lunedì 27 giugno 2011

Relax




Giornata tra piscina, crostata al cioccolato e meringhe e Carlos Kleiber.
Niente male.
Davvero niente male.

Francesca

sabato 25 giugno 2011

Trust I seek and I find in You



Si può piangere mentre si mescolano uova, noce moscata e ricotta per preparare una torta salata alle zucchine?
Citando Balzac, "Splendori e miserie di una cuoca a cottimo".
Certo, il caldo del forno in questa stagione non aiuta.
La stanchezza ormai atavica nemmeno.
Per non parlare se ci si mette anche "Nothing else matters" dei Metallica, versione con la London Symphony.
E' inutile.
Il Bene non scompare ma permane.
Quello vero, almeno.
Ma non per tutti è così.
Lo so.
Meglio spogliarsi e andare a fare una doccia.
Chissà che l'acqua non porti via anche i miei brutti pensieri oltre a fogli stinti e stracciati...


Francesca

 

NOTHING ELSE MATTERS
- Metallica -
So close no matter how far
Couldn't be much more from the heart
Forever trust in who we are
And nothing else matters
Never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I don't just say
And nothing else matters
Trust I seek and I find in you
Every day for us something new
Open mind for a different view
And nothing else matters
Never care for what they do
Never care for what they know
But I know
So close no matter how far
Couldn't be much more from the heart
Forever trust in who we are
And nothing else matters
Never care for what they do
Never care for what they know
But I know

Never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I don't just say
And nothing else matters
Trust I seek and I find in you
Every day for us something new
Open mind for a different view
And nothing else matters
Never care for what they say
Never care for games they play
Never care for what they do
Never care for what they know
And I know
So close no matter how far
Couldn't be much more from the heart
Forever trust in who we are
No, nothing else matters


NIENT'ALTRO HA IMPORTANZA


Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
E nient'altro ha importanza
Non mi sono mai aperto così
La vita è nostra, e la viviamo a modo nostro
Tutte queste parole che non dico
E nient'altro ha importanza
Cerco fiducia e la trovo in te
Ogni giorno per noi qualcosa di nuovo
Apri la mente ad un nuovo punto di vista
E nient'altro ha importanza
Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
Ma io lo so
Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
E nient'altro ha importanza
Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
Ma io lo so

Non mi sono mai aperto così
La vita è nostra, e la viviamo a modo nostro
Tutte queste parole che non dico
E nient'altro ha importanza
Cerco fiducia e la trovo in te
Ogni giorno per noi qualcosa di nuovo
Apri la mente ad un nuovo punto di vista
E nient'altro ha importanza
Fregatene di ciò che dicono
Fregatene dei loro giochetti
Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
E io lo so
Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
No, nient'altro ha importanza







Il Tempo: perduto e ritrovato

Mucha - La Danza


Due settimane or sono comprai una sorta di diario per un amico.
E cominciai a riempirlo di stralci di opere a me care -  poesie, diari, romanzi - letti nel corso degli anni e che avevano in qualche modo segnato il mio Tempo e il mio Destino.
Inserii persino interi brani da film o frasi celebri di cartoni animati come il motto di Sailor Moon o del Daitarn III che partecipavano della mia anima più fanciullesca ma che non per questo erano meno veri.
Il tutto coadiuvato da immagini cercate sul web e poi stampate che avevano funzione di parentesi silenziose, dalla poetica bellezza delle incisioni del Dorè per la Divina Commedia alla spavalderia di Lady Oscar in sella al suo bianco destriero.
Ci lavorai per giorni, 4 o 5 ore al giorno, felice.
Felice di quello che avrei condiviso, felice di quello che avrei donato, felice di cosa forse avrei suscitato.
Una sola altra volta mi era capitato di "partorire" un progetto simile.
E non era andata molto bene. Alla fine il destinatario aveva preferito navigare piratescamente verso altri lidi e l'oggetto in questione era rimasto nelle mie mani.
Probabilmente ancora è conservato in qualche misterioso pertugio della mia mansarda torinese.
Questa volta però è andata anche peggio.
Chi può immaginare quale oceanico trasporto muova l'animo di chi si accinge ad un simile lavoro?
E' come raccogliere pezzi della propria vita passata e racchiuderli in una scatola a totale beneficio dell'altro, senza nulla chiedere in cambio se non un minimo ricoscimento del proprio esistere. 
Quale immensa, grandiosa fiducia è necessaria per compiere un simile gesto?
Straordinaria, sì, lo ammetto. Quasi folle.
Tuttavia voler Bene a qualcuno in questo mondo è da folli ormai;
dunque, mi chiedevo, perchè spaventarsi tanto?
Ma a metà dell'opera cominciarono i guai.
Tra incomprensioni, silenzi e allontanamenti confusi iniziavo a chiedermi perchè stessi continuando quella fatica. Ore ed ore di trascrizioni a mano quotidiane di poesie di Prevert e Goethe e di Anna Achmatova e Alda Merini; dei diari di Van Gogh; della Lettera al Padre di Kafka; e di - immodestamente forse - anche qualche mia poesia. 
Nonchè confessioni. Oh sì, a matita, tra un "Adamo ed Eva" di Klimt e "L'investitura" di Leighton, avevo dato libero sfogo ai miei dubbi, a notte fonda, di ritorno dal lavoro. Perchè lui sapesse. Perchè lui leggesse da me la fiducia che - nonostante tutto - continuavo a nutrire. Perchè si rendesse conto che tutti pagano un prezzo per aprirsi verso l'altro.
E che tutti, proprio tutti, hanno paura.
Quando le incomprensioni divennero maggiori cominciai a nutrire la sorda tentazione di distruggere il libretto.
Lo scrissi fra quelle pagine, tremando, come si fa con un sospetto, con un oscuro presagio.
E mi servì. Mi aiutò a portare avanti il mio proposito. Almeno per qualche tempo.
E anche se ogni volta che posavo gli occhi sulla rigida copertina arabescata un coltello affondava nel mio petto, beh, malgrado ciò resistevo, in nome della mia fiducia, della mia speranza.
Ieri sera però tutto è cambiato, di colpo.
Un messaggio, una parola di troppo, una non detta.
E l'indifferenza, quella atroce costante agonia che ti lascia in balìa del nulla senza neppure un appiglio su cui poter continuare a vivere, infine ha vinto. 
Così mi sono arresa al suo diniego e al mio istinto di sopravvivenza e ho fatto a pezzi il libretto.
Con metodica pazienza.
Prima ho divelto le pagine dalla copertina. E poi ho ridotto ogni singolo foglio a brandelli.
Un coriandolo d'anima steso su ogni mio silenzio.
Ma non bastava. No, non sarebbe mai bastato.
Non potevo semplicemente disfarmene.
C'era bisogno di un gesto riparatore per me, un gesto salvifico che mi emendasse dalla colpa di esser caduta nuovamente nel tranello illusorio dell'affetto al pari di una sciocca educanda d'ottocentesca memoria.
Così sono tornata a casa e appena rientrata a mezzanotte circa mi sono diretta in bagno.
Con il vestito da concerto ancora indosso e i piedi scalzi ho iniziato a gettare quei miseri resti nell'acqua; e così poco alla volta sono spariti, diretti verso il nulla, umidi e scoloriti, con l'inchiostro via via sempre più illeggibile.
Ed i miei occhi per tutto il tempo non hanno versato neppure una singola lacrima.
Ero libera. Forse con un pezzo in meno, ma libera.
Ed oggi lo sono ancora. 
Ciò che resta dopo tanta mutilazione è solo un misero involucro di cartoncino arabescato, che troneggia come un re tronfio e beffardo sull'armadio davanti alla porta di casa, vuoto.
Forse un giorno butterò anche quello.
Anche se in verità non ha più grande importanza.

Francesca

PS: Scrivo qui di seguito una delle tante poesie che avevo inserito all'interno 
      del famigerato libretto.
      La composi in treno tra Bologna e Torino nel 2003, in un giorno di rapida felicità.
      Ho scelto questa in particolare non per il suo contenuto ma perchè mi è molto cara
      e rappresenta al meglio il mio cuore segreto.
  
      Buonanotte a tutti




Tornando a casa
        Ti amo,
col rugginoso sapore 
dei binari infisso nella memoria 
sensibile ai mutamenti.
Il ronzìo delle genti
si scioglie in brusìo lontano.
L'unico suono vivente
        sei Tu.








venerdì 24 giugno 2011

Signor Coniglio!


Quando ero bambina .... - ehm no, mi correggo.
Da quando sono al mondo non c'è nulla che - nei momenti difficili - mi consoli di più in tutto il creato che guardare un bel cartone animato della Disney old style. 
Quello e un bel bignè alla crema.
Dedico quindi la Maratonda di Alice a tutti coloro che - come me - ogni tanto sentono di affogare ma non per questo smettono di "girare"!!!
E se avete anche un bignè dalla vostra...
Oggi avete decisamente fatto bingo!

Francesca

Luci a mezzanotte

Le Luci non si spengono.
Mutano solo direzione.
Cessano di irradiare un soggetto per rivolgersi altrove.
Le Luci non tradiscono.
Sono tradite.
E di conseguenza agiscono, come un girasole sorpreso da una eclisse.
Le Luci non sgomentano.
Sono costanti e docili.
Pur nel loro svanire.
Prevedibile è ogni loro mossa,
perchè nulla nascondono od omettono.
Le Luci non si pentono.
Nè nel Bene nè in Sua assenza.
Le Luci non tornano mai indietro.
Mai.
Perchè dovrebbero?
Un cieco potrebbe forse da un giorno all'altro
tornare a vedere senza aiuto?
Una Luce deve andare dove qualcuno la possa guardare,
utilizzare ed amare senza paura.
Le Luci sono fragili e forti,
come l'Universo che creano e da cui provengono.
Sono Dee per un giorno.
E umane tutta la vita.
Eppur continuano a splendere,
anche quando nessuno vuol più aprire gli occhi
per vedere.

Francesca

giovedì 23 giugno 2011

Vasi e cocci

Dea Athena


Nell'assenza non c'è Amore, solo assenza.
C'è freddo, solitudine, distacco, incomprensibilità.
Non c'è Amore.
Solo tramite la malata grammatica della Negazione si trova nell'assenza
la sublime presenza della persona desiderata.
La si vede attraverso il sogno e tramite il proprio inconscio traslato,
muto e sordo a se stesso.
Ma la Verità è altrove.
E sta nella Libertà di essere senza impedimento alcuno.
E di far essere senza dolore.
No, decisamente nell'assenza non c'è Amore.
L'Amore è Libertà.

Francesca

Grazie, sempre grazie Sig. G. Cosa mai farei senza di te?
Perchè anche le dee piangono, con discrezione. 
E senza mai far troppo rumore.

mercoledì 22 giugno 2011

Ad occhi chiusi



La Negazione è solo
il volto nascosto dell'Amore.
Che la gente lo ammetta oppure no.

Francesca

sabato 18 giugno 2011

Big bang 2

Avresti avuto 10 anni.
Anzi, quasi 11.
Avresti avuto una madre pazza e un vuoto incolmabile.
Avresti goduto di carezze incoscienti e barlumi fugaci d'eternità.
Avresti sentito l'Amore e l'impotenza allo stesso modo e ne saresti morto,
spaccato in due da una sofferenza che non si può dire.
Saresti stato alla perenne ricerca di qualcosa, di un senso, di una verità silenziosa.
Come Diogene ti saresti armato di lampada 
per non trovare poi nulla nel fondo della realtà,
se non la tua solitudine e il tuo essere incompleto.
E non ti sarebbero mancate le giornate inutili e i capodanni senza vino.
In cambio ti sarebbe stata data la visione completa del Cosmo in ogni singolo abbraccio,
il Tutto racchiuso in silenzi colmi di pioggia e meraviglia.
Avresti percepito ciò che le parole non dicono per totale inadeguatezza, 
il coraggio della fiducia, un senso di abbandono umile al Fato gentile.
Cosa avresti fatto di tutto ciò rimarrà un segreto, un sogno,
un immaginifico pensiero nel cuore infinito di Dio.
Ma ovunque tu sia ti auguro di essere colmo di Luce.
Ogni giorno di più.

Francesca

Good Morning Viet...Italy!



Il dolore è democratico.
Ti coglie mentre piegata in due lucidi il parquet il sabato mattina.
E ti sorprende a bordo piscina mentre sorseggi un cocktail alla frutta.
Facce identiche di medaglie tanto differenti.

Francesca

giovedì 16 giugno 2011

Circonvoluzione



Ogni giorno si nasce, si cresce.
Ogni giorno si è figli dei propri errori.
All'interno di tale logica più l'esperienza umana mi coglie e più non posso far a meno di accorgermi come la fonte di ogni possibile dolore o delusione sia stata io medesima, i miei errori di valutazione, la cecità che si accompagna all'illusione di trasformare una rapa in una rosa.
Non ci sono margini nella nostra vita terrena per contemplare il sole riscaldare la notte.
Non ci sono margini certi entro cui muoversi in sicurezza quando si affronta un ostacolo che è irrimovibile, se non attraverso il superamento dello stesso su piani diversi da quelli abituali, scivolando dunque verso strati di una realtà che a volte percepiamo debolmente attraverso il sogno e che così poco ha a che fare con la nostra esistenza quotidiana. 
Ci vuole coraggio per affermare di fronte al proprio Io cosciente che la materia in cui ciascuno di noi è immerso non rappresenta se non il primo strato di una cipolla dalle incalcolabili sub-superfici. Per giungere al nucleo è dunque necessario pazientemente sfogliare la realtà, di anno in anno, togliendosi di dosso pesi inutili e dogmi sapientemente inculcati che impediscono di percepire la Verità celata là dove i sensi abituali non riescono ad arrivare.
Unico sistema per velocizzare simile processo è quello di essere sorpresi dal dolore: la sofferenza umana infatti - quando lascia senza respiro, senza volontà, senza più nemmeno occhi per osservare la propria identità - si muove al pari di una lama che, con destrezza e incalcolabile tormento, taglia la cipolla a metà e - se tale sofferenza dovesse ripetersi - ancora a metà, e ancora, ancora....
In simili casi ci si ritroverà a sfogliare la cipolla dall'interno verso l'esterno per riappropriarsi del comune senso del reale, dopo aver recuperato come in un notturno puzzle tutti gli infinitesimali pezzi di cui si compone la cipolla e averli incollati assieme. 
L'ortaggio sarà infine ricomposto a seguito di un incalcolabile sforzo di volontà. Tuttavia non apparirà mai più integro. 
A prima vista questo potrebbe sembrare uno svantaggio. In realtà comporterà un indicibile beneficio: già solo osservando la cipolla dall'esterno si avrà percezione della sua storia, che è poi simbolo del nostro stesso essere umani, disgiunti l'uno dall'altro eppure legati insieme indissolubilmente, parti indispensabili di un Universo che sorride innanzi alla nostra sopravanzata consapevolezza.
Infine, qualunque sarà il vostro movimento - centrifugo o centripeto - ricordate sempre che le lacrime che vi accompagneranno saranno solo preludio ad un magnifico, profumato e indimenticabile risotto.
A buon intenditor....

Francesca