domenica 25 dicembre 2011

Ad onor del vero


La giornata di Natale sta scivolando verso la fine.
Ed io non posso che pensare a Bach, alla sua ispirazione divina, al suo parlare "per mezzo di".
Anche oggi, in un giorno che dovrebbe essere di festa e benedizione (anche a prescindere dall'essere cattolici) sono riuscita a coprirmi di ridicolo.
E' un mestiere in cui sono esperta, quasi diabolicamente somma.
La Regina dell'incomprensibilità, irriducibilmente attaccata al suo scettro fatto di insulti e lesioni gravi.
Ricevuti, beninteso.

Rimpiango un parquet milanese, lo studiare la Ciaccona fino a mezzanotte a lume di candela, l'amare perdutamente e a sproposito uomini sempre sbagliati e - guarda caso - perlopiù approfittatori, il buttarmi a capofitto in un'impresa senza pensare ai rischi ma solo ai benefici che avrebbe comportato. Rimpiango di non avere più fiducia alla cieca.

Ma è un attimo, un momento. Una lacrima fugge rapida sul piano inclinato della Vita per non farvi più ritorno, per trasformarsi in qualcos'altro, in valore sperimentato e sperimentale, per essere libera di piovere su mondi diversi. Più saggi, forse, o solo più giusti.

Ho le mani fredde. Il pensiero traballa.
Eppure sotto la cenere di un riflesso dolente si nasconde l'uovo della bellezza perfetta, protetto dal calore del fuoco ormai spento. Perchè la bellezza nasce dalla Vita come il riso da un viso ormai troppo stanco di pianto.

Quindi questo è un giorno d'Amore.
Per me e per tutti coloro che ancora sanno tendere un amo senza mollare la presa.

Francesca



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