martedì 25 novembre 2014

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E' giunto il momento di calare la maschera.
Blu Katchina permettendo.
E' da tempo immemorabile che la sottoscritta nell'ambiente musicale italiano è conosciuta come la "mignotta".
Eh già... 
Purtroppo questo è tanto poco vero come il fatto che l'Europa è nata con un intento di natura democratica e resiste tuttora con tale proposito.
Dico "purtroppo" perchè se questa diceria corrispondesse alla realtà di sicuro la mia situazione professionale ed economica attuale non sarebbe quella che è.
Da che mondo è mondo una "mignotta" (o donna di strada, o prostituta, datele l'appellativo che più vi aggrada) è una donna che vende se stessa in cambio di denaro o favori.
Ecco... Malgrado le mie enormi difficoltà e le sofferenze cumulate negli anni io sono sempre stata incapace di attuare questo "scambio", se mi concedete di poterlo chiamare così. 
Nella mia mente e nel mio animo il concetto di prostituzione è davvero sconosciuto.
Mai e poi mai avrei potuto vendere me stessa per ottenere in cambio qualcosa.
E badate bene, non per moralità o presunzione.
Semplicemente perché non sapevo o non pensavo di valere abbastanza per ottenere qualcosa dando in pegno il mio corpo o il mio amore.
Non mi sono mai considerata bella, non mi sono mai considerata appetibile.
Colpa forse anche del fatto di avere avuto un padre che mai nella vita mi ha fatto un complimento del genere.
Avesse ragione o torto, non sta a me indagare la questione.
Io presento solo i fatti.
E i fatti dicono che ogniqualvolta intessevo una relazione con qualcuno, in essa non v'era mai spirito di "caccia" o di "scambio" alcuno.
Sarà forse perchè ho sempre considerato gli esseri umani sacri in ogni loro manifestazione.
O sarà forse perchè non ho mai pensato che gli uomini (in quanto sesso maschile) potessero essere sudici come la realtà me li ha poi acremente rappresentati (anche se ho imparato ultimamente che le donne possono essere tali e quali se non peggio per via della loro innata ipocrisia).
Ho sempre pensato che un uomo per mostrarmi attenzione fosse interessato a me in quanto essere umano, come persona che ha un cervello, un cuore e sì, anche un corpo, ma come mero accidente.
Mi sbagliavo.
Mi sono sempre sbagliata.
Mi sono sbagliata talmente tanto da confondere l'orrore con l'Amore, il silenzio col rispetto, l'assenza con la presenza, la violenza con la gentilezza e la derisione con la stima.
Non mi interessa attribuire colpe a nessuno.
Le vittime di abusi non vogliono mai - nè sanno - puntare il dito contro chi ha abusato di loro.
Lo trovano inutile.
Perchè di fatto lo è.
In quanto vittima di abusi - infantili e non - sottoscrivo in pieno questa incapacità.
Le persone fanno quello che fanno con la complicità inconscia di chi subisce, di chi pensa di meritare lo strazio e l'orrore. E il terribile silenzio che ne consegue.

Non c'è niente di peggio al mondo che indicare come "prostituta" chi ha subito l'oltraggio della violenza.
Di una violenza che non nasce e muore lì, nel momento in cui viene perpetrata, ma continua all'infinito. Ed è presente in ogni gesto, in ogni pensiero, in ogni errore della propria vita futura.

Mi sono sempre fidata degli esseri umani.
Questo è stato il mio madornale e più grande errore.
Ed è anche - per paradosso - ciò che mi ha salvata, ciò che mi ha permesso di varcare l'abisso e arrivare al di là di quello, sola forse e ferita e di certo non incolume.
Ma viva.
Essere vivi a volte è più che sufficiente.
E' più di quello che la vita stessa ci chiede.
E' un atto di coraggio, di fede, d'Amore.

Nonostante tutto non ho mai smesso di amare gli esseri umani.
Con tutte le loro perverse oscenità, i loro intrighi e le loro bugie.
Mi sono solo sentita diversa tutta la vita, come il Piccolo Principe della celebre storia.
E come lui per la maggior parte della mia vita mi sono sentita sola, indifesa, spaurita e senza meta, senza un luogo in cui rifugiarmi e trovare un po' di pace.

Eppure ho continuato a cercare, ho continuato a credere come spinta da un fuoco, da un ardore che proveniva da dentro di me eppur fuori di me, qualcosa di immenso che mi abbracciava e mi sosteneva in questo girotondo di follia che è la vita.

Quando ho conosciuto il mio Uomo ho saputo che il mio peregrinare non era andato a vuoto.
Che tutte le umiliazioni sopportate valevano qualcosa.
Che la mia voce - zittita dalle urla di mostri visibili e invisibili - non avrebbe taciuto mai più.

Le Anime esistono. E resistono.
Per volarsi incontro. Per dare un senso a ciò che non l'ha mai avuto.
Per restituirsi una identità perduta.
E riconsegnarsi le chiavi di un cuore che si credeva sperduto nell'Abisso.

Coloro che mi hanno conosciuta e mi hanno oltraggiata non sanno nulla di me.
Ma ormai essi non sono che sagome molli di un quadro di Dalì, accantonate in un angolo impolverato, a dimenticare se stesse per non straziarsi - e straziare - più nessuno.

La Verità ha il potere di tacere innanzi ai succubi e di dare ali proprie ai folli.
Non serve parlarne, non serve gridarla ai quattro venti.
Basta serbarla nel cuore.

E Lei farà tutto il resto.
Per noi e per tutti.

Con devozione
Prana


PS: Vorrei dedicare questo post a tutte le donne e gli uomini che hanno il coraggio di essere ciò che sono, senza facili sconti o compromessi, senza se e senza ma, quegli uomini e quelle donne per cui vale ancora la pena lottare e rendere questo mondo un posto migliore, un pianeta degno di una degna umanità.