mercoledì 15 dicembre 2010

Il ritorno dei morti viventi


Dovrei buttare là delle riflessioni a proposito del B-day. Ma non lo farò.
Permango delle mie convinzioni.
Berlusconi è un cadavere che cammina circondato da una équipe che cerca di tenerlo in vita il più a lungo possibile per arraffare quanto rimane dal fondo della borsa.
Ma prima o poi qualcuno si accorgerà che il cuore non gli batte in petto e si sbarazzerà di lui in due secondi per darsi alla pazza gioia, stile "Weekend con il morto", ricordate? 
Il problema vero non è più lui ma l'accozzaglia di persone che lui ha nutrito del suo stesso sangue, figli putativi che ci metteranno un attimo a trasformarsi in Edipo e far fuori l'oligarca ormai impotente. Ciò che resterà - ahimè - sarà il malcostume generato da anni di mal governo e mala società, un'eredità politica che si chiama Carfagna, Cicchitto, Tremonti, Gelmini, un'eredità che - cieca di fronte a qualsiasi responsabilità e pericolo - continuerà a perpetrare i crimini con cui è stata cresciuta, corrompendo, eludendo, rubando, facendo dell'imbroglio la propria bandiera privata e della propaganda quella pubblica.
Ma c'è una grossa differenza tra il nostro Laio e i suoi Edipi. Laio-B. è cresciuto - economicamente e politicamente - negli anni '80 e '90, anni in cui il mondo e la società ancora permettevano la ruberia perchè la cassaforte "Italia" era prodiga di doni e poteva sostenere mani oneste e non.
Le cose ora stanno assai diversamente. Il barile è vuoto e il popolo ha fame.
Come lo spiegherà Maria Stella agli studenti inferociti che invece delle lezioni di storia dell'arte avranno un sarto che gli spiegherà come cucirsi gli abiti, dato che ormai non ci sono più i soldi per comprarseli?
E Tremonti come risponderà ad un operaio di 50 anni con moglie e 3 figli a carico appena licenziato che grida "Abbiamo fame! Non c'è nemmeno più il pane"? Gli dirà "Dategli le brioches", parafrasando una donna vissuta assai prima di lui e che forse - nonostante la giovane età - di politica ne sapeva più di lui?
Facesse attenzione Tremonti - però - a non fare la stessa fine della cara Maria Antonietta o si ritroverà un giorno o l'altro a non aver più bisogno di occhiali!
Lo scherzo è metafora della mia preoccupazione.
Ho come la sensazione in questi giorni di essere seduta su di un barile di polvere da sparo. La miccia è accesa e cammina lesta, solo che io non sono in grado di vederla, è nascosta ai miei occhi, e non so indovinare quanto ancora le resti prima di giungere a destinazione.
L'Italia è così. Sull'orlo di un cambiamento abissale, uno di quelli di cui parleranno i libri di storia futuri (se ancora esisteranno!), un cambiamento in cui ognuno sarà coinvolto e non potrà fare finta di continuare a vivere la propria vita indifferente. Dovremo farci i conti tutti, nostro malgrado.
E sono certa che - alla lunga - questo sarà un bene.
Ma alla lunga, mi preme sottolineare.
Non voglio certo fare la Cassandra della situazione, anche se in realtà la poverina tanto invisa al prossimo aveva sempre ragione, e questo vorrà pur dire qualcosa!
Ma non posso tacere le sensazioni che mi pervadono come un'onda da qualche tempo e diventano sempre più grandi, ogni giorno che passa.
Non ho certo la capacità di profetizzare cosa accadrà e nemmeno mi interessa. Di certo so che siamo ad una svolta che cambierà la vita di ciascuno di noi, per sempre.
Io sono qui, serena, in attesa.
Nel frattempo faccio scorta d'acqua e di fagioli in scatola!!!!!!!
Eheheheheheheheheheheheh....................................................
Un abbraccio a tutti i sopravviventi

Francesca

lunedì 13 dicembre 2010

IL RE E' MORTO

 


Sapete bene come non sia mia abitudine fare "copia-incolla" di altri articoli comparsi sul web.
In questo caso - come in pochi altri, e sempre per la medesima ragione guarda caso - farò un'eccezione.
Ne vale la pena.
Divulgare le notizie è compito di una società libera ed informata sui fatti.
Un ringraziamento particolare a Pietro Salvato, autore dell'articolo pubblicato su www.giornalettismo.com
Buona lettura.

Il Pdl in piazza per Silvio ma è flop, e lui da’ forfait

Un po’ in tutta Italia, Gazebo in sostegno per il premier, ma poca gente è apparsa interessata. Intanto, i fedelissimi di Berlusconi continuano a dirsi certi della fiducia alla Camera martedì


Berlusconi malato Il Pdl in piazza per Silvio ma è flop, e lui da forfaitUn tempo venivano annunciate manifestazioni oceaniche, anche quando non lo erano. Le telecamere dei “fidi” tg e i taccuini di molti giornali parlavano sempre di gran ressa. Oggi, vuoi perché l’appeal del premier, come dimostrano tutti i sondaggi, è caduto a picco, vuoi per lo shopping in previsione dell’imminente Natale, i “Gazebo per Silvio” sono andati pressoché deserti. Pochi, i soliti aficionados, a sostare davanti agli stand. Intanto, proseguono le ultime “trattative” per la campagna acquisti del voto dei parlamentari ancora incerti sul da farsi. Martedì si annuncia una giornata campale.





la russa gasparri Il Pdl in piazza per Silvio ma è flop, e lui da forfait

UNA MILANO DISTRATTA – Pochi, molto pochi, rispetto pure alle previsioni degli stessi organizzatori, gli italiani disposti ad accorrere ai Gazebo allestiti in molte piazze italiane, in sostegno del premier e dell’operato del “Governo del fare”. Nella centralissima Piazza Duomo a Milano si sono contati non più di un centinaio di fedelissimi. Niente a che vedere con la folla accorsa per analoghe altre manifestazioni. Un po’ in tutta Italia si segnalano flop dell’iniziativa, questo proprio alla vigilia della fiducia prevista in Parlamento martedì prossimo. Eppure, i “Ras” berlusconiani sono accorsi in massa. A Milano, sotto il palco allestito c’erano: il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla e decine di esponenti del partito, come il sindaco di Milano Letizia Moratti, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi e i sottosegretari Laura Ravetto e Daniela Santanche’. Insomma, tutto il “politburo” pidiellino era mobilitato. Molto meno i fan del premier. Un centinaio, non di più. Durante l’intervento del ministro La Russa si e’ creato subbuglio tra il pubblico del Pdl per la presenza di un presunto provocatore. Per disturbare, visto l’eseguo numero di aficionados, oggi evidentemente ne basta solo uno. Il che la dice lunga sul morale delle truppe cammellate berlusconiane. Secondo le agenzie non c’è stato “Nessun grido di contestazione, ma qualche comportamento non gradito da partecipanti all’iniziativa ha fatto scattare l’ intervento delle forze dell’ordine per allontanare l’ indesiderato. E’ stato lo stesso La Russa, interrompendo il suo discorso, a rivolgersi al presunto provocatore con epiteti non gentili. ‘L’Italia e’ sempre gravida – ha detto – di un cretino in ogni sua piazza”. A Piazza Duomo, oggi, di sicuro.

an1 Il Pdl in piazza per Silvio ma è flop, e lui da forfaitSILVIO INTANTO DA FORFAIT - Berlusconi, a sua volta, era atteso dalla consueta telefonata domenicale ad una riunione di “seniores” (e questa già è una novità) del Pdl. Una di quelle telefonate in cui solo lui parla, afferma e proclama e tutti gli altri stanno muti e silenti ad ascoltare ed applaudire. Gli organizzatori, che ieri avevano annunciato il collegamento telefonico con il premier, hanno spiegato che Berlusconi non è potuto intervenire perché’ impegnato in una riunione ad Arcore. Sembra per allestire le ultime mosse in vista della fiducia parlamentare di martedì e – secondo alcune voci – nell’opera di convincimento degli incerti, specie nel drappello degli ex finiani.  All’incontro, cui non ha partecipato neanche il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che pure aveva fatto annunciare la sua presenza. Evidentemente sarà stata occupata a ricercare il suo “statone” per rispondere all’invito-sfida lanciatole ieri, per l’ennesima volta, dal segretario del Pd Pierluigi Bersani… sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Provincia e coordinatore regionale del Pdl, Guido Podesta’, e il sottosegretario alle Infrastrutture, Mario Mantovani.


larussa Il Pdl in piazza per Silvio ma è flop, e lui da forfait

CHIAMATA ALLE ARMI - Dopo il blitz a sorpresa di ieri a Milano, a quanto pare, Berlusconi trascorrerà il resto della giornata a Villa San Martino ad Arcore, per poi fare ritorno a Roma in serata dove, a Palazzo Grazioli, e’ in programma un incontro con i senatori del partito. Bisogna serrare i ranghi. Come Napoleone a Waterloo, si direbbe. Cosa che, almeno sulle agenzie sta avvenendo, dove è tutto un fiorire di dichiarazioni di stima e fiducia verso il premier, e di convinzione di superare lo scoglio parlamentare della fiducia. Tra i più loquaci, oggi, si segnalano oltre a La Russa, Maurizio Gasparri, Daniele Capezzone, Fabrizio Cicchitto, Daniela Santanché, il ministro Sandro Bondi. Sembra di guardare un presepe, insomma. Tutti a dire che: “Noi siamo qui per andare avanti a cambiare il Paese”. Fino a martedì, forse.

domenica 12 dicembre 2010

Retro style


Dopo aver "restaurato" il design del mio blog a favore spudorato del Natale, ora dovrei tentare di riassestare il mio apparato digerente malandato a causa dei recenti bagordi. Forse se facessi un bagno nell'Alka Selzer sarebbe d'aiuto. 
I torroni e il pandoro mi sono stati fatali dopo la pizza con salsiccia.
E le 20 borse dell'acqua calda che ho continuato a rifarmi dalle 2 del pomeriggio non sono state affatto di aiuto, in effetti.
Stasera per cena tisana, salvia e limone.
Dio, che tristezza!
Ma perchè le cose belle della vita si pagano sempre così care???
Di fronte a tanta amara verità esistenziale mi chiedo come sarebbe mai possibile ripagare un'eventuale vincita al superenalotto, per la legge karmica dell'equilibrio. Costruendo ospedali in Africa, adottando una milionata di bambini delle favelas brasiliane o salvando un'intera generazione di foche monache e tigri della Malesia?    Domanda che - per mia fortuna - non dovrò mai pormi.
Qualcuno obietterà: per fortuna?
Ebbene sì, fortuna. Si è mai sentito parlare nella storia della civiltà moderna di un artista ricco?
Sarebbe mai concepibile un poeta che arrivasse a destinazione salmodiando su una Bugatti?  Credo che potrebbe essere facilmente definito come un paradosso in termini.
E poi, alla fin fine, penso che il denaro sia - soprattutto in questo momento della storia - sopravvalutato assai.
E' ben vero che più di una volta mi è capitato di pronunciare la frase : "si piange meglio a bordo piscina che in un monolocale". Ma le lacrime hanno poi un sapore diverso?
Badiamo bene, non sto facendo l'apologia idiota della povertà. E di certo non cerco di indurre il mio prossimo a scegliere tra "Miseria e nobiltà", parafrasando un meraviglioso commediografo vissuto ben prima di me.
La povertà e la miseria economica inducono la miseria esistenziale dato che l'essere umano non ha in tali condizioni altra priorità che quella della sopravvivenza ed in nome di essa è in grado di commettere atroci delitti, soprattutto nei riguardi della propria umanità e altezza spirituale.
Ciò che mi preme non far passare sotto silenzio qui è la consapevolezza del fatto che i miliardi non hanno mai reso la felicità che si può respirare in un clima di affetti profondi, amore per il proprio lavoro e capacità di esprimersi al di là di qualunque barriera sociale, linguistica e politica.
In sintesi, il denaro non è in grado di comprare la libertà dell'Essere e chi sostiene il contrario lo fa per convenienza. 
Per ciò diffido del "regime" (e perdonatemi, ma non potrei proprio definirlo diversamente) in cui ci siamo ritrovati a crescere negli ultimi 20 anni. Crescere come età, almeno. Non so se siamo riusciti a farlo anche in termini di società civile votata all'uguaglianza dei diritti e delle possibilità, ma ne dubito.
La rincorsa maniacale e spudorata ad una ricchezza tutta esteriore alla fin fine non ci ha reso più completi, nè più felici, neppure laddove essa si sia conclusa con successo.
Pensate ai bambini. Un bambino non si cura se indossa un maglione di Calvin Klein o della nonna, anzi semmai gli sarà più caro quello regalatogli dalle mani laboriose di qualcuno a lui vicino. Un bambino non è più o meno felice se viene accompagnato a scuola con il Porsche Cayenne o la Fiat 600. E non sorriderà di più a Cortina d'Ampezzo che a Pescasseroli durante le vacanze di Natale.
Viceversa, lo vedrete confortato se gli terrete la mano nei giorni in cui è malato e non vuole essere lasciato solo, sarete in grado di vederlo sorridere mentre affonda fino alla vita nella neve fresca e potrete certamente osservare la sua emozione allo scadere della mezzanotte della Vigilia quando finalmente potrà buttarsi a scartare quei pacchi decorati con dedizioni dalle vostre mani premurose. E sarà felice del calore del vostro Amore, un Amore che non ha prezzo sui cataloghi on line e non si trova in vendita sugli scaffali del supermercato.
Qualcuno obietterà che questi bambini non esistono più, che i bambini di oggi pretendono i Gormiti o le Barbie per essere "soddisfatti". Può essere. E può essere solo perchè questi sono figli cresciuti in un'epoca dedita al "nulla" a scapito della sostanza.
Tuttavia esistono altri bambini che sono cresciuti diversamente e che ancora conservano la memoria di ciò che ha davvero valore per la vita e cosa no.
Quei bambini siamo noi, adulti sciocchi a volte e superficiali, aguzzini del prossimo, sempre pronti ad azzannarsi a vicenda per un parcheggio più vicino, uno stipendio di 10 euro più alto e il proprio nome in prima serata in qualche reality tv.
Tuttavia anche quegli uomini e quelle donne un giorno di tanti anni fa hanno aspettato Babbo Natale, forse senza dormire, si sono augurati gioie semplici che durano nel tempo e hanno sperato nel domani con una fiducia che solo l'infanzia sa rendere nella giusta Luce.
Quei bambini sono cresciuti ma non sono morti. Sono lì che dormono, da qualche parte, in attesa.
In attesa forse di una mano tesa, di un sorriso fragile o di un fiocco di neve da ingoiare con la bocca spalancata.
E quindi per celebrare questo prodigio immenso che è l'infanzia perenne protetta dentro di noi vi lascio con una frase a me cara de "Il piccolo principe", nella speranza che vi tenga caldo durante le notti in cui voi, uomini e donne di ogni età, potreste sentirvi soli e impauriti:

"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano."

Grazie Antoine.
Le grandi verità hanno sempre bisogno di poche parole.
Buon Natale.

Francesca


sabato 11 dicembre 2010

Chi la fa, l'aspetti.



Dopo due giorni di lotta impari con la tecnologia sono tornata.
Stanca e felice dopo essermi letteralmente "svuotata" a favore del pubblico.
Sarà per questo che scrivere all'alba di un concerto mi sembra sempre tanto difficile.
E' come se ogni volta dovessi in qualche modo riappropriarmi della grammatica della vita, delle sue regole quotidiane, del suo folle e inesauribile avvicendarsi. In certi momenti invece ho come la percezione che il mio mondo interiore sia fermo, saturo di tutto ciò che è mio potere prendere ed elargire. Un pedone che gira a vuoto su una scacchiera dopo lo scacco matto.
Ci vuole tempo, per riacchiappare la vita in fuga, ci vuole una "normalità" fatta di infantili giochi e monellerie, di sabati pomeriggi all'Ikea e a rimpinzarsi di Ricciarelli ricoperti di cioccolato fondente, in barba alle allergie e al mal di testa inevitabilmente conseguente. Ci vogliono cornici di legno ricoperte di improbabili colori acrilici e vernici di finitura, e anche portacandele fatti con la pasta sintentica, modellata con le mani, come quando si era bambini e tutto era "proibito".
Da adulti ci si gode molto meglio l'infanzia, in verità. Qualcuno ci ha fatto caso? 
Almeno, per me funziona così.
Chi potrà infatti impedirmi domani di passare l'intero pomeriggio davanti a "Mamma, ho perso l'aereo", o a fare biscottini allo zenzero? Chi mai potrà alzare la voce o tacere con rimprovero se sporcherò casa per addobbare il mio finto abete come l'albero della cuccagna, scartando uno Zanzibar alla nocciola ogni due campanelle appese? Chi ancora avrà l'autorità di farmi sentire piccola, estranea e fuor di posto mentre darò luce a mille fili che si sparpaglieranno intorno a rami posticci carichi di ogni ben di Dio?
La risposta è : nessuno. Non mi sentirò in colpa domani della gioia, nè del pane, nè dell'aver studiato un'ora soltanto per dare alla vita lo spazio che merita per essere vissuta. E mi saprò anche godere sfrontatamente il ricordo dell'appena passato concerto, il senso profondo avvertito in ogni singola nota, quella vertigine che l'indomani è causa di inevitabile silenzio.
Dopo aver rivoltato la propria anima a favore del prossimo bisogna ritornare alle origini, assaggiare il brodo primordiale dell'esistenza, bere dal biberon del Tempo, scrivere una lettera a Babbo Natale, diplomarsi, fare scelte sbagliate, sbagliate, ancora sbagliate e poi una giusta e finalmente risvegliarsi nel presente.
Ci si ritrova sempre, alla fine.
Ma è una lunga via, quella che dal palco riconduce a casa.

Buonanotte a tutte le renne di Rovaniemi
Francesca

giovedì 9 dicembre 2010

Leggerezza



Quando si avvicina il Natale spunta sempre fuori l'abitudine di ascoltare a ripetizione "Somewhere over the rainbow" nella versione di Keith Jarrett, concerto alla Scala di Milano. Per ore e ore mi lascio trascinare dal suo dolcissimo rollìo e a forza di reiterati ascolti mi son persino divenuti cari i colpi di tosse del pubblico lombardo, gli scricchiolìi e la commossa partecipazione dell'applauso finale, orpelli che per il mio orecchio fanno ormai parte indissolubile del brano, quasi come già accadde in passato con il concerto di Ravel eseguito da Michelangeli con la direzione di Gracis.
La mattinata si dipana quieta.
La stampante getta inchiostro che repentinamente si trasforma in pentagrammi e note.  Oggi, pur sforzandomi, non riuscirei ad essere triste.
Riesco solo a pensare ai piatti da decorare come regalo natalizio, ai portacandela da costruire con la pasta sintetica, ai colori acrilici, alla foglia d'oro.
E' da qualche anno che ho perso l'abitudine di comprare i regali per Natale.
Lo trovo così impersonale, così freddo.
Preferisco quindi partire con un certo anticipo e darmi da fare con il bricolage (e anche la cucina, perchè no?).
Certo, alla fine i prodotti non saranno di una fattura eccellente, ma è quello che importa?
O è più importante che la persona che riceve il dono sappia quanta energia io abbia dedicato per preparare quell'oggetto? Non sono l'amore e il tempo che ciascuno impiega per l'altro ad avere valore?
In una società dedita al superfluo, quale valore più grande della propria manualità e del proprio impegno al servizio dell'altro possono esistere?
Qualcuno mi ha fatto notare che forse i miei sono reminiscenze di lavoretti delle elementari.
Se anche ciò fosse vero, avrebbe poca importanza.
Agli amici a Natale io regalo il Tempo e un pezzetto di me, di ciò che amo fare.
Se a loro interessasse altro probabilmente non sarebbero miei amici.
N'est pas??????

Buona attesa natalizia
Francesca

sabato 4 dicembre 2010

Alla memoria di Donato e del suo libro magico


Caro nonno,
è stato breve il nostro incontro.
Per poco ho goduto della tua benevolenza, del calore dei tuoi abbracci.
Eppure essi sono rimasti tatuati nel mio cuore,
intriso a pieno della pace che mi dava lo stringerti la mano,
bambina.
Ricordo il tuo bastone e i tuoi sforzi per portarmi al mare,
a lanciare sassi all'oscuro e infinito blu,
arrabbiata forse per la solitudine che gravava su di me già allora.
E tu ti facevi piccino, pazientemente seduto sullo scoglio ad aspettare
che io esaurissi l'infantile energia prima di riportarmi a casa.
Anni dopo averti perduto, scovai il tuo libro di poesie e racconti, 
fra cui - più cara di ogni altra - è sempre rimasta "La cavalla storna" di Pascoli.
Forse perchè ero ancora piccola e le rime mi facevano un effetto particolare, chissà.
Caro Donato, saresti felice e fiero di essere mio nonno, ora.
Avrei da raccontarti molte cose e il mio cuore non sarebbe mai sazio di darti quello
che nessun altro ha voluto e che rimane dunque di mia proprietà,
mio malgrado.
Ma chissà, forse queste cose le sapevi già allora,
quando ancora tra noi non v'erano
che il calore delle mani e una canzone prima di dormire.
Dunque sii felice e sorridi dal posto in cui ti trovi
quando dalla spiaggia rivolgerò un pensiero all'infinito mare
che per sempre mi ricorderà il tuo viso e il tuo incolmabile affetto
per me.



LA CAVALLA STORNA 

Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora,
e gli urli negli orecchi aguzzi.
Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie.
Tu che ti senti ai fianchi l'uragano,
tu dài retta alla sua piccola mano.
Tu ch'hai nel cuore la marina brulla,
tu dài retta alla sua voce fanciulla".
La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu l'amavi forte!
Con lui c'eri tu sola e la sua morte.
O nata in selve tra l'ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:
adagio seguitasti la tua via,
perché facesse in pace l'agonia..."
La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
oh! due parole egli dové pur dire!
E tu capisci, ma non sai ridire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l'eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi:
lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole".
Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l'abbracciò su la criniera.
"O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!
A me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona... Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t'insegni, come".
Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.
La paglia non battean con l'unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.
Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome... Sonò alto un nitrito.

Giovanni Pascoli











Prospettive


C.D. Friedrich - "Donna alla finestra"

Stamattina mi sono svegliata pensando alla proprietà.
Cosa esiste dietro al significato di "possedere" qualcosa o qualcuno?
Di certo l'illusione di tenere per sè un altro essere umano è una trasposizione chiara ed efficace delle nostre più profonde insicurezze, un tentativo goffo e confuso di "mettere in cassaforte" l'affetto o la vicinanza di persone che riteniamo importanti per paura che prendano il volo e ci lascino senza neanche occhi per piangere.
Ma non esistono casseforti sufficientemente capienti e solide per quel genere di possesso.
Per questo non credo nel matrimonio, nei "contratti", nelle promesse eterne.
Io non posso sapere come mi sentirò domani, come posso prevedere come mi sentirò fra 20 anni?
L'unica cosa che un essere umano può promettere è che - nonostante la fatica e i sacrifici - non smetterà di lottare, che si impegnerà verso l'altro con tutto se stesso, che non cederà al facile impulso di aprire la porta e scappare via. Ma a parte questo, nessuno può prevedere l'esito di un tale impegno.
Dobbiamo arrenderci all'evidenza che gli affetti sono fragili come vetro e che è necessario trattarli con cura per evitare che si infrangano miseramente. Forse - e dico forse - partendo da questo presupposto si farebbe più attenzione e si eviterebbe di muoversi all'interno dei rapporti umani come elefanti in una cristalleria.
In moltissime occasioni mi sono accorta di essere stata ferita dai miei simili a causa di quella che chiamiamo "disattenzione": ma è poi men grave la disattenzione della scaltra ruberìa?
Nei confronti di un ladro cosciente posso nutrire la speranza ch'egli si ravveda un giorno, se davvero crederà ne valga la pena. Ma nei riguardi di un cleptomane sonnambulo, che speranze si possono avere?
E quanti sonnambuli ho incontrato sulla mia via! Persone talmente intrise di sonno da non rendersi neppure conto se camminavano nella direzione di casa o in quella opposta. E si perdevano dietro a mille giustificazioni solo perchè non potevano fermarsi a chiedere indicazioni ad un passante o consultare una cartina qualunque.
In questo la vita sembra davvero essere un onirico labirinto popolato da folletti spaventati e reticenti.
Non ho idea di dove come e quando io mi sia svegliata.
Forse - in verità - non ho mai saputo dormire.
E questo mi è costato molto in termini di normalità e giudizio.
Tuttavia, ciò che si dà alla Vita prima o poi la Vita lo rende.
Ora posseggo un letto tutto mio che viaggia al di là delle regole dello spazio-tempo comune, conservo la mia cassaforte ben spalancata su di uno sgabello colorato per rammentarmi la preziosa fugacità di ogni singolo attimo intriso d'umanità e ho appeso una cornice vuota alle pareti trasparenti della stanza, per non correre il rischio di intorpidire la mia fantasia e continuare ad immaginare il "Tutto" al di là del nulla apparente.

Buon sabato a tutti, di cuore.
Francesca

venerdì 3 dicembre 2010

Eden di novembre

A. Durer - "Adamo ed Eva"


A tentoni mi barcameno in questo turbinìo atmosferico autunnale, come un gondoliere inesperto tra i canali nebbiosi di Venezia. Sento lo sciabordìo delle acque carezzare l'anima lievemente, senza far troppo rumore o recar danno alcuno. Il tepore di casa consola il corpo intirizzito e un po' dolente a causa della pioggia e del vento. Una coperta di tenero affetto, un afflato di conoscibilità.
Non mi sento straniera, quest'oggi. La mia vita mi appartiene, coincide con ciò che la fantasia disegna indissolubile sul sentiero: tracce di Verità e ironia, di mare abbandonato dall'uomo.
Il sole è sorto a mezzodì, in questo novembre che par uscito dall'estro birichino di Dalì.
Non mi resta che muovermi a piccoli passi, leggera, come un ricordo lieto.
La quiete è un Paradiso di primordiali sapori e noi siamo il frutto proibito che ha conosciuto se stesso mordendo la propria carne, in silenzio.
Francesca

mercoledì 1 dicembre 2010

Ginger e Fred


Innanzi all'avvilimento e alla povertà del genere umano non mi resta che guardare "La rosa purpurea del Cairo" e cantare fra me e me "Cheek to cheek".
Sopravvivere all'orrore del proprio stesso sangue.
Ci vuole coraggio.
E pazienza.
Nonchè una buona dose di fortuna.
Eh sì, mio caro Termosifone, oggi più che mai mi rammento del tuo calore.
Ma oggi, ancor più di ieri, mi ricordo della forza dei sogni e della magia celata in ogni singolo incontro.
L'equilibrio è una virtù del Cosmo.
Ciò che ci viene tolto ieri ci viene ridato domani, decuplicato.

Francesca

Parallelepipedi ostinati



"E' la felicità come un dipinto-
quando la guardi attraverso il dolore -
più bella proprio -
perchè irraggiungibile -

La montagna - a distanza -
è avvolta d'ambra -
se t'avvicini l'ambra si ritrae -
un poco - ed ecco i cieli - "

Emily Dickinson


Giornata di dolcezza folle questa, giornata ricolma di un senso lontano d'appartenenza e vuoto, d'indicibile mestizia e piacere.
Il cielo lontano è di un chiarore opalescente. Abbaglia e inquieta nel suo biancore traslucido, ostia sottile che divide i mortali da Dio.
Il dovere mi strappa all'estasi. Invece vorrei soltanto rimanere in silenzio, immobile, ad osservare quel che resta di questo giorno appena iniziato.
Incantata dal miracolo incosciente della Vita e dai Suoi gesti di velata generosità.

Francesca