martedì 9 dicembre 2014

Da lontano



Il nostro mondo - o almeno quello visibile ai più - è totalmente soggiogato e comandato dall'ego.
L'ego è quella parte dell'essere umano che suggerisce costantemente chi sei o chi dovresti essere in base ai dettami sociali, alle "regole" imparate dagli 0 ai 6 anni, al comune buon senso.

Ma siamo sicuri che ciò che viene definito  "comune" sia davvero buono?
O è solo questione di numeri?

Ad esempio, negli anni '30 e '40 in Europa era "comune" denunciare gli ebrei, distruggere i loro negozi, deportare e gasare intere famiglie in campi di concentramento preposti a quello scopo.

Ad oggi in molti paesi arabi è "comune" lapidare una donna solo perchè ha avuto l'ardire di amare qualcuno con una fede religiosa diversa da quella della propria famiglia d'origine.

Prima delle scoperte galileiane era "comune" pensare che la Terra fosse piatta e che oltre le colonne d'Ercole si erigesse la montagna del Purgatorio.

Dunque secondo i dettami dell'ego al giorno d'oggi dovremmo credere che se non hai 1 milione di visitatori sulla tua pagina Facebook sei praticamente un "nessuno"; se non hai un lavoro per cui guadagni molto denaro e hai molti sottoposti (sottopagati) che ti temono, sei un "fallito"; se non rientri nella categoria delle persone che vantano una famiglia alla "Mulino Bianco" sei un "perdente"; sei non hai almeno un SUV, un Iphone e un bracciale di brillanti allora faresti meglio a suicidarti subito; se poi non sei comparso in TV nemmeno una volta pur nell'ultimo salotto mediatico dove un imbalsamato presentatore che era già vecchio negli anni '80 ti ha chiesto di che colore porti la biancheria intima, beh, allora è come se non avessi mai vissuto.

Strano. A ben leggere nessuna delle descrizioni date finora definiscono alcunchè del carattere di un individuo: definiscono solo quello che possiede. Non si parla di qualità morali, intellettive, di saggezza spirituale, di capacità reali da utilizzare nel mondo vero.

Facciamo un gioco: se da un momento all'altro il mondo si ritrovasse a dover fronteggiare un'emergenza di proporzioni gigantesche, secondo voi a chi interesserebbe svaligiare casseforti, accumulare lingotti d'oro e azioni della Microsoft?
A nessuno.
In una situazione simile le preoccupazioni sarebbero: procacciarsi il cibo, curarsi da eventuali ferite e/o malattie, difendersi dagli attacchi di estranei molto malintenzionati, avere delle distrazioni per il tempo che rimane a disposizione.
Stiamo parlando dunque di essere: agricoltori, medici, persone di coraggio, persone di sapere che possano trasmettere la conoscenza oralmente laddove dovessero persino venire a mancare i libri.

Insomma, in caso di calamità Facebook e il bracciale di brillanti finirebbero direttamente nella spazzatura.

Pensateci.
La nostra società vive di superfluo, lotta per il superfluo, e muore facendo morire per il superfluo. E' un (inquietante) dato ufficiale che ormai a livello mondiale i bambini obesi superino quelli che muoiono di fame.

Qualcosa è andato storto negli ultimi 50 anni, non vi pare?
Quello su cui rifletto è: come ne usciremo? Come raddrizzeremo la rotta di questa nave in avaria?
Saremo saggi, correggeremo i nostri errori prendendone finalmente atto e torneremo in contatto con la nostra vera umanità o ci spingeremo ancora più lontano verso un punto di rottura che decreterà la "fine" di buona parte del genere umano?

Ciascuno di noi può e deve fare la propria scelta.
Ciascuno di noi è chiamato, qui e ora, a vivere secondo le frequenze che si adattano alle proprie convinzioni.
Ciascuno di noi ha il potere di rendersi conto che una banale "biografia" o un curriculum non definiscono affatto chi si è come persone, come individui, come Anime.
Per l'Anima il tempo lineare non esiste, il Tempo è solo evoluzione.
E dunque per l'Anima non è affatto vero che un individuo pluri-laureato, con la Porsche, 3 ville e 7 amanti sia più evoluto di quanto quello stesso individuo fosse quando aveva 8 anni e "ascoltava" il mondo con orecchie differenti e mente più elastica.
Ogni essere umano non è la propria storia: questo concetto è incivile, aggressivo e involutivo. 
Ogni essere umano non è raccontato da ciò che ha fatto o meno nella sua stupenda o mediocre vita.
Se si valuta un essere umano per ciò che ha fatto o meno nell'arco della sua esistenza si cade nel giudizio in modo totalizzante. E in un giudizio di tipo piramidale, per giunta.
Ossia la peggior forma di giudizio esistente nell'Universo.

Ogni essere umano è e basta. Il che è più che sufficiente.
Non si è qui per dimostrare nulla, nè a se stessi nè agli altri.
Si è qui solo per CAPIRE alcune cose. 
Se si "liscia" questa occasione, se ne avranno delle altre. 
Perchè nulla nel Cosmo va sprecato. Nulla.

Sentirsi "alieni" nel mondo di Facebook significa cominciare a fare il primo passo verso un mondo diverso, significa estraniarsi, prendere le distanze da un universo olografico che ci vuole spersonalizzati e senz'anima. Sentirsi "alieni" non è dunque un male ma un bene. Significa rigettare una parte della realtà e - IMMANCABILMENTE - attirarne verso di sè un'altra, maggiormente accordata a ciò in cui si crede e in cui ci si identifica.

La fase di transizione è - e resta - sicuramente la peggiore. 
Quando si lascia la famosa "vecchia via per la nuova" si è disancorati e si ha la sensazione di vagare nel vuoto, di essere totalmente in balìa degli eventi.
Ma è proprio in quel momento che accade il "miracolo", è in quella sorta di abbandono folle verso la Vita che l'Esistenza vede in noi qualcuno di cui fidarsi, a cui concedere i propri doni.

Non abbiate mai paura del Vuoto.
Il Vuoto non esiste. 
E' solo la condensazione di ogni realtà possibile percepita in quell'attimo che precede la scoperta più rivoluzionaria della nostra intera esistenza: quella di avere un paio d'ali grandi e forti che ci porteranno lontano, ovunque vorremo.
In un mondo in cui l'ego non ha alcun senso di esistere.

Prana