domenica 23 agosto 2015

Figli di un fuoco minore






E poi di colpo la consapevolezza ti colpisce proprio mentre meno te lo aspetti.
Tu vorresti dormire, ma non puoi.
Tuo figlio scalcia nella pancia, la tua anima è spezzata e tu devi andare avanti.
Come hai sempre fatto.
"Vedere" ha i suoi pro e i suoi contro.
La maggior parte degli esseri umani si rifiuta di vedere la verità. 
E vive una vita di macerie e inganni.
Si illude di essere felice.
E spesso annega tale illusione nell'alcool, nel calcio, nella malattia, nel lavoro, nel porno, in una qualsiasi forma di dipendenza (non sono tutte uguali, a ben guardare?).
L'importante è - in data filosofia - "tirare avanti".

Per chi vede è diverso.
Per chi vede non esistono premi di consolazione.
Non esistono coperte o veli.
Il dolore che si prova è diretto, definitivo, inevitabile.
Si può tentare di annegarlo per una notte, ma il palliativo non durerebbe molto più a lungo.
Se si sopravvive a quel dolore - il che non è affatto scontato - ci si comporta esattamente come l'Araba Fenice: si distrugge il sè e si riparte.
Da dove?
Da zero, il più delle volte.
Perchè quando una Fenice brucia, brucia per bene e dopo il fuoco non resta che cenere, dentro e fuori.
Non ci sono compromessi, per chi va a fuoco.
Né estintori.
Si termina di bruciare quando non c'è più nulla di integro che possa ancora prendere fuoco.

Stanotte avevo pianificato di dormire.
E invece vado a fuoco.
Fino all'ultimo fotone.
Questo è il Dharma. 

Qualsiasi scelta da domani mattina avrà il sapore di una nuova alba e di cenere.
Come deve essere.

La Dea dell'Ovest