domenica 16 gennaio 2011

Scomode Verità



Oggi non mi servono parole.
Userò quelle di Giobbe Covatta.
Spero che lui non se ne avrà a male.
Perchè la "demagogia" è solo un modo per descrivere quella Verità che ormai nessuno vuole più ascoltare.
Buona domenica a tutti.

Francesca

venerdì 14 gennaio 2011

Stelle e precipizi



Stasera nuoto in una crisalide di malinconia.
Il caffè poggiato sul tavolino di vetro, ingombro di libri e ditate.
Una gomma a forma di Ramesse II, acquistata al museo Egizio di Torino l'estate scorsa, trionfa nella dardeggiante immobilità.
E una luce diafana illumina le tende color porpora della camera, mentre dalla stanza accanto giunge la voce sommessa della tv ancora accesa.
Non ho pensieri al momento ma lividi, contusioni cerebrali che si espandono lente, con una nitidezza da radiografia ospedaliera.
La notte sa essere carica di insidie, se non le carezzi l'anima.
Ecco, ora dovrei mettere a tacere il senso di colpa che arriva da chissà dove e chissà perchè, trovare in qualche scatola cinese la forza di vestirmi e partire per qualche destinazione sconosciuta, alla ricerca di volti nuovi eppure noti, di morbidi alisei, di mari selvaggi.
Questo mondo è diventato troppo piccolo per chi volesse ancora godere di quell'arcano senso di attrazione per il mistero così vivo e pulsante nelle vene dei viaggiatori d'un tempo ormai remoto.
Non mi rimane dunque che alzare lo sguardo e puntare alle stelle.
Lì di spazio ce n'è ancora in abbondanza per tutti.

Buonanotte
Francesca

mercoledì 12 gennaio 2011

Dimenticanze


 
Déjeuner du matin

Il a mis le café
Dans la tasse
Il a mis le lait
Dans la tasse de café
Il a mis le sucre
Dans le café au lait
Avec la petite cuiller
Il a tourné
Il a bu le café au lait
Et il a reposé la tasse
Sans me parler
Il a allumé
Une cigarette
Il a fait des ronds
Avec la fumée
Il a mis les cendres
Dans le cendrier
Sans me parler
Sans me regarder
Il s'est levé
Il a mis
Son chapeau sur sa tête
Il a mis son manteau de pluie
Parce qu'il pleuvait
Et il est parti
Sous la pluie
Sans une parole
Sans me regarder
Et moi j'ai pris
Ma tête dans ma main
Et j'ai pleuré

J. Prévert


Stasera languo e le polemiche non fanno più per me.
Mi gusto la malinconia e il suono dolce del silenzio.
In fondo va bene così.
Francesca

sabato 8 gennaio 2011

Impudenze di provincia





Qualche giorno fa postai un articolo dal titolo "Nidi molesti".


Un lettore, probabilmente qualcuno che mi conosce nella realtà, ha scritto il seguente commmento a tale articolo, avvalendosi della facoltà dell'anonimato, per colpire e non essere colpito.


La cosa mi è sembrata interessante e in tema con gli ultimi argomenti trattati.

Così ho deciso di far diventare il suo commento e la mia successiva risposta un post a sè stante.
Buona lettura!


Anonimo ha detto...

 

Cara Francesca,
il rapporto genitori-figli è un grnde mistero soprattutto quando si ha la sorte di essere figli unici. Fa parte del processo di maturazione e del divenire adulti far evolvere questo rapporto e trascenderlo in una relazione equilibrata. Probabilmente questo processo, con dolore e tutto il resto, per te non si è ancora compiuto, leggendo tra le righe la sofferenza che hai vissuto. Ma non è giudicando la parabola esistenziale dei tuoi genitori che sradicherai questo dissidio. Come reazione alle tue parole, corro a ringraziare i miei vecchi, prima di tutto per avermi dato la Vita e di avere avuto il coraggio di difenderla, quando non ero in grado di poterlo fare da solo. Questa è la cosa importante, tutto il resto non è che il transeunte dell'esistenza. Vuoi il plauso della scelta di libertà radicale? Avresti dovuto compierla tanti anni fa e non sulla soglia della trentina, come invece è accaduto. Dal mio punto di vista è troppo semplice rinnegare o giudicare "baggianata" una dimensione, quella famigliare, che invece determina fortemente la propria identità. Come dici tu, ci vuole coraggio. Penso anche che la principale destinataria di questo post sia tu stessa e quello che scrivi ti serva da obiettivo da raggiungere. Buon 2011!
P.S. Mi riservo l'anonimato, perchè la mia identità non ha senso in questo blog, non te la prendere. Immaginami come una specie di mago Merlino....


 
Francesca Giordanino ha detto......



Gentile Anonimo,

avrei una serie di punti da chiarire. Li tratterò in sequenza seguendo la Sua esposizione nel commento di cui sopra.

Punto 1: Lei come fa a sapere che io sono figlia unica.
Punto 2: con quale diritto e soprattutto presunzione Lei pontifica su una materia che non conosce affatto, ossia il mio rapporto con la famiglia.
Punto 3: nel mio post non ho mai giudicato nemmeno una volta la "parabola esistenziale" dei miei genitori. Ho solo esposto le mie scelte, che sono mie, mi appartengono e nelle quali nessuno può avere voce in capitolo, a parte la sottoscritta, men che meno un volto presumibilmente del mio passato che si cela dietro un paravento comodo e costruito ad hoc per parare gli strali di un'eventuale "contromossa".
Punto 4: cosa Le fa pensare che dato che i Suoi genitori hanno difeso la Sua vita, lo stesso sia capitato a me? Mi scusi l'ardire, ma come avvocato Lei sarebbe valso davvero a poco, e avrebbe con ogni probabilità difeso il candidato sbagliato.
Punto 5: io non sono affatto sulla soglia della trentina e soprattutto, nessuno nasce "imparato". La consapevolezza si acquista strada facendo. Mi complimento per la Sua arguzia, perspicacia nonchè straordinaria precocità infantile se per Lei sono valse regole differenti.
Punto 6: chi ha mai detto di avere bisogno del plauso di qualcuno? Io ho semplicemente esposto il mio punto di vista. Può essere condivisibile o meno. Di certo però non può essere messa in discussione la mia scelta basandosi su fatti presunti e - guarda caso - totalmente sbagliati.
Punto 7: la destinataria del blog sono sempre io, oltrechè tutti coloro che hanno piacere (e non) di leggere i miei pensieri che, in quanto persona in evoluzione, sono in costante mutamento.
Punto 8: se la Sua identità non ha senso in questo blog (parole Sue) perchè lo legge? Perchè lo commenta? E in modo tanto superficiale, saccente e irrispettoso, per giunta?
Punto 9: io non La conosco, o meglio, Lei ha deciso preferibile non farsi da me riconoscere. Dunque io, non potendo che reagire alla Sua unilaterale decisione, Le faccio presente che agli sconosciuti sono solita dare del Lei. Con quale arroganza e finta confidenza Lei si permette di darmi del tu con un tono tanto paternalistico?
Punto 10: Mago Merlino aveva il dono segreto della "vista". Lei assomiglia più a Polifemo dopo il ferimento da parte di Ulisse.
Punto 11: Lei può continuare a leggere o meno questo blog, commentando a Suo piacimento. Ma sappia che riterrò personalmente la Sua una scelta vigliacca e incoerente fino a quando non avrà fatto l'estremo onore a noi tutti di svelare la Sua preziosissima identità. Se questo coraggio Le dovesse mancare La pregherei di risparmiare a me e tutti i lettori la Sua pedantesca ed irriguardosa filosofia da edicola.

Distinti saluti
Francesca Giordanino

giovedì 6 gennaio 2011

Miss Mondo




La Befana è arrivata
sulla scopa sciagurata.
Ha portato ai più piccini
tanti bei cioccolatini,
mentre ai grandi sfortunati
i carboni arroventati.
Sei tu buono o cattivello
in un dì tanto monello?
Dallo spirito fatato
non sperar d'esser graziato!
Come il Vate nel Suo mito
io qui annuncio il sacro rito:
"Il Destino è quel che è,
non c'è scampo più per me!!!"

Auguri a tutti.
Francesca


mercoledì 5 gennaio 2011

Inondazioni extrasensoriali



Quando mi capita di essere furibonda come questa sera mi verrebbe voglia di sparare a qualsiasi oggetto e/o persona in movimento. Senza distinzioni di sorta. Senza facili amnistie. Senza ripensamenti.
Mi piacerebbe essere all'interno di un episodio di Capitan Harlock o di Lady Oscar per punire a suon di ferro e fuoco il fraudolento adescatore di anime.
Ahimè! Non sono altro che una puerile e impotente femmina di umano, vittima delle sue fantasticherie e della sua inspiegabile fiducia nella sensibilità del suo prossimo.
Forse dovrei solo gettare la spugna, arrendendomi all'evidenza. Dovrei ammainare la bandiera pirata e riporre il cavallo in scuderia, vestirmi da clown girovago e iniziare a peregrinare scalza per il mondo.
A ben riflettere questa sarebbe una scelta saggia.
Gli afflati del cuore non sono solo e sempre delusi, sono ghigliottinati.
Giovanni avrebbe da ridire in proposito, io lo so.
Tirerebbe orecchie a destra e a manca, urlerebbe che le opportunità non si scialacquano con banali pretesti, che la vita è fragile e per questo ancor più preziosa.
Ma lui è solo un fantasma e i fantasmi hanno voce flebile che solo orecchie ben allenate sanno udire.
Io mi sono allenata talmente a fondo da sentire ormai più le voci provenienti da là che quelle del nostro fugace mondo di spettri.
Sì, perchè i veri spettri siamo noi, sfuggenti, incapaci di saltare in groppa al destino, evanescenti come fuochi fatui e vili come malattie infantili.
Stasera sto coi piedi nella terra e gli occhi puntati sulla porta aperta verso altri mondi.
E in quell'orizzonte riesco a vedere luci e bellezza e pace, vedo il valore delle piccole cose, la gratitudine per un sorriso, la gioia per un singolo pensiero dedicato.
Di qua non vedo che barriere e confini, alti muri di mattoni circondati da filo spinato attraverso cui non può passare alcun calore umano, ma solo le grida impotenti delle vittime quando ormai è troppo tardi anche per invocare aiuto.
Sì, stasera volo sul mondo come uno spiritello buffo, una befana moderna e viaggerò fino all'alba per trovare anche un singolo baluginìo d'argento nello sguardo di un salvato in mezzo alla sterminata marea dei sommersi.

Francesca




Nidi molesti



Spinta da una conversazione con un amico mi sono messa a riflettere sul significato della parola "famiglia", argomento quanto mai scottante in questo clima di feste.
Personalmente il "problema" non mi riguarda. Non ho una famiglia di origine a cui rendere conto delle mie decisioni e delle mie opinioni, non più. La mia famiglia è quella con cui vivo ogni giorno della mia vita, la persona accanto a cui mi sveglio, con cui litigo, con cui costruisco un legame, con cui affronto vittorie e sconfitte.
Il resto sono solo baggianate.
Sono residui di un cordone ombelicale mai reciso, molecole che vagano nel nostro organismo infette, che gettano male radici su qualsiasi rapporto intraprendiamo, facendoci fare tutte le scelte sbagliate possibili: mogli/mariti sbagliati, obiettivi sbagliati, figli sbagliati, opinioni sbagliate.
Siamo una società impaurita che si nasconde nel seno vetusto della madre per ciucciare il latte materno residuo senza avvedersi che le mammelle sono ormai avvizzite e regalano fiele al posto di qualunque consolazione.
Dobbiamo smetterla di delegare, delegare la responsabilità del nostro essere adulti, delegare il modo con cui affrontare i problemi, delegare le scelte, delegare la presa di coscienza.
Certo, diventare adulti e forti costa. E a volte il prezzo da pagare sembra intollerabile. Ma non si può recalcitrare innanzi a se stessi per un'apparente via di comodo che diventa la nostra prigione.
Quando avremo scaricato sui nostri genitori ogni problema e responsabilità, pensiamo forse che la nostra sarà stata una scelta gratuita?
Sarà una decisione che pagheremo, ogni giorno, in silenzio.
La pagheremo in termini di senso di colpa, di senso di dovere, di sottomissione.
Di libertà, insomma.
Non saremo più liberi di essere noi stessi, di accettare quei lati oscuri e preziosi che dovrebbero sbocciare lungo la via e invece rimarrano repressi a causa della pressione a cui vengono sottoposti.
E diventeremo persone diverse da ciò che siamo nell'intimo della nostra "ghianda", citando Hillman, perchè schiacciati dal peso invisibile dell'aspettativa, del ricatto - pur benevolo e inconscio -, della tacita pretesa di un "rimborso spese" per le nostre mancanze a cui altri hanno provveduto.
Forse sarebbe meglio trovarsi soli in una tormenta, spauriti, terrorizzati all'idea di non riuscire a superare la notte e lottare, lottare fino allo stremo per la propria sopravvivenza ignari fino all'ultimo dell'esito della battaglia che pagare un simile prezzo.
Io ho scelto la libertà. Ma non ho merito alcuno in questo perchè, in qualche modo, è lei che ha scelto me. La Vita non mi concesso altra possibilità, in effetti, per come la vedo io. E nella Sua estrema crudezza mi ha permesso di salvarmi, di liberarmi dell'utero molesto da cui tutti proveniamo e proseguire per la mia strada, sola.
Una volta qualcuno mi disse che sarebbe stato meglio che tutti i bambini del mondo fossero nati orfani.
Non condivido certo l'estremismo di tale opinione ma in qualche modo quell'uomo nella sua radicalità di pensiero aveva ragione.
Per scoprire il proprio seme, il germoglio autentico che giace nella nostra terra, giù, in profondità, c'è bisogno di silenzio. E il silenzio è concesso solo in due circostanze: da un Amore grande e consapevole che si fa da parte nel momento opportuno e dalla Solitudine.
Io ho sperimentato la seconda via.
Se qualcuno dovesse essere riuscito a trovare la "ghianda" tramite la prima sia cosciente di essere un individuo molto, molto fortunato.
Francesca



lunedì 3 gennaio 2011

Rottamazioni




Qual'è il limite di tristezza sostenibile che un essere umano è legittimato a provare di fronte ad avvenimenti di poco conto che però in qualche modo colpiscono il suo amor proprio, la stima che ha di se stesso e il riflesso che egli si illude di portare in giro per il mondo?
Oggi mi sento defraudata del mio istinto benevolo nei confronti del mio prossimo.
So che mi passerà presto, ma intanto languo in questo stadio psichedelico a metà tra la sonnolenza depressa e l'esaltazione da mistico abbandono.
Sentirsi rifiutati è una brutta sensazione, in qualsiasi campo e frangente.
Certo, esistono scale di valori che in qualche modo regolano le opportune reazioni ad ogni singolo caso, ma in fine sono poi così attendibili? E noi siamo davvero così capaci di applicarle doviziosamente alla nostra esperienza?
Ne dubito.
Vorrei di tanto in tanto essere una piattaforma che galleggia senza peso sul mare degli eventi, ma tale leggerezza non mi è stata fornita dal destino.
Quindi accuso il colpo e vado avanti.
Ho imparato bene come proseguire sul mio cammino, pur con le ossa rotte.
Solo che non vorrei essere sempre costretta a fare appello alle mie risorse.
Ma che fare? Ciascuno è ciò che è sempre stato.
Quindi oggi ascolterò per l'ennesima volta l'amato Debussy, preparerò una cena per due e taglierò il mio cuore come sono ormai solita fare.
I gatti hanno nove vite, almeno così dicono.
Io credo di avere almeno 120 cuori, parafrasando Wall-E.
Almeno non sto a turbarmi troppo quando se ne inceppa uno!
O trova il modo prima o dopo di far ripartire i suoi pistoni o viene sostituito.
Solo così si spiega come ancora possa battere nel mio petto.
Un grande abbraccio

Francesca

domenica 2 gennaio 2011

Pret-à-porter


Vi capita mai di pensare quanto il prossimo sappia talvolta essere screanzato e invadente?
E quando mi riferisco al prossimo non parlo certo delle persone a noi care, con le quali abbiamo quella confidenza naturale che rende frangibile qualsiasi barriera comportamentale e che rende lecito anche l'illecito; mi riferisco ai cosiddetti "estranei", quei "conoscenti" che armati di non si sa bene quale patente decidono che la buona creanza sia improvvisamente passata di moda, permettendosi di abolire in un microsecondo le distanze e arrogarsi una confidenza che - grazie a Dio - è figlia comunque di un rapporto non dico consolidato ma certamente non superficiale.
In questo sia maledetto Facebook. Sia maledetta la facilità con cui ormai ci si rivolge ad un "altro" senza neppure averne respirato l'odore una singola volta, o averne visto il sorriso alla luce artificiale di un bar davanti ad un boccale di birra. Sia maledetta la superficialità con cui si definisce la parola "amico", con cui si pensa di poter entrare nella vita privata di un altro senza neppure chiedere permesso, banalizzando ogni tentativo di legame.
Non fraintendiamoci. Non sono certo un orso che rifiuta qualsiasi contatto umano.
Chiunque mi conosca davvero ben sa che questa definizione mal si addice alla sottoscritta.
Solo vorrei esprimere la mia intolleranza verso la "pretesa" da parte di uno sconosciuto di essere parte della mia vita, la "pretesa" di estorcere il mio numero di telefono per non si sa bene quale ludico scopo. Questo significherebbe in qualche modo svilire il rispetto e la tenerezza che ho nei riguardi di persone che godono della mia fiducia, della mia lealtà e dei miei pensieri. Sarebbe buttare nel calderone rapporti più o meno importanti, senza distinzioni di sorta. Sarebbe mercificare una parte del proprio sentire a favore di nomi senza volto.
Perdonatemi. Sarò fatta all'antica.
Ma quando chiamo qualcuno "amico" è per un motivo serio, vero.
E - tra parentesi - si può essere amici anche senza essersi mai visti ma bisogna "coltivarsi", pur a distanza, intraprendendo un rapporto sincero volto alla reciproca crescita intellettiva, al rispetto e alla bellezza dell'incontro in sè, senza fretta.
Non dò il mio numero di telefono ad uno che me lo chiede nascondendosi dietro uno schermo, senza parole.
Sarebbe come distribuire bigliettini con il mio indirizzo per tutta Roma.
Solo che la maggior parte della gente non si accorge più della differenza, ormai.
Ma io sì.
Nell'era del fast-food emozionale io so ancora chi chiamare "amico", a chi concedere parte del mio cuore e a chi no.
E i miei amici con me.
Francesca

sabato 1 gennaio 2011

Libertà



Il 2011 è ufficialmente scattato.
Il silenzio è tornato dopo i bombardamenti della mezzanotte.
Nelle case sicuramente ci sarà chi festeggia, chi si dimena in mezzo ad una folla danzante, chi si scola fino all'ultima goccia di champagne - nei casi fortunati - o di Asti Cinzano - in quelli meno privilegiati - per inebriare l'animo o cancellare i ricordi.
Per quanto mi riguarda sono immersa nella quiete della mia stanza e non potrei desiderare di meglio.
Ormai non ho più l'età per lanciarmi in folli adunate, avventure nel gelo notturno e notti insonni.
E quando dico di non avere più l'età il sottotitolo recita: ormai non mi interessa più.
L'esaltazione nel mio caso proviene da altre fonti.
Certo, ci si può sentire diversi ed essere marchiati come tali.
Ma la serenità è qualcosa che non si può simulare: o la si possiede oppure no, a prescindere dalle nostre scelte.
Qualcuno scriveva anni or sono: "Nel bosco trovai due strade ed io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso."
A tutti i "diversi" dunque, a tutti coloro che boicottano inconsapevolmente la propria normalità a favore del proprio "io", a tutti coloro che non sanno bene da dove provengano ma posseggono piedi saldi e un cuore forte io auguro che il nuovo anno porti nella loro vita molte avventure e periglio, una saggia dose di consigli preziosi, un senso incolmabile d'Amore verso l'infinito, in qualsiasi forma esso si presenti e un orecchio teso al proprio daimon, affinchè la sua voce raggiunga lo scopo e disveli la via innanzi ai loro occhi innocenti.
Buon anno di cuore, miei cari amici.

Francesca

PS: Ho scelto l'immagine del cavallo nel deserto perchè nulla potrebbe meglio rappresentare la libertà della mia anima, la mia natura selvaggia e la mia infinita ricerca verso la Vita.