martedì 1 dicembre 2015

Prima dell'Alba




Farsi fagocitare dalla Matrix è semplice.
In fondo, tutto il mondo in cui vivi non fa che chiedertelo,  continuamente.
Ti chiede di essere "normale", di essere dalla "sua parte", perché da quella sponda del fiume il panorama è migliore, più sereno, con ostacoli tutto sommato superabili.
E poi - soprattutto - ti rimane la consolazione immane del poter dire: "Se lo fanno tutti....".
Deresponsabilizzazione.
Ecco cosa è la Matrix.
Utilizzare il cervello globale per evitare di usare il proprio.
Il che è molto più faticoso.
Nonché pericoloso. E dagli incerti esiti.

Capita di cedere alle lusinghe della Matrix.
Non ci si deve colpevolizzare per questo.
La Matrix sa essere accogliente, premurosa, trasmettere quel senso di calore che raramente chi ne vive all'esterno prova con facilità.
E soprattutto ti culla nelle sue certezze marmoree,  nei suoi slogan, nelle sue feste globali di cui alla fine della fiera è consolatorio sentirsi parte.

Eppure... (perché un "eppure" in questa favola esiste)...
Eppure c'è una cosa fondamentale che la Matrix nonostante tutti i suoi effetti speciali non è in grado di elargire ai suoi affezionati usufruitori : la gioia.
La gola di essere.
La gioia di vivere.
La gioia di percepirti umano.
La gioia del qui e ora.
La gioia che diventa vera e propria esultazione dello spirito, quando questo viene percepito come parte integrante della propria vita, del proprio destino, della propria "missione".

A tutti i gladiatori è capitato prima o dopo di invidiare il principe romano per cui andavano a morire.
Non è debolezza né vigliaccheria.
Semmai è capacità di mettere in discussione il proprio punto di vista.
Di cedere alla lusinga per vedere se la propria convinzione sia ben sorretta da prove o sia solo una masturbazione cerebrale dovuta alla solitudine,  alla fatica di vivere, all'orgoglio di sentirsi sempre e comunque "contro".

E come il gladiatore temporaneamente abbandonatosi alla matrona per un attimo di piacere si riprende la propria dignità e autonomia sputando sulla sabbia dell'arena, così il momentaneamente soggiogato dalle delizie della Matrix si riscuote dal suo torpore sbattendo forte i piedi in terra e facendo scivolare via dai vestiti e dalla pelle quel sottile strato di polvere ambrata che tanto lo rendeva simile agli altri schiavi.
E - per assurdo - anche agli altri aguzzini.

Essere fuori dalla Matrix non vuol dire essere "contro".
Significa essere fuori controllo.
Significa essere liberi.
E significa - di conseguenza - essere felici.
Perché solo un uomo davvero libero di essere se stesso può essere autenticamente, spiritualmente e animicamente felice.

Tutto il resto è illusione.
Tutto il resto è Matrix.

La Dea dell'Ovest  (quasi partoriente).