"Bada soltanto che la collera non ti porti fuori strada. Ha fatto accuse terribili - ma tu, nobile come sei, non rispondere con ira: ammaina le vele e procedi solo coi fiocchi; poi a poco a poco stringi finchè potrai godere di una brezza dolce e robusta."
Aristofane - Le rane
Stasera dormo serena. Me lo sono proprio guadagnato.
A fare i conti con la "febbre letteraria" che ciclicamente coglie alla sprovvista e lascia una sensazione d'incolmata ed incolmabile sete di sapere, di qualunque sapere.
Di conseguenza a ciò, dopo aver cogitato e spulciato cataloghi virtuali e non, ho stilato una nuova lista di libri da leggere, tenendo conto anche dei suggerimenti che mi sono arrivati dai lettori di questo blog.
Ecco la sintesi di tanta riflessione esposta per aree geografiche (o temporali) di appartenenza:
1. Antichità: a. Procopio: Carte segrete
b. Aristofane: Le rane
2. Francia: a. Diderot: La monaca
b. Maupassant: Forte come la morte
3. Russia: a. Turgenev: Nido di nobili
b. Sologub: Il demone meschino
4. Area Anglo-Americana : a. Dickens: Tempi difficili
b. Peacock: L'abbazia
5. Italia: a. Boccaccio: Decameron
b. De Roberto: L'illusione
6. Area germanico-scandinava: a. Strindberg: L'abbazia
b. Grillparzer: Medea
7. Suggerimenti: a. Qui Xiaolong: La misteriosa morte
della compagna Guan
b. Sarah Dinant: Le notti al Santa Caterina
Ieri sono andata alla Feltrinelli per cercare i titoli prescelti e mi sono accorta, con grandissimo dolore, che autori del calibro di Heine, Grillparzer, Kleist, Strindberg nemmeno erano presenti negli scaffali della libreria, mentre invece mi sono piccata di osservare come non manchino biografie di tennisti bene in vista sul bancone della cassa o breviari filosofici di sedicenti registi a poco prezzo.
I commessi sono laconici e in modo apertamente seccato fanno emergere non solo il loro bieco disinteresse nei confronti dei libri che vendono ma anche la loro crassa ignoranza a riguardo: alla domanda "Dove posso trovare i testi di Renè Guenon?" la signora seduta davanti al terminale mi ha guardato con un'aria interrogativa quasi le stessi domandando di spiegarmi il teorema di Einstein sulla scissione dell'atomo.
Ovvio, non posso pretendere che un venditore sia un finissimo conoscitore della materia, soprattutto al giorno d'oggi in cui le librerie non sono più di "proprietà" ma fanno parte di catene industriali totalmente disumanizzate al pari di un fastfood o di un supermercato. Ma ciò che non accetto - in quanto amante della letteratura e quasi adoratrice dell'oggetto "libro" in sè - è la marcata manifesta disaffezione che sfocia quasi in disprezzo, deprecabile se non altro perchè denuncia una totale mancanza di deontologia professionale.
Ma si sa. Io vivo fuori dal mondo. Le mie regole, le regole che fanno parte del mio vissuto e della mia esperienza e secondo cui tento di dirigere la mia vita, non sono più quelle della comunità (o non lo sono mai state?).
E talvolta si deve coesistere con l'amara sensazione di essere alieni che camminano in un pianeta straniero, dove le regole del vivere quotidiano sono totalmente sovvertite rispetto ai propri parametri.
Non voglio giudicare chi abbia ragione o torto. Chi giudica lo fa perchè ancora sente di appartenere ad una società di cui tenta disperatamente di capire le regole e i valori e in qualche modo influenzarne il corso.
Questo sentimento è ormai lungi da me. Sono aliena in terra straniera e mi muovo con cautela; non comprendo e non mi faccio comprendere perchè il linguaggio a cui sono usa non è il medesimo degli "autoctoni" che si dirigono innanzi con disinvoltura su questo pianeta; sono fraintesa e fraintendo intenzioni ed osservazioni; la mia buona fede non è vissuta come tale ma scambiata da alcuni come frode, da altri come vezzo, da altri ancora come sudditanza; la mia esperienza non viene percepita nè tenuta in considerazione perchè io parlo al cuore per mezzo del cuore e chi ascolta lo fa dalle orecchie per mezzo di non so cosa.
Talvolta mi sento impaurita e travolta dalla folla e vorrei solo sgusciare in un angolo riparato e lì restare, in silenzio, in compagnia di pensieri che carezzano e consolano me e coloro che ancora sono in grado di amare.
Ma poi a scapito di tutto trovo il coraggio di incrociare di nuovo la folla e di amarla pur nella sua diversità perchè so che - presto o tardi - ricapiterò sull'astronave che mi riporterà a casa.
A volte ci si arrabbia con la vita perchè pare deludere o ferire.
La maggior parte del tempo però bisognerebbe arrabbiarsi con se stessi, perchè si è stati ciechi, si è ignorato l'istinto, ci si è fatti "massaggiare" l'ego e si è data poca importanza a fatti che invece - di importanza - ne hanno eccome!
Come scrive un mio caro amico indiano: "Il tuo miglior insegnante è il tuo ultimo sbaglio".
A buon intenditor....
Spero che quello fatto in questi tempi sia stato davvero l'ultimo sbaglio.
Altrimenti la prossima volta invece di piangere mi darò delle sane martellate sulla capoccia da sola!!!!
Quando il mondo ti provoca è indispensabile rimanere immobili.
Ma si sa... Non c'è cosa più difficile per la nostra natura umana che fermarsi quando tutto intorno ruota vorticosamente.
Non c'è nulla di peggio che evitare di rispondere alle provocazioni, che "abbassare" i toni di una polemica, che togliere le polveri dal fuoco.
L'esperienza suggerisce: "Togliti dalla traiettoria!" e il cuore "Prendi quello scudo a terra e la spada dalla rastrelliera e combatti!".
Dove starà la verità? Il saggio per quale scelta opterebbe?
Anni fa mi sarei fatta sedurre dalla tentazione e avrei agito, abboccando al celeberrimo velenoso amo.
Ora no. Ora combatto contro me stessa perchè so che la sapienza sta nel discernimento, nella pazienza, nella mancata offesa di un prossimo che tenta disperatamente di farsi attaccare per motivi che spesso sono solamente suoi.
Bisogna attendere. Recuperare l'equilibrio che il mondo e la sua vertigine sono ben al di là dal comprendere.
Non è presunzione, solo un dato di fatto.
La maggior parte degli abitanti di questo pianeta sono come statue cave di terracotta riempite solo del proprio mastodontico ego. E chi "profuma" di diversità diviene immediatamente un bersaglio facile, esposto, sacrificabile.
Spesso però simili bersagli non si rompono nemmeno se calpestati da interi eserciti perchè la loro essenza è vera, stolida, autentica.
Tuttavia ne escono ammaccati perchè questo è nella natura delle cose.
Quando si arriva a capire che la battaglia è inutile perchè i giocatori si sfidano a livelli diversi ci si accorge che la sfida è in sè una tautologia: chi è più in alto lo resterà pur calpestato, chi è sito più in basso tale rimarrà pur avendo calpestato.
L'Equilibrio è la fonte della vita e della sapienza.
L'aberrante lacerazione di un attimo che se lo guardi da più vicino è già passato?
Come arrivare a costruire una frase che riesca a rendere l'abbandono una forma poetica comprensibile a livello universale?
Non si può.
E non si può per il fatto che ognuno di noi è complice del proprio dolore, sordamente e stolidamente.
Lo proteggiamo giustificandolo, ne osserviamo i parametri vitali come si farebbe con un malato in coma ormai da anni, ne conserviamo l'aroma dentro un barattolo con l'etichetta in bella vista.
E ci sentiamo colpevoli di questo. E per sbarazzarci del senso di colpa trafughiamo la Verità, la seppelliamo in un'isola senza nome sperduta nel mare della memoria confezionando una mappa astrusa, incomprensibile da conservare negli armadi dell'Io cosciente, pronti a rinnegare la nostra stessa scrittura.
Chi siamo noi per fermarci a capire? Con quale diritto lo facciamo e scaviamo alla ricerca del tesoro perduto, spesso senza mai trovare il segno X perchè non vogliamo allontanarci troppo da casa?
Ho sognato l'Amore, una notte di tanti anni fa. L'Amore che si allontanava sopra una collina, avvolto in uno smoking impeccabile mentre mi salutava con il suo sorriso fanciullesco e le sue mani giovani.
Non ho dimenticato il Suo viso nè il Suo odore.
Aveva il profumo di un bocciolo di rosa e di torta che lievita in forno.
E sapeva di fette di pane mangiate in riva al mare, di calore donato senza inganni, senza aspettative.
Era solo puro Amore, che non chiede e si dà per intero.
Sono stata contaminata da quell'Amore. E in qualche modo Esso mi appartiene ed io Gli appertengo.
Come si può dimenticare la Verità dopo che Essa ti ha sussurrato dolcemente all'orecchio nella notte il Suo Verbo?
Vivere per troppo tempo fuori di sè può avere gravi ripercussioni sul proprio sentire.
Si perde il contatto con la propria natura, con ciò che è indispensabile alla nostra sopravvivenza morale e cognitiva.
Si attivano via via processi che dal puro sublime microcosmo si perdono in una rete infinita di sinapsi incontrollabili, di cui spesso nulla sappiamo.
E si cominciano a schivare gli amici in favore di un falso sè a cui dobbiamo rendere conto tramite la nostra corrosa vanità. Si aprono voragini per nascondere le fragilità comuni alla natura umana. Ci si nasconde dietro ai paraventi per lasciare almeno un velo tra il mondo e la propria nudità offerta e talvolta profanata.
Sono sempre stata tacciata di poca concretezza, di mancato pragmatismo.
Mi sono consumata negli anni per il senso di colpa di tale mancanza quando ad oggi posso assicurare di aver compreso come essa sia solo un vantaggio per chi cerca la Verità.
E' una ricerca che certamente porta dolore, stasi di tanto in tanto e contemplazione del vuoto.
Ma quando se ne assaporano i frutti non ci sono parole umane bastevoli a descrivere la pura bellezza che si espande dal proprio essere verso l'infinito.
Non è esaltazione nè misticismo. Solo inevitabilità.
Chi ha fatto esperienza di ciò sa bene di cosa parlo.
Per sentirsi a contatto col divino non è necessario guardare fuori di sè.
Basta fermarsi, abbracciare il Cosmo e da Esso farsi abbracciare con delirante abbandono.
E in quel preciso istante si avrà coscienza che tutto, proprio tutto, andrà per il meglio poichè il Tempo non esiste, non è materia liquida nè illusione consolatoria.
Dedicato a tutti coloro che, nonostante tutto, sono dei grandi, inguaribili sognatori.
Non smettete mai di coltivare un desiderio.
E un giorno o l'altro vi accorgerete che è lui a coltivare voi.
Ho saputo di recente che con il gruppo "Hijos ilegitimos de Astor" siamo in corsa per il Grammy Award Latino sezione tango per l'album "Tentacion Tango".
Non è per autocelebrazione che lo scrivo.
Solo per far presente che in Italia nessuno ha creduto in noi ed ora un gruppo di italiani che interpreta il tango ha buone possibilità di vincere un Grammy dall'altra parte dell'oceano.
Questo paese è morto.
Ma noi - tutti noi - abbiamo ancora la possibilità di salvarci.
Talvolta penso che, date le premesse, io debba solo ringraziare di essere viva.
Non era cosa da tutti.
Ma sono ancora qui.
Dispiacerà a qualcuno, ne sono certa.
Ma così è la vita!
La Giordanino non è tipo da gettare la spugna.
Nè oggi, nè domani, nè mai.
Scrivo da una Roma assediata da forze dell'ordine, papa boys e aspiranti ascoltatori del concertone di Piazza San Giovanni.
Ovviamente sono chiusa in casa nè potrò muovermi da qui, onde evitare di rischiare la vita o quantomeno la salute mentale.
Ieri un amico mi ha detto che per recarsi IN MOTO dalla stazione Termini a Villa Carpegna alle 10 di sera ha impiegato circa 1 ora e 30.
Un tragitto che di solito richiederebbe una ventina di minuti scarsi.
Molti altri amici e conoscenti invece sono fuggiti già nel pomeriggio per non rischiare di essere intrappolati dall'invasione imminente. Altri ancora seguiranno il mio destino e faranno finta che oggi sia arrivata la fine del mondo, che l'aria all'esterno sia radioattiva e che l'unica possibilità di vita rimasta sia restare sigillati nelle proprie case come il tonno nella sua scatoletta.
En passant mi chiedo quanto giusto sia.
In fondo il 1° maggio è una festa che appartiene a tutti: perchè i romani non possono godere di questo privilegio? O perchè per goderne devono essere costretti all'esilio forzato?
Sembrerà retorico ma lo trovo profondamente antidemocratico.
Ci sono interi quartieri le cui circoscrizioni sono state chiuse al traffico. E se a uno qualsiasi di quei cittadini venisse voglia di andare a trovare un amico a Calcata per mangiarsi un gelato?
Non può. Roma oggi (e anche nei giorni passati) non è la sua citta e lui non è un libero cittadino.
E' uno schiavo della Repubblica e della chiesa che oggi autocelebrano i propri fasti che guardacaso puzzano di falsità da qualunque punto di vista li si guardi.
Certo gli albergatori romani staranno facendo gran festa.
Dubito però che domattina gli operatori ecologici saranno della medesima gaudiosa opinione.
A questi ultimi dedico la mia pur claustrofobica giornata.
Oggi non è forse la festa dei lavoratori?
Avrò ben il diritto di difendere almeno idealmente una categoria fra mille.