l’uno con l’altro e si puliscono sfregandosi a vicenda. Una volta puliti saranno tolti dalla lavatrice perché il rimanervi non sarà più necessario. 
Che bisogno c’è di lavare un vestito pulito?"


Insomma... per dirla in parole povere...
Illuminarsi è...
Non aver più bisogno del detersivo liquido!

;0)
Buon lavaggio karmico dalla Dea dell'Ovest


Pandorum





Non esiste l’essere umano perfetto.
Intendo “perfetto” per i cliché della società moderna.
Un uomo o una donna “perfetti” non possono esistere per una ragione evolutiva specifica: basterebbero a se stessi.
Non necessiterebbero di interazione. 
Sarebbero dei microcosmi perfettamente funzionanti.

Per ironia della sorte, questo assioma è massimamente autentico per quanto concerne la natura spirituale di ognuno di noi.
Ma per quello che riguarda la materialità è quanto mai falso e fuorviante.
Riflettiamoci.
Non potrà mai esistere una donna magra che cucina come Julia Child, che alleva 2 figli con amore e dedizione, che tiene in ordine la casa, che ha una carriera professionale vincente, che fa fitness e sfoggia un bikini invidiabile, che legge quotidianamente libri di ogni tipo e vanta una capacità di conversazione degna di un premio Nobel per la letteratura, che trova il tempo di andare a pranzo fuori con le amiche, che ha preso parte pur fugacemente ad un reality show in TV, che prepara cene di rappresentanza per il marito, che partecipa a eventi di beneficenza per la lotta sul cancro, che stira cantando come Cindarella, che ha una vita sessuale degna di essere raccontata in qualche libro erotico, che parla 5 lingue, che usa il PC meglio di Steve Jobs, che fa shopping ed è stilosa almeno quanto una modella di Mark Jacobs, che gioca a nascondino con il figlio del vicino di casa per essere più simpatica, che guadagna come l'AD di una multinazionale, che butta la spazzatura danzando verso il cassonetto, che guida come Senna, che pratica meditazione come uno yogi, che tiene conferenze su come conciliare famiglia e carriera e che – en fin – cattura Pokemon con successo di pubblico e critica. 

Mi spiace deludere le aspettative del mondo là fuori.
Una donna così – né un uomo suo pari – potranno mai esistere.
E per una semplice ragione: sarebbero inutili. E noiosi.

La grandiosità di questa vita è il non bastare a se stessi per le questioni pratiche e bastare pienamente a se stessi per quel che concerne il lato interiore.
Eppure il paradigma esistenziale si è invertito.
Le persone pensano di essere vuote dentro e lottano per essere colme di “talenti” fuori - sempre che andare in palestra e avere addominali scolpiti possa essere considerato un talento.
Ironicamente, la questione si palesa esattamente all’opposto.
Siamo finiti dentro lo specchio e non ci accorgiamo che ne siamo prigionieri.
L’immagine che proietta la nostra Ombra non siamo noi, ma l’ideale platonico alla rovescia.
Abbiamo tutti percorso la famosa tana del Bianconiglio per ritrovarci in Cina a testa in giù.
Con la nausea e il mal di testa.

Ma niente panico…  Si torna indietro.
Magari non da dove si è usciti (che sarebbe spreco di esperienza).
Ma si torna.

L’Illuminazione non è altro che rimembrarsi del proprio stato originario.
Non c’è nulla da scoprire. 
Basta solo ricordare.


Buon viaggio a tutti.
La Dea dell'Ovest

domenica 7 agosto 2016

Corteo lunare



Noi non abbiamo nome.
Non abbiamo una vera identità.
Non abbiamo una forma plasmata secondo la visione del passato.
Noi fluttuiamo.
Attraverso l'Energia danziamo come efebi principeschi
irrorando la strada di suoni oltremondani.
Noi siamo Aria. E Fuoco. E Acqua. E Terra.
Noi siamo il Tutto. E il Tutto è in noi. 

Noi siamo padri e madri di un'Era nuova,
senza confini, senza etichette, senza forme rigide di magma espanso.
Dove termina il Sole e inizia il Vento,
lì noi abitiamo.
In un confine strettissimo tra mondi invisibili.
Perchè l'invisibile è ciò che ci appartiene per nascita.

Noi non abbiamo nulla.
Ma siamo Tutto.

E questo è ciò che rimane a perpetua memoria 
del sentiero tra l'Alfa e l'Omega, del Canto degli Dei,
del sussurrare all'orecchio di millenari antenati
che da sempre guidano i nostri passi verso la Resurrezione.

Perchè risorgere non è dato dal morire,
ma dal nascere nuovamente.
Dal nascere a se stessi, 
come Anime libere di Essere.

Di Essere solamente.

La Dea dell'Ovest

domenica 15 maggio 2016

In difesa della Vita





"I figli sono delle madri"
Giovanni



Essere madre significa fondamentalmente informarsi.
Informarsi per vincere i dubbi.
Informarsi per fare del proprio meglio. 
E infine informarsi per sopravvivere.
Internet è sicuramente un luogo vasto dove cercare informazioni.
E il più delle volte che navigo alla ricerca di ciò che mi preme, mi imbatto in forum astrusi in cui madri ancor più astruse scrivono lettere disperate che in tutta onestà suscitano la mia ilarità.
La maggior parte di queste accorate richieste di aiuto riguardano il sonno dei bambini.
Alcune madri per esempio lamentano che i figli dopo i primi 3 mesi di vita in cui dormivano dalle 22 alle 7 del mattino improvvisamente intorno al quinto mese "smettono di dormire" e si svegliano alle 4 di notte(!!!).
Altre invece si lagnano del fatto che i figli alle 7 di sera piangono un po' per le coliche mentre prima dormivano anche di giorno costantemente.
Altre ancora rischiano di cadere in una depressione post partum perchè il bebè appena messo nella sua culletta inizia a piangere disperatamente e si rivolgono al pediatra perchè consigli loro qualche rimedio miracolistico da somministrare al pargolo di turno per insegnargli a "fare il bravo".
Vorrei che queste madri leggessero quanto ho da raccontare, almeno per consolarsi o - per lo più - per sentirsi fortunate. Perchè di ciò si tratta.

Mio figlio per i primi 3 mesi e mezzo della sua vita ha dormito una media di circa 5 ore al giorno.
E noi con lui.
Sì, avete letto bene: 5 ore nell'arco delle 24.
Per il resto del tempo piangeva. O si lamentava. O rideva.
Vie di mezzo nessuna.
Tutto ciò nonostante lo tenessimo costantemente in braccio e lo consolassimo in tutti i modi che conoscevamo.
Si pensava fossero coliche (che - se avete letto il fantastico libro di Gonzales "Un dono per tutta la vita" - ora sapete non esistere, se non in casi davvero isolati).
Io e il padre abbiamo passato giornate e serate intere a confortarlo, dondolandolo quando appoggiato al braccio destro, quando appoggiato al braccio sinistro, o facendogli fare lunghe passeggiate all'interno della fascia elastica a contatto col corpo. 
Tutto questo senza raggiungere alcun risultato.
Dopo giornate siffatte iniziavano le notti.
E lì veniva il bello.
Io mi alzavo una media di 3/4 volte per notte.
Per cambiargli il pannolino, per cercare di calmarlo, perchè non ne potevo più di stare a letto senza riuscire a chiudere occhio o perchè il mal di schiena mi totorturava ferocemente.
In tutto ciò va considerato anche che io non ho ricevuto l'aiuto di nessuno, a parte del mio compagno.
Abito lontana dalla mia famiglia e quindi ho gestito casa, bambino e adattamento psicologico completamente da sola.
C'è da notare poi che il pargolo ha cominciato presto a dormire con noi: era impensabile per me consolare mio figlio per tutta la notte alzandomi ogni ora per allattare (oltre le alzate di cui ho già accennato). 
Non sarei sopravvissuta ad una stanchezza simile neanche per una settimana.
Ovviamente queste scelte sono state operate lottando contro le comuni tendenze dell'accudimento, che si materializzavano nei consigli dei più che suggerivano di volta in volta la "ricetta vincente" per accudire il pargolo.
Quando mi apprestavo a prenderlo in braccio mentre piangeva mi appariva in forma di fumo come in una visione il volto del pediatra, o della suocera o della conoscente che - con piglio severo - mi redarguiva violentemente:



PAPE SATAN! SATAN ALEPPE!
DEPONI IL PARGOLO IMMANTINENTE!
Non sai tu forse che se lo prendi in braccio
non lo toglierà più il bel viziaccio?
E cosa pensi di fare, di dargli la tetta?
Vedrai come cresce se non mi dai retta!
Un avido mostro alleverai tra le mura 
e la casa sarà presto la tua sepoltura.
Lascialo piangere, vedrai che polmoni!
Giù nel lettino come i bimbi buoni.
Per consolazione un succhietto ben presto
dovrai lesta comprare domani, del resto
non c'è nessun male in un ciuccio tornito,
è pur sempre meglio di un capezzolo intriso
di latte e d'amore, di tua frustrazione:
la vita continua, su presto, AZIONE!
Posa quel cucciolo, metti le zeppe,
PAPE SATAN! SATAN ALEPPE!


Tutto questo è durato fino a marzo.
Intorno al 4° mese sembrava che le cose andassero meglio.
Ha cominciato a dormire la notte svegliandosi solo 3/4 volte per la poppata.
Ha iniziato a fare pisoli diurni (che a me son sembrati un vero miracolo!!!).
Non ha più avuto coliche (solo perchè ho letto il libro di Gonzales consigliatomi dalla mia amica Marcella che colgo l'occasione di ringraziare di cuore).
Insomma... abbiamo cominciato tutti a vivere un pochino meglio.
E' rimasto comunque un bambino ad alto contatto: detesta stare nel passeggino, detesta stare in macchina. 
La mia salvezza è stato acquistare il Buzzidil (http://www.buzzidil.com/) sempre dopo aver ricevuto una veloce consulenza sul portare da Marcella: da quel momento o è in braccio o è nel marsupio ed io posso in tal modo cercare di recuperare la funzionalità dei miei arti superiori.
Sì, perchè oltre all'endemica mancanza di sonno, bisogna considerare che io è dalla nascita del pargolo che dormo o sul fianco destro o sul fianco sinistro.
Avete idea?
L'osteopata è diventato il mio migliore amico.
E anche l'unico momento della settimana in cui posso stare un'ora da sola, sdraiata su un lettino in posizione supina.
E' da pazzi pensare che io debba PAGARE per stare da sola. Ma così è.
Ora... da circa una settimana a questa parte PARE (perchè la certezza in queste cose non te la da nessuno) che il pargolo stia iniziando la fase "Mi scappa il dentino": sbava come un lama, morde qualsiasi cosa gli capiti a tiro e soprattutto rugna, rugna ininterrottamente per tutta la giornata.
C'è da dire che un miglioramento c'è stato. Fino ai 4 mesi urlava, ora mugugna.
In più: ci si avvicina al 6° complemese e lui cosa fa, non pago delle gengive dolenti?
Si fa venire un bello scatto di crescita: quindi le poppate notturne da 3 che erano sono diventate repentinamente 7, 8, non so nemmeno io esattamente.
So solo che la mattina mi sveglio ("mi sveglio" in realtà fa un po' ridere.... come fa a svegliarsi una persona che non ha mai dormito???) con la sensazione che qualcuno durante la notte mi abbia picchiato pesantemente, con cattiveria, senza risparmiare le forze.
Voi direte: ma come si fa a non diventare matti in questo modo?
Non diventi matta solo perchè quando guardi tuo figlio che - a parte piangere o mugugnare - non fa altro che sorridere capisci che qualcosa di buono la stai combinando.
Non sai nemmeno tu come.
E' l'istinto, il nostro essere mammiferi, qualcosa di ancestrale insito nel nostro cervello primordiale.
O sono gli ormoni.
Che poi è la stessa cosa.

Mio figlio ride sempre. Sorride sempre.
Anche mentre dorme. Probabilmente perchè sogna la tetta.

Ora, ciò detto, vorrei tornare alle madri "disperate" perchè il figlio si sveglia alle 5 del mattino e - come ho letto DAVVERO - vorrebbero tanto dargli un farmaco per farlo dormire.
I figli non sono bambolotti.
Questo è un concetto che la maggior parte di noi IGNORA.
Ignora perchè il sistema intorno ci fa credere che un bambino dovrebbe nell'ordine:

-   dormire a lungo quanto un adulto;
-  dormire DA SOLO come un adulto (che poi un adulto non dorme da solo se è sposato o affini...);
-   non disturbare troppo e se lo fa, lo deve fare ad orari precisi;
-   piangere il meno possibile e SEMPRE per cause accertate;
-   dare il meno fastidio possibile (come se si divertissero o provasse un piacere sadico nel piangere);
-   dimostrare in sostanza un'autonomia degna di un quarantenne.

Ora mi dico: ma queste baggianate chi le ha inventate?
In quale mondo distorto, malato, privo di buonsenso ormai viviamo?
Chi ci ha insegnato in malafede a considerare i nostri figli BUONI o CATTIVI a seconda del fatto che dormano o meno, che piangano o meno, che stiano da soli o meno?

Pensate per un attimo ad un cucciolo di cane.
Quando nasce un cucciolo di cane, vi sognereste mai di allontanarlo dalla madre durante la notte perchè deve imparare a "dormire da solo" ? Lo obblighereste mai a poppare il latte ad orari precisi? Lo portereste immediatamente dal veterinario per farlo "sedare" se dovesse uggiolare se lasciato solo o se dovesse fare la pipì in casa?
No. Ovviamente. 
Perchè per quanto riguarda un animale a nessuno verrebbe mai in mente di FORZARE LA NATURA.
Sarebbe un concetto folle, un concetto da malati mentali.
Già.
Però questo concetto lo applichiamo PERFETTAMENTE nei confronti dei nostri figli, che sono mammiferi esattamente come i cani.
Ossia.... hanno bisogno della mamma!
Hanno bisogno di contatto, di calore, hanno bisogno di sentirsi accuditi e accolti e abbracciati, hanno bisogno di sentirsi amati. 
Insegnargli a dormire da soli a 2 mesi non è un atto d'amore. E' una barbarie.
E pazienza se alcuni ormai nascono quasi "rassegnati" a sentirsi soli.
E lo fanno per giunta senza protestare.
E' una barbarie in ogni caso.
Dire ad una madre che a 6 mesi deve smettere di allattare è una barbarie: perchè devo costringere mio figlio a separarsi da me per dargli una pappetta frullata?
I denti li ha? No.
Gli uomini primitivi avevano il frullatore?
No.
Allora - se la natura ha ragione - si suppone che il pargolo debba succhiare il latte fino a quando il suo corpo non sarà in grado di fare altrimenti. 
E anche in seguito quando dovrà bere del latte, sarà meglio che usi quello artificiale pieno di chi sa cosa o che continui a bere quello materno che - scusate se è poco - è pure gratis???
Allo stesso modo andrà a dormire da solo quando la notte non gli farà più paura e porterà DENTRO di sè l'abbraccio della propria madre.

I bambini di oggi sono gli adulti di domani.
Un bambino lasciato crescere nell'isolamento, nella paura, nella solitudine, che adulto sarà?
Provate a domandarvelo.
Se - da adulti - mentre state piangendo perchè siete tristi o state male nessuna delle persone presenti in casa venisse a darvi conforto, voi come vi sentireste? 
Capireste che quelle persone vi stanno spingendo a "cavarvela" da soli o vi sentireste rifiutati, abbandonati e ancora più tristi e ancora più soli e disperati di prima?
Eppure avete 30 o 40 anni.
Pensate un neonato come si potrebbe sentire in una simile circostanza.

In definitiva.
Mio figlio dormirà nel nostro letto fin quando lo vorrà.
Succhierà il seno fino a quando lo vorrà (come ha scritto una madre, non ho mai visto un ragazzo di 18 anni ancora attaccato al seno).
Piangerà fino a che non vorrà.
Ed io lo consolerò fino a quando ne avrà bisogno.
Solo così saprò che da grande sarà capace di amare e di rispettare se stesso e il prossimo: perchè dentro il suo subconscio, inciso a caratteri cubitali, ci sarà la CERTEZZA di essere stato rispettato, accolto, consolato, amato ogni giorno della sua vita.

Non mi sento "speciale" per questo.
Mi sento normale.
Ma - ahimè! - trovo che il 90% delle madri siano anormali, disfunzionali.
In parte non è colpa loro. In parte sì.
Informarsi è possibile per chiunque.
Non credere ciecamente a ciò che viene detto dal pediatra, dal farmacista o dall'opinionista di turno in tv è possibile.
Quello che fa la differenza è la VOLONTA' di informarsi, di prendersi carico delle proprie scelte, di assumersi responsabilità che per comodità nella nostra società siamo sempre più tentati di demandare ad altri, altri che però non potranno MAI sostituirsi a noi.
Noi siamo i genitori.
Nostra è la responsabilità di crescere figli sani, felici e consapevoli.
Il resto è Matrix.

La Dea dell'Ovest

PS: Di seguito troverete alcuni testi che ho letto in questi mesi e che hanno decisamente rivoluzionato il mio modo di vedere l'essere madre. Li consiglio a tutti coloro (uomini e donne indistintamente) che abbiano a cuore il futuro dell'umanità. Sembra forse esagerato e retorico. Ma non è così. Un bambino E' il futuro. Questa è la chance che abbiamo OGGI per costruire una realtà migliore DOMANI.




mercoledì 9 marzo 2016

Gufi, gufetti e gufoni



Pomeriggio inoltrato a Recco.
Silenzio in casa.
Dalla finestra dello studio da cui scrivo vedo il promontorio di Portofino.
I colori del cielo e del mare sono prossimi al tramonto.
E' la prima "ora d'aria" che mi concedo da tempo: avere un figlio significa questo, fondamentalmente.
Almeno credo. Non sono madre da abbastanza tempo per tirare delle somme.
Non mi dilungherò qui sul significato della maternità: quanto ti sconvolga la vita, quanto ti riempia, quanto ti devasti etc etc etc.
Trovo troppo prezioso il cambiamento che avviene nella vita di una donna quando da singola unità diventa tutrice di una nuova unità per sciuparlo con le solite considerazioni trite e ritrite condite di melensaggini da soap opera di quarta categoria.
Cambiamento non solo prezioso ma rocambolesco e anche spaventevole, talvolta.
Tutto ciò che mi sento in grado di dire è che in tutta onestà non me lo aspettavo.
Non me lo aspettavo così, almeno.
E non mi aspettavo che questo atto di coraggio - che tale nel mio/nostro caso è stato - portasse così tanta fortuna ad entrambi. E così tanto Amore. E così tanto Bene.
Ma forse è così che si devono fare i figli: senza progetto, senza disegni, senza rete di sicurezza.
E devono essere fatti così affinchè il loro precipitare in questo mondo sia scevro di qualunque macchinazione e si conservi puro, innocente, senza passato nè futuro.
Un figlio è l'eterno presente.
Ti constringe a vivere nell'eterno presente.
Non ti dà spazio per altro. Neanche di pensare. Nemmeno di dormire.
Solo di vivere l'eterno presente.
Sempre che non ci si faccia fagocitare dalla società impazzita e si "parcheggi" il neonato con chi la natura NON HA predisposto che stia, asili, nonni, babysitter.
Una nuova vita ci costringe alla semplicità, alla fatica della semplicità, a rivedere le priorità.
Non è per tutti.
Non è per tutti se si vuole davvero averne rispetto.
Se ci si vuole adattare ai suoi ritmi e non pretendere che tale vita si adatti ai nostri.
Questa è follia. E' una follia che rende folli.
I nuovi nati come coloro che li accudiscono.
E' solo questione di tempo.

A noi non so cosa succederà.
Faremo del nostro meglio, credo.
Vivendo giorno per giorno, inchiodati al qui e ora.
Questa è la lezione che mio figlio mi sta insegnando.
La lezione che era tempo che io imparassi.
Non è strano?
Una madre che impara dal proprio figlio.
Se non è questa evoluzione....

Francesca



martedì 8 dicembre 2015

Christmas' Gift



Il 3 dicembre 2015 alle ore 2.18 dopo 26 ore di travaglio è sbucato in questo mondo Alessandro (Pacci) De Masi Giordanino.
Picci e Pocci annunciano il lieto evento con cuore gonfio d'Amore e gratitudine per l'Universo. 

La P. Family ora è al completo!
La Dea dell'Ovest


martedì 1 dicembre 2015

Prima dell'Alba




Farsi fagocitare dalla Matrix è semplice.
In fondo, tutto il mondo in cui vivi non fa che chiedertelo,  continuamente.
Ti chiede di essere "normale", di essere dalla "sua parte", perché da quella sponda del fiume il panorama è migliore, più sereno, con ostacoli tutto sommato superabili.
E poi - soprattutto - ti rimane la consolazione immane del poter dire: "Se lo fanno tutti....".
Deresponsabilizzazione.
Ecco cosa è la Matrix.
Utilizzare il cervello globale per evitare di usare il proprio.
Il che è molto più faticoso.
Nonché pericoloso. E dagli incerti esiti.

Capita di cedere alle lusinghe della Matrix.
Non ci si deve colpevolizzare per questo.
La Matrix sa essere accogliente, premurosa, trasmettere quel senso di calore che raramente chi ne vive all'esterno prova con facilità.
E soprattutto ti culla nelle sue certezze marmoree,  nei suoi slogan, nelle sue feste globali di cui alla fine della fiera è consolatorio sentirsi parte.

Eppure... (perché un "eppure" in questa favola esiste)...
Eppure c'è una cosa fondamentale che la Matrix nonostante tutti i suoi effetti speciali non è in grado di elargire ai suoi affezionati usufruitori : la gioia.
La gola di essere.
La gioia di vivere.
La gioia di percepirti umano.
La gioia del qui e ora.
La gioia che diventa vera e propria esultazione dello spirito, quando questo viene percepito come parte integrante della propria vita, del proprio destino, della propria "missione".

A tutti i gladiatori è capitato prima o dopo di invidiare il principe romano per cui andavano a morire.
Non è debolezza né vigliaccheria.
Semmai è capacità di mettere in discussione il proprio punto di vista.
Di cedere alla lusinga per vedere se la propria convinzione sia ben sorretta da prove o sia solo una masturbazione cerebrale dovuta alla solitudine,  alla fatica di vivere, all'orgoglio di sentirsi sempre e comunque "contro".

E come il gladiatore temporaneamente abbandonatosi alla matrona per un attimo di piacere si riprende la propria dignità e autonomia sputando sulla sabbia dell'arena, così il momentaneamente soggiogato dalle delizie della Matrix si riscuote dal suo torpore sbattendo forte i piedi in terra e facendo scivolare via dai vestiti e dalla pelle quel sottile strato di polvere ambrata che tanto lo rendeva simile agli altri schiavi.
E - per assurdo - anche agli altri aguzzini.

Essere fuori dalla Matrix non vuol dire essere "contro".
Significa essere fuori controllo.
Significa essere liberi.
E significa - di conseguenza - essere felici.
Perché solo un uomo davvero libero di essere se stesso può essere autenticamente, spiritualmente e animicamente felice.

Tutto il resto è illusione.
Tutto il resto è Matrix.

La Dea dell'Ovest  (quasi partoriente).



martedì 13 ottobre 2015

Dedicato al mio Amore




A quali abissi conduce la mediocrità umana?
E a quali vette invece l'umiltà e la semplicità?
Una volta ho sentito un detto: "Meno c'è l'uomo, più c'è il vestito".
Credo che questo si adatti perfettamente all'intero nostro universo.
Fatta eccezione per quelle persone che da questo paradigma si discostano per volontà, passione e convinzione.

Abbiamo una casa da dipingere, ammobiliare e in cui traslocare.
Ma la buona notizia resta: abbiamo una casa.
Di fronte al mare.
Dalle cui finestre si sente il rumore delle onde e il fischio del vaporetto quando attracca al molo.
Vale la pena sentirsi stanchi per lavorare al proprio nido.
Anche alla 35° settimana di gravidanza.
Anche dopo mesi (se non anni) di fatiche, di affanni e di dolori che pesano sulla propria forma fisica.

Cosa resta - dopotutto - di tanti ricordi negativi?
La luce che da essi è derivata.
Perchè noi siamo animali sopravviventi.
Non siamo votati all'autodistruzione. 
E facciamo - consciamente o inconsciamente - scelte drastiche in nome di quella sopravvivenza. 
Eliminiamo fatti, persone, eventi, luoghi dalla nostra memoria pur di sopravvivere.
E ci riusciamo. Dimentichiamo e sopravviviamo.
E ricostruiamo.

Eterni Architetti del nostro fluido divenire.

La Dea dell'Ovest


Questa è la ninna nanna che abbiamo scelto per nostro/a figlio/a.
Spero dia conforto anche a voi.




DORMI BENE PACCI E FAI SOGNI PROFUMATI!