venerdì 3 maggio 2024

C'era una volta l'Uomo



Oggi in un breve spezzone video di un'intervista a non so chi ho sentito questa frase: "I cani sono maestri di virtù".

Ho visto il video sul mio cellulare perchè io non possiedo la tv e non la guardo da oltre 10 anni.

Mi chiedo se gli spettatori dinanzi a questa frase abbiano avuto i brividi come sono venuti a me.

Certo, nell'epoca del ribaltamento etico-linguistico questa frase rappresenta al meglio la "nuova era". Purtroppo, in senso completamente negativo.

Perchè? Ce l'ho a morte con i cani forse? Mi sono antipatici? Cosa mi hanno fatto?

Nulla, assolutamente nulla. A parte non essere umani. 

Sono cani, sono animali, posseggono delle qualità e dei difetti come tutti gli animali ma di certo fra essi non possiamo includere la virtù.

La virtù e' una qualità UMANA, perchè? Perchè non è un istinto naturale la virtù, è qualcosa che si conquista, su cui si lavora, che si costruisce tramite la volontà di tendere al Bene.

E' la qualità che avevano i santi, gli uomini eccelsi, le persone di valore.

Dire che i cani sono maestri di virtù SOVVERTE totalmente non solo il significato stesso di virtù ma anche - il che è peggio - il significato che ha l'essere umano all'interno della creazione. L'uomo non è più colui che può coltivare con lo sforzo determinate qualità ma è un essere vivente fra tanti, nè meglio nè peggio, mediocre, la cui vita ha lo stesso significato di una formica o di una balena.

Ciò non potrebbe essere più falso. Il diritto degli animali a vivere in armonia col creato e di essere preservati non li pone allo stesso livello evolutivo dell'uomo, soprattutto per ciò che concerne il provare emozioni superiori. 

Un cane non ha virtù, come non ce li ha una formica o un coleottero o una tigre.

Un cane ha istinti più o meno bonari e prova affetto verso il padrone. Comprende alcune parole come fa un bimbo di 2 anni e ha propensione - a seconda della razza - verso la vita sedentaria o attiva.

Non ha tuttavia un apparato mentale sviluppato al punto da poter essere in grado di coltivare una virtù, figuriamoci esserne maestro. Un cane non può coscientemente compiere uno sforzo per migliorare se stesso, per il semplice fatto che un cane non è cosciente di sè, a differenza dell'uomo.

E come può un essere non consapevole coltivare una virtù, o diventare addirittura maestro di virtù, ossia insegnare al prossimo come si può percorrere una via per ottenere quella determinata qualità?

Non è assolutamente possibile, infatti.

Allora perchè assistiamo un po' dovunque a questo ribaltamento linguistico che attribuisce agli animali doti che non possono avere (pur avendone altre intendiamoci)?

Perchè in questo modo si svilisce l'essere umano e il suo anelito verso la propria natura superiore (superiore in senso spirituale, non cominciamo a fare discorsi idioti da anni '40). 

E guarda caso ridurre l'essere umano a un mero ammasso di carne ed emozioni basiche-inferiori come un animale è esattamente ciò che il sistema si è prefissato di fare in questi tempi difficili: più l'uomo si crede una macchina dotata solo di intelletto ed emozioni inferiori, più non aspirerà altro se non alla mera sopravvivenza (esattamente come fa un animale). Non aspirerà a dimensioni superiori dell'essere, non coltiverà più arte e sapere, nè guarderà a Maestri sapienti per eguagliare o almeno farsi ispirare dalle loro virtù. 

Se un cane è maestro di virtù, mi basterà imitare un cane per essere a mia volta un virtuoso.

Nei millenni l'uomo ha guardato a Dio, ai Maestri, ai sapienti, a uomini colti e saggi per migliorare se stesso.

Ora vogliono imporci una cane come maestro.

Lo capite o no che c'è qualcosa che non va?

Lavorate, lavorate, lavorate.

Gli inganni diventeranno sempre maggiori.

La Vostra Francesca.


PS: Il significato letterale di virtù dal vocabolario: Disposizione dell'animo che spinge l'uomo a praticare e perseguire costantemente il bene, prescindendo da eventuali ricompense o castighi, tanto nella vita pubblica, quanto in quella privata: v. morale; v. intellettuale; essere un modello, un esempio di v.; amare, esercitare, praticare la v.



martedì 30 aprile 2024

L'arte di lasciar andare



Cosa significa esattamente "lasciar andare" e perchè in questi Tempi particolari stiamo imparando  quanto sia importante?

Partiamo da un assunto fondamentale: ciascuno di noi è nato come un contenitore vuoto. 

Questo contenitore nel corso degli anni è stato via via riempito di foglietti. 
Su ciascuno di questi foglietti è scritta un'informazione diversa.


Queste informazioni sono infinite e riguardano  svariate tipologie di definizioni: chi siamo, chi dobbiamo diventare, chi dobbiamo incontrare, cosa dobbiamo sognare, dove dobbiamo andare, cosa dobbiamo costruire.

Chi scrive questi foglietti di cui è pieno il nostro contenitore? Noi?

La risposta è: assolutamente no.

Il mondo circostante scrive questi biglietti: i nostri genitori in primis, poi la scuola, gli amici, i compagni di vita, le situazioni che viviamo, i traumi, i successi, i fallimenti etc etc.

Ciascuna circostanza di vita in cui ci troviamo da quando veniamo al mondo contribuisce con un foglietto al barattolo trasparente che chiamiamo "la nostra identità."

Quindi NOI siamo un contenitore pieno zeppo di foglietti, di DEFINIZIONI scritte da altri e da altro fuori di noi.

In poche parole noi non viviamo come espressione autentica di quello che siamo internamente ma veniamo definiti dall'esterno.

Nella maggior parte dei casi quando sopraggiunge questa consapevolezza la persona/barattolo che fa?

Si arrabbia con chi lo ha definito, con il mondo esterno: ecco che nascono così conflitti infiniti con la famiglia, con il marito o la moglie, con i figli, con il datore di lavoro, con il sistema in generale.

Il che a ben guardare ha poco senso.

Perchè ha poco senso? Perchè nessuna delle parti del sistema è consapevole di quello che fa o lo fa a scopo malevolo. Lo fa solo perchè è PROGRAMMATA a sua volta a farlo e non sa proprio come fare per uscire da questo circolo vizioso. Nella maggior parte dei casi nemmeno vuole uscire da quel circolo, perchè in esso trova ormai conforto, un conforto malato certo, ma pur sempre conforto.

In poche parole se io mi ostino ad arrabbiarmi con mia madre o mio padre perchè hanno definito ciò che sono non creerò nulla di buono nè per me nè per altri ma anzi, alimenterò un sistema di conflitti basati sulla confusione e sulla separazione.

Allora che fare?

La prima mossa è guardare il barattolo vuoto, osservarlo, rendersi conto che quella dovrebbe essere la nostra destinazione, il nostro unico scopo.


Quindi, come si fa a rimuovere i foglietti dal nostro barattolo interiore per recuperare la purezza originaria?
Innanzitutto bisogna accettare di essere quello che si è, senza dare colpe a nessuno, nè dentro nè fuori di noi. Siamo qui per compiere un'esperienza e ogni passo verso il successivo è già di per sè una vittoria.

Dopo ciò pazientemente si comincia ad OSSERVARE se stessi, come si reagisce nella vita nelle varie circostanze, quali emozioni si provano in determinate occasioni, quali azioni ormai preimpostate noi compiamo di fronte alle varie situazioni che ci troviamo a vivere.

E' un lavoro lungo che necessita di volontà, pazienza e amore infinito.

Non otterrete risultati in un giorno, in un mese o in un anno. Ma pian piano, nel corso del tempo, potrete osservare che il vostro barattolo si svuota, foglietto dopo foglietto, e che al suo interno resteranno solo quelle definizioni che davvero si sposano con ciò che voi scegliete di essere e di fare nella vita.

Tenete conto che ogni foglietto lotterà per non essere eliminato da voi stessi, un po' come fanno gli Horcrux di Harry Potter di fronte alla spada di Grifondoro. La vostra personalità è totalmente identificata con quelle definizioni quindi non accetterà facilmente di essere "demolita" pezzo dopo pezzo da voi medesimi. Di questo dovrete tenere ben conto durante il cammino e non farvi abbattere dalle difficoltà che incontrerete.

Svuotare (almeno parzialmente) il vostro barattolo sarà il risultato a medio termine (e sarà già una vittoria immensa).

Il risultato a lungo termine sarà scrivere i vostri foglietti da voi medesimi e inserirli nel vostro contenitore, scegliendo con cura ciò che vi definisce, ciò che volete davvero essere, ciò che la vostra Anima può finalmente decidere non più ottenebrata da un mentale fuori controllo.

I più saggi, i più illuminati decideranno semplicemente di togliere foglietti fino a diventare solo un vuoto contenitore. Perchè?
Perchè il contenitore è l'immagine di Dio stesso e chi coincide con esso coincide con il Creatore: chi da quel giorno in avanti sarà "solo" il barattolo, coinciderà al 100% con la volontà divina, sarà Anima pura senza alcuna traccia di personalità. 

Ma questo avverrà di certo in altre vite.

In questa accontentiamoci di renderci consapevoli di quanto sia importante lasciar andare ciò che non siamo.

Solo allora potremo davvero scoprire il significato autentico della parola Vita, non più programmati da alcuna forza esterna, ma pura Volontà di essere ciò che invece autenticamente siamo.

E' un viaggio per spiriti coraggiosi e impavidi ma è l'unico viaggio che abbia senso qui sulla Terra.

Cominciate ora, oggi, in questo istante, senza indugio.

E' proprio ora.

La Vostra Francesca






venerdì 26 aprile 2024

Il pranzo è servito


 

Il sogno di ogni essere umano è la felicità.

Ultimamente questo sogno coincide sempre più con un'utopia irrealizzabile per la maggior parte delle persone che conosco. Si parla di tempi difficili, di situazioni economiche e sociali impegnative, di vissuti familiari traumatici e intricati, spesso senza una via d'uscita, di relazioni interpersonali svuotate di ogni significato.

In realtà tutte queste problematiche derivano da una profonda crisi esistenziale dell'uomo, spinta al parossismo dalle forze negative che popolano questo mondo in questo preciso momento.

L'essere umano non sa più chi è (ma lo ha mai saputo, almeno negli ultimi 5000 anni?).

La sua percezione di sè coicide sempre più con qualcosa di ESTERNO: il lavoro, il livello economico, la casa, la macchina, il paese in cui abita o dove va in vacanza, gli amici (sempre che ne abbia), il mutuo, lo stato di salute.

Al di là di questo sembra non vi sia nulla. 

Le urgenze profonde che rendono l'uomo un essere a metà tra Terra e Cielo paiono perdute in un abisso in cui tutti si gettano senza ripensamenti, paghi e sazi della propria stessa Coscienza ottenebrata.

D'altro canto, sotto la cenere, si muove in sordina un cambiamento inesorabile: una ristretta cerchia di persone ha percepito da tempo che qualcosa sta mutando nel nostro universo e ha deciso di seguire questo fiume in piena, colmo di ostacoli e di possibilità al contempo, che corre segreto tra le valli del mondo. 

Per queste persone la felicità non è un obiettivo da raggiungere ma uno stato di coscienza da realizzare, è il profumo da inspirare, la maglia da indossare, la strada da percorrere anche quando lavano un pavimento o accompagnano il figlio a scuola. 

Sono persone che passano inosservate, che fanno un Lavoro su di Sè invisibile e inesorabile al contempo, motivate dalla Fede e dal Servizio, persone che hanno deciso di mettere la propria opera a disposizione di Alti Regni per il bene dell'Umanità.

Nella maggior parte dei casi queste persone non le vedrete in posizioni suggestive apostrofare il prossimo con frasi roboanti dal palcoscenico: saranno invece sparse come semi sul prato, chi a servire il caffè con una gentilezza desueta per gli standard moderni, chi ad aggiustare un tubo in cucina mentre dentro di sè recita una preghiera per voi, chi a concedervi la nuova carta d'identità in un anonimo palazzo comunale.

Esse sono come il sale nelle vostre pietanze, invisibile, discreto eppure indispensabile per il palato.

Il mondo sta inesorabilmente cambiando. Chi resiste a questo cambiamento avrà solo più problemi, più sofferenze e più ostacoli sul cammino fino a quando non capirà cosa sta avvenendo a livello globale. L'umanità è una rete, un tutto regolato non da leggi piramidali ma sistemiche.

Questo è il grande paradigma che sta avanzando: la percezione interiore di un collegamento tra il sè e il Tutto sarà sempre più realizzata interiormente, al fine che ciascuno possa dare il proprio prezioso contributo alla creazione di una realtà in cui la connessione tra il proprio Sè e l'Energia dell'Universo sia accettata, validata e sacralizzata.

Nessuno nasce a caso, nel tempo e nello spazio.

Noi siamo qui per rendere onore a questa manifestazione.

Rendiamoci degni - ogni giorno di più - per questo sacro compito.

La vostra Francesca



domenica 14 aprile 2024

Il cambiamento non è fashion


 

Il cambiamento non è fashion.

Cosa significa questa frase? Significa che coloro che decidono di mutare paradigma lo fanno a proprio rischio e pericolo, con la consapevolezza (ma a volte anche no) di andare incontro al "dislike" popolare.

Piacere ai più spesso è odiare se stessi. Ma nel sistema Matrix questo è comportamento comune, ed è soprattutto un comportamente fortemente incentivato dal sistema stesso. Colui che odia se stesso non rappresenterà mai un grosso pericolo per l'establishment di potere, visibile e invisibile, che domina questo pianeta.

Questo è il motivo fondamentale per cui ogni percorso spirituale parte proprio dal non giudizio.

Non giudicare gli altri ha come obiettivo principale non giudicare se stessi: così facendo la personalità pian piano potrà entare in contatto con l'Anima e allinearsi al cosidetto "piano divino", che è previsto per ciascuno di noi in modo IMPRESCINDIBILE.

Che sia previsto un piano però non significa che noi siamo in grado di percepirlo.

E' come avere un telefono in casa e tenerlo spento. In questo modo avrò la sensazione che nessuno mi cerchi e che io sia isolato dal resto del mondo. Ma sono io invece che ho deciso di non accendere il telefono!

Quanti di voi hanno il telefono cosmico spento?

Quanti di voi si odiano, tutti i giorni, per la maggior parte del giorno?

In questo periodo le energie basse si stanno facendo sempre più dense su questo piano di realtà. Ciò significa che in noi (e a livello globale) il lato ombra viene stuzzicato a dovere. Questa può essere al contempo una gioia o una maledizione. E dipende proprio da noi cogliere l'opportunità o rigettarla. 

Siamo disposti a vedere le nostre zone oscure senza giudicarle?

Siamo disposti a guardare in faccia l'io ferito, mutilato, malato, deriso, dolente, abbandonato, invidioso, furente, cinico e dargli la possibilità di esistere sotto il nostro sguardo interiore neutrale?

Se la risposta è sì, avremo l'occasione in questi mesi di disfarci di parecchi pesi proprio con l'aiuto (anche se sembra ssurdo) del lato oscuro.

Se la risposta è no, se continueremo a dare il potere del mondo al mondo, se continueremo a lamentarci dell'esterno come se non ci fosse un domani, se continueremo a porre l'attenzione sul vicino sconsiderato, sui chili di troppo, sulla casa non sufficientemente grande e panoramica, sulle rate del mutuo e sulla macchina con la vernice arrugginita maledicendo la nostra perenne sfortuna, poco (o nulla) potrà essere fatto per noi.

E saremo proprio noi stessi, da soli, in totale autonomia a decretare la nostra propria rovina.

Ci vuole coraggio per un simile passo? 

Ci vuole molto coraggio. E ci vogliono costanza, sfrontata fede e anche un pizzico di follia per affrontare i passi successivi. Ma tutti gli sforzi vengono ripagati, tutti, nessuno escluso. 

Non siate servi del lato oscuro. Sfruttate il momento per diventare padroni del vostro mondo.

Non sarà un sentiero fashion ma vi porterà in dono voi stessi.


Con Amore

Francesca aka Nathaniel aka Prana's Art 


venerdì 12 aprile 2024

Tracce di ri-evoluzioni

 


Nell'epoca di grandi trasformazioni che stiamo vivendo appare chiaro in modo indissolubile che due realtà si stanno da tempo creando ormai. 

Due realtà contrapposte per valori, tradizioni, visioni e soprattutto scopi da attuare dentro e fuori di noi.

Le tempeste di solito creano una netta divisione tra ciò che esisteva prima e ciò che esiste dopo il loro passaggio. Questa tempesta - in atto da qualche tempo ormai e che sta per raggiungere il suo momento più cruciale - porterà alla manifestazione empirica di questi due mondi distinti.

Ovvero... si potrà toccare con mano e vedere con occhi il divario netto tra le due popolazioni che occuperanno lo stesso terrestre suolo.

Le due popolazioni continueranno a percepirsi l'un l'altra o "spariranno" letteralmente alla vista reciproca?

Non ho risposte in merito. Tutto dipenderà dal divario tra le vibrazioni delle diverse masse di persone. E' un fenomeno unico nella storia dell'universo quello che stiamo attraversando quindi non possiamo avere alcuna certezza in merito al risultato. Ma ha poi importanza "prevedere" cosa andremo a vivere?

Personalmente credo di no. Credo invece che sia fondamentale godersi il passaggio, godersi la tempesta, ballare sotto la pioggia guardando i fulmini arrivare, essere consapevoli fino al midollo di quanto straordinaria sia questa occasione di cambiamento e contemporaneamente ringraziare le forze della Luce che assistono tutti noi in questo delicato viaggio verso il Mistero.

Alcuni di noi sentono una chiamata chiara verso ciò che di Nuovo si manifesterà, probabilmente perchè viviamo in questo istante riminiscenze antiche, ricordi di vite perdute nelle sabbie del Tempo che oggi, proprio nel qui e ora, abbiamo occasione di mettere a frutto per noi stessi e per tutti.

Guardiamo dunque questa tempesta negli occhi senza paura, consci della sua forza e anche della sua violenza ma come farebbe un guerriero di fronte al nemico, immobile, pronto al balzo, completamente immerso nella sua Presenza eterna, come una mistica statua eretta dagli Dei stessi.

Vedremo relitti e assisteremo ad esequie ma mai nulla è invano.

Nessuno nasce, vive e muore a caso nella Ruota dell'Esistenza. Tutto ha uno scopo preciso anche se non riusciamo a vederlo con gli occhi nè a percepirlo con la mente. Noi siamo molto più di una personalità che vaga nelle lande desolate di Matrix. Siamo Spiriti Eterni che portano la Luce del Creatore affinchè ciascuno possa abbeverarsi alla Fonte Sacra del Fiume Divino.

Oggi e per sempre.

Che Dio benedica tutti voi.

Francesca Giordanino



martedì 14 settembre 2021

Il Cerchio di Apollo


Comunque la si guardi la situazione che stiamo vivendo conserva dei risvolti tragici e comici al contempo.

Molti fra noi che fanno ricerca da anni non sono stupiti di quello che è già accaduto e ancor meno si stupiranno di ciò che è destinato ad accadere a breve e lungo termine.

Il sistema si illude di aver "calcolato" ogni variabile.

A dispetto del Looking Glass, a dispetto di profezie millenarie, a dispetto anche del buon senso stesso. 

Perchè?

Perchè il sistema è fondamentalmente un becero arrogante che non vede ad un palmo dal proprio naso, troppo pieno di sè per arrivare a considerarsi per ciò che è, ossia parte integrante dell'immenso Caos che vorrebbe dominare a suon di dittature e imposizioni.

Il Caos - che a guardare da vicino tutto è tranne che casuale e caotico - è la nostra stessa Matrice.

Noi siamo fatti di Caos e come tali possiamo essere costretti a farci piccoli piccoli, contenuti in un barattolo d'argilla con un tappo ermetico e lasciati lì a languire in attesa di un'accasione migliore da un potere che ci convince di essere destinati alla miseria.

Oppure possiamo riappropriarci del Potere che è nostro, da sempre, e guardare in faccia quel sistema e urlargli: "Tu vivi dentro di me, sei parte di me ma semplicemente da oggi io non ti voglio più!"

Sembra una esclamazione degna di un folle che ha completamente perso il senno.

Ma è proprio questo l'inganno del sistema: etichettare i folli come disperati che stazionano ai margini della società.

I folli sì non entrano nella società ma per propria scelta, non certo per volontà altrui.

Come potrebbe Neo una volta risvegliato tornare a vivere nella Matrix facendo la vita che faceva in precedenza?

Semplicemente non avrebbe senso. 

I folli, i risvegliati si tengono lontani dalla società perchè sanno che in essa non esiste nulla di vero, esattamente come in Matrix.

Tutte le informazioni che provengono dal sistema sono false, atte solo a impedire qualsiasi presa di coscienza da parte di ciascun singolo individuo.

E allora, mi chiederete, come hanno fatto i risvegliati a risvegliarsi?

E' semplice. Hanno hackerato il sistema.

Il sistema è un sistema chiuso, che ha un inizio ed una fine. E come tale può essere aggirato da chi è infinito perchè vive al di fuori di esso.

La domanda è : come è possibile, se fai parte del sistema, diventare infinito?

Questa è la domanda per eccellenza a cui ciascuno risponde a modo suo.

Non esistono risposte univoche a questa domanda perchè non esistono due persone uguali nell'Universo.

Ed ecco perchè il sistema fallisce: perchè non tiene conto dell'infinita varietà dell'essere umano.

Non tiene conto del Caos.

Ad ottobre noi avremo l'assaggio del Caos. 

Se ne sentono già i prodromi, i vagiti sommessi.

Sono in quella inquietudine mattutina che sorprende al risveglio, o nel piccolo episodio ansiogeno che coglie mentre distrattamente si è intenti in una qualunque quotidiana attività.

Sono bit di informazione, leggeri e fugaci, che arrivano alla nostra Coscienza da chi sa dove, magari dal sistema stesso che avverte, in un invisibile e fulmineo crash operativo, di avviarsi inesorabilmente verso la cancellazione definitiva.

Ma non senza vittime e caduti.

Noi siamo privilegiati.

Viviamo Tempi magnifici che ricorderemo di generazione in generazione in racconti fiabeschi narrati la sera davanti al caminetto.

Siamo testimoni del ritorno del Potere dell'Essere Umano, negato da millenni attraverso i modi più disparati e fantasiosi eppur sempre ciclicamente, noiosamente uguali.

Il meccanismo si è inceppato. E dobbiamo solo aspettare la sua definitiva rottura.

Nel frattempo possiamo celebrare l'Universo e la Vita ogni giorno attraverso la gioia declinata nelle sue più diverse e instancabili forme, in un girotondo verticale che conduce ogni Coscienza alla scoperta di se stessa attraverso evoluzioni quantiche poste al di là del Tempo.

Perchè noi siamo Infinito da sempre.

Ed ora stiamo per ricordarlo.

Nathaniel


domenica 12 settembre 2021

Per finire, per ricominciare





Quando ti accorgi di essere finito all'interno di una profezia, come reagirai?

Quando tutto ciò che è stato presagito da te stessa e molti altri nel corso dei secoli si verifica, quale sarà il tuo ruolo?

Questo è il Tempo. 

Da alcuni predetto, dai più temuto, da pochi riconosciuto.

E' il Tempo di andare oltre il Tempo. Attraverso la Coscienza, attraverso la Verità e attraverso la Fede.

Fede in cosa?

Nello Spirito. 

Avere Fede significa affidarsi, significa dare vita in se stessi ad un senso incrollabile di fiducia in ciò che si verificherà se continuamo a dare ascolto al cuore, alle scelte fatte seguendo l'istinto e non la paura e alla Vita che conserveremo se osiamo andare controcorrente.

Un grande dottore (Dr. Zelenko) ha detto : "Anche Noè era un teorico della cospirazione fino a quando non ha cominciato a piovere!".

I grandi miti del passato ci insegnano - in modo trasversale - che chi resta fedele a se stesso, per quanto venga ghettizzato, umiliato e deriso, avrà salva la vita.

Perchè?

Perchè la Vita, Dio o chi per Essi ama i folli, i solitari e i coraggiosi.

E questa volta non solo non farà eccezione ma sarà portata come esempio nei secoli a venire.

Credere è più importante di vedere. 

Sempre.


La vostra Elfa dell'Ovest

giovedì 29 luglio 2021

La cicala sonnambula

 



Nel mondo dei vinti la natura è un orpello inutile messo a disposizione dei capricci degli esseri umani.

Nel mondo degli Spiriti la natura è la voce attraverso cui le Anime comunicano con gli esseri illuminati dalla gioia di esistere, l'unica gioia possibile.

La scelta del nostro presente è decidere in quale di questi due mondi vivere. 

Non è una scelta facile, nè scontata, nè priva di rischi, nè immediata.

Bisogna fondamentalmente chiedersi nel profondo della propria Essenza: "Io, chi sono? L'Io, cosa è?"

E' la domanda delle domande, a cui oggi ciascuno di noi è chiamato a rispondere. Tutti. Anche coloro che mai si sarebbero sognati per indole di doversi porre un simile quesito.

Chi non risponde, risponde in ogni caso.

La foto è dell'albero di fronte a casa mia.

Oggi si disegna netto di fronte ad uno schietto cielo estivo.

Senza paura, senza domande, senza aspettative. 

L'albero sta, è. Ed io con esso.

Grata del suo esistere e del mio.E di quello di tutti gli Esseri.

Il cammino verso la natura di se stessi di tanto in tanto, in modo inaspettato, regala dei piccoli traguardi.

Essere, anche solo per 10 minuti dopo aver suonato il proprio tamburo a favore di tutte le creature, è uno di quei traguardi.

Uno, non certo l'unico.

So dove conduce la mia strada. Oggi lo so. Non so come arriverò a quella strada ma poco importa e poco mi importa.

Lo Spirito mi accompagnerà.

Spero che ciascuno di voi, prima o dopo lungo il proprio viaggio, possa avere la stessa amabile e incrollabile certezza.

Nathaniel

martedì 29 giugno 2021

Matasse universali

 




Di cosa ha bisogno l'Essere Umano per riuscire a concepire un'immagine di sè?

Lo specchio non basta. Lo specchio è deformabile dalla nostra percezione interna e la percezione è in balia del nostro subconscio.

Cosa dunque ci fa rendere conto della nostra vera immagine?

L'esperienza, il quadro che la realtà ci mostra su noi stessi e sul mondo in cui viviamo.

Ciò che sperimentiamo è la più fedele immagine di ciò che concepiamo interiormente.

E' un bel ginepraio, una matassa davvero ostica da dipanare.

Ma bisogna arrivare al centro della matassa per riuscire a sbrogliarla, bisogna arrivare al Cuore di noi stessi per scoprire il garbuglio e liberarcene.

Non c'è altra via. Non ci sono scappatoie.

La conoscenza è dentro se stessi. Fuori possiamo vedere solo il riflesso del mondo.

Come nella caverna di Platone.

Il segreto della Vita è tutto qui, in tre parole.

Anche se sono tre parole davvero dense di nodi.

Nathaniel

martedì 8 giugno 2021

Semi di evoluzione




L'evoluzione è un processo lungo secondo i darwiniani.

Ma Darwin - sostengono molte teorie moderne - si è sbagliato.

Darwin aveva una tesi che di fatto non è mai stata dimostrata. Anzi.

E' stato più e più volte dimostrato che Darwin - di fatto - si sbagliava e che non esiste alcuna prova di "collegamento" tra l'uomo di Neanderthal e l'Uomo di Cro Magnon (ossia noi). 

Cosa vuol dire?

Vuol dire che l'evoluzione procede a balzi, non a gradini. 

Noi ci troviamo durante uno di quei balzi.

E dobbiamo essere pronti a viverlo con coscienza, con il sufficiente distacco e con Amore.

Amore per chi siamo, per chi possiamo diventare nella nostra versione migliore, per il Creato, per le persone che fanno percorsi simili al nostro e persone che sono da noi completamente divergenti.

Il giudizio non aiuta mai nessuno, il giudizio è cecità assoluta.

E lo dico in primo luogo a me stessa.

Ciò che collettivamente e personalmente stiamo vivendo a livello planetario ci spingerà a trasformarci della nostra versione migliore.

Per sopravvivere certo, ma anche per condividere, per essere testimoni della Verità, semplicemente, in silenzio. 

Il Tempo è illusorio. Noi non siamo il Tempo. Noi siamo Verità.

Basta fermarsi e far sì che il nostro respiro coincida con il Respiro dell'Universo per rendercene conto.

Qui e ora.

Francesca

giovedì 6 maggio 2021

Ritorno al Futuro




Eccoci qui.

Dopo tanto tempo riprendere a scrivere in pubblico pare una faccenda strana.

Ma vi assicuro che non ha nulla a che fare con l'ego, semmai è vero il contrario.

Di questi tempi, tempi da tutti noi "strani" profetizzati tanti anni or sono, fare squadra è importante.

Fare in modo che le persone non allineate con il pensiero mainstream sentano di avere un forte collegamento fra loro è una opzione non più derogabile.

La connessione è tutto: la connessione con se stessi, con la propria Anima, con la Terra e con il Cielo, con le Forze Benefiche innumerevoli che agiscono a livello profondo in tutti noi, con le Coscienze della collettività attiva, libera e indipendente, con l'Amore che nonostante tutto sembra circolare ogni giorno più forte del precedente, con la lealtà verso la missione intrinseca che ognuno di noi porta avanti su questo pianeta.

Viviamo tempi unici, i tempi della Rivelazione, i tempi in cui ogni menzogna su chi siamo, da dove veniamo e di che sostanza siamo costituiti verrà disintegrata.

Saremo costretti a vedere la Verità, ci piaccia o no, se siamo pronti o no, se saremo in grado di sostenerla o no. Non è più il tempo del forse, del ma, del può darsi, del "domani vedremo".

E' il Tempo del qui ed ora, dell'Io sono e non sembro, del conforto dell'Essere, del conflitto ultimo e definitivo con la Matrix, del volo ardito spogliato di qualsiasi incertezza e dubbio.

Gli esseri umani sono tutt'altro che deboli, tutt'altro che fragili, tutt'altro che inclini alla malattia e alla morte. Sono Esseri Divini rinchiusi in prigioni mentali che stanno per essere abbattute.

Come? Perchè? Da chi?

Domande lecite a cui cercherò di rispondere come posso, un poco alla volta.

Stay tuned.

Nat.




martedì 2 luglio 2019

Pruriti coscienziali




Essere bloccati a letto con la varicella a 42 anni mentre fuori ci sono 30 gradi è come essere sottoposti ad un test. 
Un test che valuta svariate funzioni: la capacità di sopravvivere al dolore, la capacità di sopportare la vista del proprio corpo straziato e irriconoscibile, la capacità di condividere solo con se stessi lo spazio di una casa per l'intero periodo di risoluzione della malattia.
Come me la sto cavando?
Con alti e bassi, come in tutte le faccende della vita del resto.
Il che non solo va bene, ma risulta anche funzionale allo scopo.
Permette di osservare il fenomeno da tutti gli angoli possibili.
E farsene un'idea approfondita.

Avrei voluto essere sana e andare al mare con la mia famiglia?
Ovvio che sì.
Ma se questa malattia è comparsa una ragione pur ci sarà.
E le ragioni delle malattie che dobbiamo affrontare non sono sempre e solo di natura biologica (Tizio ha infettato Caio) ma anche esperienziale (Caio avrebbe anche potuto non essere infettato da Tizio ma lo è stato).
Di certo al mondo là fuori non può interessare il motivo psichico e animico per cui il mio corpo ha deciso di affrontare questa complicata malattia infantile (la cui definizione dà comunque un chiaro indizio sulla natura della ricerca che dovrò affrontare).
Ciò che può invece interessare il mondo là fuori è sapere che questa correlazione esiste, per tutti.
A mio avviso è un madornale errore liquidare la malattia solo come un processo fisico che quasi non coinvolge la nostra consapevolezza, relegando ai farmaci tutte le responsabilità della nostra guarigione. 
Quasi che il corpo che abitiamo non sia affar nostro.
Il corpo che abitiamo è la casa della nostra anima e tutto ciò che accade al suo interno ci riguarda, riguarda la nostra storia, il nostro passato e il nostro futuro.

Una malattia - pur transitoria e risolvibile - cambia la percezione di noi stessi e del mondo. 
La cambia in peggio o in meglio?
Come al solito dipende da noi, da come la affrontiamo e da quanto siamo disposti a trasformarci, a lasciare andare il vecchio per il nuovo, ad aprirci a nuove consapevolezze.

Una malattia può diventare - come ogni altra esperienza della vita - una benedizione o una maledizione. Può anche esserlo entrambe ma, alla fine, una delle due facce avrà la meglio sull'altra.
E saremo solo noi a decidere quale.

In che modo?
Facendo resistenza o accettando il cambiamento.
Spesso la sofferenza deriva dalla resistenza al cambiamento, non dal cambiamento in sé.

Faccio un esempio banale.
Ieri sera verso le 11 ho avuto la mia solita crisi di prurito: non avendo mai fatto la varicella non ne conoscevo il decorso ma ho scoperto che il prurito arriva ad "ondate", dato che proprio ad ondate si materializzano i simpatici puntini che caratterizzano questa malattia.
L'istinto è stato quello di grattare ovviamente, di "resistere" al prurito. Anche se è molto rischioso come istinto, perché determina spesso l'insorgere di cicatrici.
Tuttavia non ho resistito e ho iniziato a grattarmi, anche se con molta cautela, dolcemente, quasi stessi "massaggiando" la parte interessata dal prurito.
Risultato?
Il prurito non ha fatto che aumentare.
Ad un certo punto ho pensato: "Ok, questa strategia non funziona. Adesso smetto e accolgo il prurito."
E sapete cosa è accaduto?
Per i primi 30 secondi il prurito è sembrato insopportabile ma man mano che restavo immobile e mi sforzavo di non reagire il prurito si attenuava. E si è attenuato fino a scomparire.
E alla fine mi sono addormentata.

E' successo sempre di avere così fortuna e vita facile da quando mi è comparsa la malattia?
No. E' stata la prima volta. E magari non ricapiterà di nuovo.
Ma ciò che importa è che sia successo. 
Perché ora so che è possibile vincere il prurito solo smettendo di resistergli.

Allora mi chiedo: e se fosse così anche per il resto della mia vita?
Per il resto della vita di chiunque?
Che il segreto per cambiare le cose non stia nel combattere ma nell'accettare?
Allora capiremmo perché il nostro mondo - così incentrato sulla lotta - va così male.
Allora capiremmo in modo profondo anche il significato di "porgere l'altra guancia", che non ha affatto contenuti  di pietoso buonismo ma anzi, contiene un messaggio di straordinario vigore.
"Porgi l'altra guancia" non rispetta chi ha colpito più di colui che è stato colpito.
Tutela la vittima dal divenire vittima nuovamente.
Perché chi vuole colpire cerca resistenza e davanti alla non resistenza non colpisce.
La sfida è il motore dell'aggressore. 
Se togli la sfida, l'aggressore non può essere più definito tale.
"Porgi l'altra guancia" disinnesca la sfida.
E manda a casa i concorrenti.

A continuare a percorrere la strada più idonea alla propria evoluzione.

Forse questa non è la soluzione definitiva ai mie problemi, o ai problemi di tutti.
Ma se devo far valere la lezione della varicella, allora quando la vecchia strategia smette di funzionare, forse è conveniente cercarne una nuova, piuttosto che ottenere sempre gli stessi pruriginosi risultati.
Come diceva un saggio, "solo gli stupidi non cambiano mai opinione".


Nathaniel



martedì 29 maggio 2018

Dreaming Japan






Anni difficili.
Ed evolutivi.
Perché i due assiomi sono spesso associati.
E l'uno incrementa l'altro.
Anni di scoperte e di dubbi, di rivoluzioni - interiori ed esteriori.
E anni di amarezze, di gioie, di contrasti, di ricordi, vecchi e nuovi.

Invecchiando aumentano i dubbi e diminuiscono le certezze.
Invecchiando il mondo sembra più piccolo. 
E anche del proprio sé si ha la medesima percezione.

Ci si sente piccoli e utili nella propria quotidianità.
Utili al prossimo a sé vicino. Utili al proprio marito e al proprio figlio.
E a pochissimi altri.

L'idea di comunità ormai è perduta.
Ed è questo il mio rammarico più grande.
L'abbraccio di una rete che sostenga e che tragga dal proprio contributo nutrimento è un ideale totalmente perduto per noi, abitatori di questa società sempre più piccola e affollata di parole, concetti, opinioni.
Un'indigestione mentale costante che soffoca la libertà di pensiero, quando il pensiero è anche vuoto, assenza, pausa.

La musica - che posso dire di conoscere bene - nulla sarebbe senza pause.
Lo stesso si può dire della nostra vita.

In definitiva, parlando per me stessa - perché di ciò solo ho potere - ho il dovere di concedermi più pause.
Anche solo per ozio, per guardare il ramo d'albero che si posa sul mio balcone o ascoltare il fischio del treno in lontananza. Facendo tacere la mente, il corpo, spegnendo ogni altra "realtà".

Non si può vivere nel Samgha, ma si può essere del Samgha, ovunque esso sia.

Francesca



domenica 26 marzo 2017

E poi sarà come morire



Mi chiedo quanto ancora sopporterò di sopravvivere in questo mondo malato e in completo disfacimento.
Oggi sono uscita in macchina per recuperare mio figlio che faceva una passeggiata coi nonni.
Solo perchè ho osato parcheggiare l'auto con la portiera aperta per 30 secondi mentre legavo il bambino al seggiolino, sono stata aggredita (è la parola più descrittiva) da 4 donne su una Panda: mi hanno letteralmente preso a male parole e insultato perchè non sgomberavo l'area parcheggio (peraltro vuota) in 25 nanosecondi come Vettel.
Avevano i volti rossi, rabbiosi e inferociti come se avessi ammazzato un loro parente.
E quando ho  replicato di stare calme (in fondo è anche domenica) hanno fatto ancora di peggio: urlavano dai finestrini che neanche la posseduta dell'Esorcista....
Ma io mi chiedo: che umanità siamo, oramai?
E che donne siamo, soprattutto?
Le donne sono la peggiore fotografia dei nostri tempi: intolleranti, frustrate, perennemente incazzate, senza più contatto con la propria vera natura, senza più sogni, senza più capacità di perdono, di accoglienza, di pazienza.
Sono dei cani rabbiosi che peregrinano alla ricerca di un osso qualunque da sbranare.
O forse sono io, chissà.
Sono io che attiro il marcio nella mia vita invece della luce.
Invece del bene e del bello.
So solo che sono stanca.
Che ho combattuto troppo a lungo.
E che vorrei solo svegliarmi in un luogo solitario, senza dover parlare con nessuno, senza aver necessità di discutere, di generare incomprensioni, di lottare.
La lotta è sopravvalutata.
E' da bestie, non da esseri umani.
E io - nonostante tutti i miei difetti - mi sono stancata di vivere come una bestia.

Non ho più speranze per questo mondo.
Ne ho avute tante per tanto tempo.
Ma ora non ne ho più.
Siamo destinati all'estinzione.
E la meritiamo.
La meritiamo completamente.
Perchè siamo senza alcuna speranza di salvezza.



Francesca

lunedì 6 marzo 2017

Dal tramonto al tramonto



E siamo ancora qua.
Vivi.
Stanchi, certo.
E con un monte ore di sonno a disposizione a dir poco ridicolo.
Ma resistiamo come possiamo alle intemperie dell'esistere.

Non sono stati mesi facili: per il sonno, per il lavoro, per la creatività.
Ma quando mai lo sono stati?
Se, volgendo lo sguardo all'indietro, fossi costretta a scegliere un singolo termine per descrivere la mia parabola esistenziale, non avrei dubbi su quale usare: fatica.
La fatica di avere una identità, di essere riconosciuta da me stessa, la fatica di confrontarsi con gli altri e scoprirsi sempre e comunque fuori dal coro, la fatica di essere "contro", di essere "altro", la fatica di non avere mai una collocazione spazio-temporale definita per più di qualche mese, la fatica del sentirsi sempre e comunque sola, la fatica di affrontare - pur non volendo - grandi sfide ad ogni passo, la fatica di gestire una interiorità esplosiva, spesso in grado di distruggere qualunque esteriorità, la fatica di adeguarsi ad un mondo quanto mai sconosciuto le cui leggi sfuggono alla personale comprensione e accettazione, la fatica di farsi accettare, di farsi riconoscere e di farsi amare per ciò che si è e non per ciò che "là fuori" viene presunto, la fatica del lasciarsi andare quando il mare in tempesta lo richiede, la fatica dell'accettare le sconfitte (troppe) e ripartire da zero, la fatica di trovare una casa che sia tale come luogo esistenziale e non materico, la fatica di trovare una famiglia al di là di banali e insulse questioni biologiche, la fatica di trovare se stessi, di capire e riconoscere la propria identità al di là del vestito, dell'età, dell'infamante pensiero che ci vuole inchiodati ad un passaporto con foto e anno di nascita.

Io non sono un nome, né una foto.
Né lo è mio figlio, né lo è il mio compagno di vita.
Nessuno lo è.
Nessuno di noi è una cartolina ricordo di un posto dove siamo stati, di una stanza di albergo, di un costume da bagno.
E la fatica nel trasformare le idee in vita mi ricordano questo ad ogni passo.
Che siamo inchiodati ad una materia che non è più tale, che è traslata, trasformata, vivificata ma noi siamo troppo concentrati sul tempo lineare per accorgercene.
E allora diventiamo folli, perchè dentro di noi si crea uno strappo, una voragine tra il Tempo perduto e il Tempo ritrovato. 
E presto noi stessi diventiamo quella voragine, per restare "al passo coi tempi".
Diventiamo il Nulla della Storia Infinita.
E di Nulla ci nutriamo, di Nulla viviamo.
E di Nulla moriamo.

Come si uccide il Nulla?
Esiste una risposta definitiva e priva di retorica a questa domanda?
Sì, ma non è una vera risposta, nè un assioma incontrovertibile.
Il cercare è la risposta, la lampada di Diogene è la risposta, diversa - oh, così diversa! - per ciascuno di noi.
Resistere è la risposta.
Ognuno a proprio modo, finché si può.
Immaginare è la risposta.
Immaginare la Creazione, secondo la propria frequenza, cerebrale e cardiaca.

Non siamo atomi, non siamo passaporti.
Siamo frequenze.
E ci "accordiamo" così poco al Nulla così come il Nulla si "accorda" poco a qualunque risonanza.
Quindi il nostro compito non è trovare uno scopo e perseguirlo.
Ma è risuonare.
E trasmettere la nostra risonanza, unica e speciale, così che altri possano risuonare attraverso di noi.

Questo è il Risveglio.
Essere una campana è il Risveglio.

E mi dispiace molto per me stessa e tutti, ma è davvero difficile "fare la campana".

La vostra (ammaccata e sonnolenta) Dea dell'Ovest



mercoledì 31 agosto 2016

Centrifuga cosmica



Oggi in meditazione mi è arrivato questo messaggio dai parenti "del piano di sopra":

"Vivere nella vacuità è come essere coscienti di vivere in una lavatrice.
La lavatrice è vuota ma si riempie di volta in volta di panni sporchi.
E gira, gira, gira per lavare questi panni.

Gli esseri umani si incarnano, finiscono nella lavatrice insieme a molti loro simili e girano, girano, girano per lavarsi. Per rimuovere tutte le tracce del passato e tornare puliti, tornare all’essenza primaria dell’essere. Si scontrano l’uno con l’altro e si puliscono sfregandosi a vicenda. Una volta puliti saranno tolti dalla lavatrice perché il rimanervi non sarà più necessario. 
Che bisogno c’è di lavare un vestito pulito?"


Insomma... per dirla in parole povere...
Illuminarsi è...
Non aver più bisogno del detersivo liquido!

;0)
Buon lavaggio karmico dalla Dea dell'Ovest


Pandorum





Non esiste l’essere umano perfetto.
Intendo “perfetto” per i cliché della società moderna.
Un uomo o una donna “perfetti” non possono esistere per una ragione evolutiva specifica: basterebbero a se stessi.
Non necessiterebbero di interazione. 
Sarebbero dei microcosmi perfettamente funzionanti.

Per ironia della sorte, questo assioma è massimamente autentico per quanto concerne la natura spirituale di ognuno di noi.
Ma per quello che riguarda la materialità è quanto mai falso e fuorviante.
Riflettiamoci.
Non potrà mai esistere una donna magra che cucina come Julia Child, che alleva 2 figli con amore e dedizione, che tiene in ordine la casa, che ha una carriera professionale vincente, che fa fitness e sfoggia un bikini invidiabile, che legge quotidianamente libri di ogni tipo e vanta una capacità di conversazione degna di un premio Nobel per la letteratura, che trova il tempo di andare a pranzo fuori con le amiche, che ha preso parte pur fugacemente ad un reality show in TV, che prepara cene di rappresentanza per il marito, che partecipa a eventi di beneficenza per la lotta sul cancro, che stira cantando come Cindarella, che ha una vita sessuale degna di essere raccontata in qualche libro erotico, che parla 5 lingue, che usa il PC meglio di Steve Jobs, che fa shopping ed è stilosa almeno quanto una modella di Mark Jacobs, che gioca a nascondino con il figlio del vicino di casa per essere più simpatica, che guadagna come l'AD di una multinazionale, che butta la spazzatura danzando verso il cassonetto, che guida come Senna, che pratica meditazione come uno yogi, che tiene conferenze su come conciliare famiglia e carriera e che – en fin – cattura Pokemon con successo di pubblico e critica. 

Mi spiace deludere le aspettative del mondo là fuori.
Una donna così – né un uomo suo pari – potranno mai esistere.
E per una semplice ragione: sarebbero inutili. E noiosi.

La grandiosità di questa vita è il non bastare a se stessi per le questioni pratiche e bastare pienamente a se stessi per quel che concerne il lato interiore.
Eppure il paradigma esistenziale si è invertito.
Le persone pensano di essere vuote dentro e lottano per essere colme di “talenti” fuori - sempre che andare in palestra e avere addominali scolpiti possa essere considerato un talento.
Ironicamente, la questione si palesa esattamente all’opposto.
Siamo finiti dentro lo specchio e non ci accorgiamo che ne siamo prigionieri.
L’immagine che proietta la nostra Ombra non siamo noi, ma l’ideale platonico alla rovescia.
Abbiamo tutti percorso la famosa tana del Bianconiglio per ritrovarci in Cina a testa in giù.
Con la nausea e il mal di testa.

Ma niente panico…  Si torna indietro.
Magari non da dove si è usciti (che sarebbe spreco di esperienza).
Ma si torna.

L’Illuminazione non è altro che rimembrarsi del proprio stato originario.
Non c’è nulla da scoprire. 
Basta solo ricordare.


Buon viaggio a tutti.
La Dea dell'Ovest

domenica 7 agosto 2016

Corteo lunare



Noi non abbiamo nome.
Non abbiamo una vera identità.
Non abbiamo una forma plasmata secondo la visione del passato.
Noi fluttuiamo.
Attraverso l'Energia danziamo come efebi principeschi
irrorando la strada di suoni oltremondani.
Noi siamo Aria. E Fuoco. E Acqua. E Terra.
Noi siamo il Tutto. E il Tutto è in noi. 

Noi siamo padri e madri di un'Era nuova,
senza confini, senza etichette, senza forme rigide di magma espanso.
Dove termina il Sole e inizia il Vento,
lì noi abitiamo.
In un confine strettissimo tra mondi invisibili.
Perchè l'invisibile è ciò che ci appartiene per nascita.

Noi non abbiamo nulla.
Ma siamo Tutto.

E questo è ciò che rimane a perpetua memoria 
del sentiero tra l'Alfa e l'Omega, del Canto degli Dei,
del sussurrare all'orecchio di millenari antenati
che da sempre guidano i nostri passi verso la Resurrezione.

Perchè risorgere non è dato dal morire,
ma dal nascere nuovamente.
Dal nascere a se stessi, 
come Anime libere di Essere.

Di Essere solamente.

La Dea dell'Ovest

domenica 15 maggio 2016

In difesa della Vita





"I figli sono delle madri"
Giovanni



Essere madre significa fondamentalmente informarsi.
Informarsi per vincere i dubbi.
Informarsi per fare del proprio meglio. 
E infine informarsi per sopravvivere.
Internet è sicuramente un luogo vasto dove cercare informazioni.
E il più delle volte che navigo alla ricerca di ciò che mi preme, mi imbatto in forum astrusi in cui madri ancor più astruse scrivono lettere disperate che in tutta onestà suscitano la mia ilarità.
La maggior parte di queste accorate richieste di aiuto riguardano il sonno dei bambini.
Alcune madri per esempio lamentano che i figli dopo i primi 3 mesi di vita in cui dormivano dalle 22 alle 7 del mattino improvvisamente intorno al quinto mese "smettono di dormire" e si svegliano alle 4 di notte(!!!).
Altre invece si lagnano del fatto che i figli alle 7 di sera piangono un po' per le coliche mentre prima dormivano anche di giorno costantemente.
Altre ancora rischiano di cadere in una depressione post partum perchè il bebè appena messo nella sua culletta inizia a piangere disperatamente e si rivolgono al pediatra perchè consigli loro qualche rimedio miracolistico da somministrare al pargolo di turno per insegnargli a "fare il bravo".
Vorrei che queste madri leggessero quanto ho da raccontare, almeno per consolarsi o - per lo più - per sentirsi fortunate. Perchè di ciò si tratta.

Mio figlio per i primi 3 mesi e mezzo della sua vita ha dormito una media di circa 5 ore al giorno.
E noi con lui.
Sì, avete letto bene: 5 ore nell'arco delle 24.
Per il resto del tempo piangeva. O si lamentava. O rideva.
Vie di mezzo nessuna.
Tutto ciò nonostante lo tenessimo costantemente in braccio e lo consolassimo in tutti i modi che conoscevamo.
Si pensava fossero coliche (che - se avete letto il fantastico libro di Gonzales "Un dono per tutta la vita" - ora sapete non esistere, se non in casi davvero isolati).
Io e il padre abbiamo passato giornate e serate intere a confortarlo, dondolandolo quando appoggiato al braccio destro, quando appoggiato al braccio sinistro, o facendogli fare lunghe passeggiate all'interno della fascia elastica a contatto col corpo. 
Tutto questo senza raggiungere alcun risultato.
Dopo giornate siffatte iniziavano le notti.
E lì veniva il bello.
Io mi alzavo una media di 3/4 volte per notte.
Per cambiargli il pannolino, per cercare di calmarlo, perchè non ne potevo più di stare a letto senza riuscire a chiudere occhio o perchè il mal di schiena mi totorturava ferocemente.
In tutto ciò va considerato anche che io non ho ricevuto l'aiuto di nessuno, a parte del mio compagno.
Abito lontana dalla mia famiglia e quindi ho gestito casa, bambino e adattamento psicologico completamente da sola.
C'è da notare poi che il pargolo ha cominciato presto a dormire con noi: era impensabile per me consolare mio figlio per tutta la notte alzandomi ogni ora per allattare (oltre le alzate di cui ho già accennato). 
Non sarei sopravvissuta ad una stanchezza simile neanche per una settimana.
Ovviamente queste scelte sono state operate lottando contro le comuni tendenze dell'accudimento, che si materializzavano nei consigli dei più che suggerivano di volta in volta la "ricetta vincente" per accudire il pargolo.
Quando mi apprestavo a prenderlo in braccio mentre piangeva mi appariva in forma di fumo come in una visione il volto del pediatra, o della suocera o della conoscente che - con piglio severo - mi redarguiva violentemente:



PAPE SATAN! SATAN ALEPPE!
DEPONI IL PARGOLO IMMANTINENTE!
Non sai tu forse che se lo prendi in braccio
non lo toglierà più il bel viziaccio?
E cosa pensi di fare, di dargli la tetta?
Vedrai come cresce se non mi dai retta!
Un avido mostro alleverai tra le mura 
e la casa sarà presto la tua sepoltura.
Lascialo piangere, vedrai che polmoni!
Giù nel lettino come i bimbi buoni.
Per consolazione un succhietto ben presto
dovrai lesta comprare domani, del resto
non c'è nessun male in un ciuccio tornito,
è pur sempre meglio di un capezzolo intriso
di latte e d'amore, di tua frustrazione:
la vita continua, su presto, AZIONE!
Posa quel cucciolo, metti le zeppe,
PAPE SATAN! SATAN ALEPPE!


Tutto questo è durato fino a marzo.
Intorno al 4° mese sembrava che le cose andassero meglio.
Ha cominciato a dormire la notte svegliandosi solo 3/4 volte per la poppata.
Ha iniziato a fare pisoli diurni (che a me son sembrati un vero miracolo!!!).
Non ha più avuto coliche (solo perchè ho letto il libro di Gonzales consigliatomi dalla mia amica Marcella che colgo l'occasione di ringraziare di cuore).
Insomma... abbiamo cominciato tutti a vivere un pochino meglio.
E' rimasto comunque un bambino ad alto contatto: detesta stare nel passeggino, detesta stare in macchina. 
La mia salvezza è stato acquistare il Buzzidil (http://www.buzzidil.com/) sempre dopo aver ricevuto una veloce consulenza sul portare da Marcella: da quel momento o è in braccio o è nel marsupio ed io posso in tal modo cercare di recuperare la funzionalità dei miei arti superiori.
Sì, perchè oltre all'endemica mancanza di sonno, bisogna considerare che io è dalla nascita del pargolo che dormo o sul fianco destro o sul fianco sinistro.
Avete idea?
L'osteopata è diventato il mio migliore amico.
E anche l'unico momento della settimana in cui posso stare un'ora da sola, sdraiata su un lettino in posizione supina.
E' da pazzi pensare che io debba PAGARE per stare da sola. Ma così è.
Ora... da circa una settimana a questa parte PARE (perchè la certezza in queste cose non te la da nessuno) che il pargolo stia iniziando la fase "Mi scappa il dentino": sbava come un lama, morde qualsiasi cosa gli capiti a tiro e soprattutto rugna, rugna ininterrottamente per tutta la giornata.
C'è da dire che un miglioramento c'è stato. Fino ai 4 mesi urlava, ora mugugna.
In più: ci si avvicina al 6° complemese e lui cosa fa, non pago delle gengive dolenti?
Si fa venire un bello scatto di crescita: quindi le poppate notturne da 3 che erano sono diventate repentinamente 7, 8, non so nemmeno io esattamente.
So solo che la mattina mi sveglio ("mi sveglio" in realtà fa un po' ridere.... come fa a svegliarsi una persona che non ha mai dormito???) con la sensazione che qualcuno durante la notte mi abbia picchiato pesantemente, con cattiveria, senza risparmiare le forze.
Voi direte: ma come si fa a non diventare matti in questo modo?
Non diventi matta solo perchè quando guardi tuo figlio che - a parte piangere o mugugnare - non fa altro che sorridere capisci che qualcosa di buono la stai combinando.
Non sai nemmeno tu come.
E' l'istinto, il nostro essere mammiferi, qualcosa di ancestrale insito nel nostro cervello primordiale.
O sono gli ormoni.
Che poi è la stessa cosa.

Mio figlio ride sempre. Sorride sempre.
Anche mentre dorme. Probabilmente perchè sogna la tetta.

Ora, ciò detto, vorrei tornare alle madri "disperate" perchè il figlio si sveglia alle 5 del mattino e - come ho letto DAVVERO - vorrebbero tanto dargli un farmaco per farlo dormire.
I figli non sono bambolotti.
Questo è un concetto che la maggior parte di noi IGNORA.
Ignora perchè il sistema intorno ci fa credere che un bambino dovrebbe nell'ordine:

-   dormire a lungo quanto un adulto;
-  dormire DA SOLO come un adulto (che poi un adulto non dorme da solo se è sposato o affini...);
-   non disturbare troppo e se lo fa, lo deve fare ad orari precisi;
-   piangere il meno possibile e SEMPRE per cause accertate;
-   dare il meno fastidio possibile (come se si divertissero o provasse un piacere sadico nel piangere);
-   dimostrare in sostanza un'autonomia degna di un quarantenne.

Ora mi dico: ma queste baggianate chi le ha inventate?
In quale mondo distorto, malato, privo di buonsenso ormai viviamo?
Chi ci ha insegnato in malafede a considerare i nostri figli BUONI o CATTIVI a seconda del fatto che dormano o meno, che piangano o meno, che stiano da soli o meno?

Pensate per un attimo ad un cucciolo di cane.
Quando nasce un cucciolo di cane, vi sognereste mai di allontanarlo dalla madre durante la notte perchè deve imparare a "dormire da solo" ? Lo obblighereste mai a poppare il latte ad orari precisi? Lo portereste immediatamente dal veterinario per farlo "sedare" se dovesse uggiolare se lasciato solo o se dovesse fare la pipì in casa?
No. Ovviamente. 
Perchè per quanto riguarda un animale a nessuno verrebbe mai in mente di FORZARE LA NATURA.
Sarebbe un concetto folle, un concetto da malati mentali.
Già.
Però questo concetto lo applichiamo PERFETTAMENTE nei confronti dei nostri figli, che sono mammiferi esattamente come i cani.
Ossia.... hanno bisogno della mamma!
Hanno bisogno di contatto, di calore, hanno bisogno di sentirsi accuditi e accolti e abbracciati, hanno bisogno di sentirsi amati. 
Insegnargli a dormire da soli a 2 mesi non è un atto d'amore. E' una barbarie.
E pazienza se alcuni ormai nascono quasi "rassegnati" a sentirsi soli.
E lo fanno per giunta senza protestare.
E' una barbarie in ogni caso.
Dire ad una madre che a 6 mesi deve smettere di allattare è una barbarie: perchè devo costringere mio figlio a separarsi da me per dargli una pappetta frullata?
I denti li ha? No.
Gli uomini primitivi avevano il frullatore?
No.
Allora - se la natura ha ragione - si suppone che il pargolo debba succhiare il latte fino a quando il suo corpo non sarà in grado di fare altrimenti. 
E anche in seguito quando dovrà bere del latte, sarà meglio che usi quello artificiale pieno di chi sa cosa o che continui a bere quello materno che - scusate se è poco - è pure gratis???
Allo stesso modo andrà a dormire da solo quando la notte non gli farà più paura e porterà DENTRO di sè l'abbraccio della propria madre.

I bambini di oggi sono gli adulti di domani.
Un bambino lasciato crescere nell'isolamento, nella paura, nella solitudine, che adulto sarà?
Provate a domandarvelo.
Se - da adulti - mentre state piangendo perchè siete tristi o state male nessuna delle persone presenti in casa venisse a darvi conforto, voi come vi sentireste? 
Capireste che quelle persone vi stanno spingendo a "cavarvela" da soli o vi sentireste rifiutati, abbandonati e ancora più tristi e ancora più soli e disperati di prima?
Eppure avete 30 o 40 anni.
Pensate un neonato come si potrebbe sentire in una simile circostanza.

In definitiva.
Mio figlio dormirà nel nostro letto fin quando lo vorrà.
Succhierà il seno fino a quando lo vorrà (come ha scritto una madre, non ho mai visto un ragazzo di 18 anni ancora attaccato al seno).
Piangerà fino a che non vorrà.
Ed io lo consolerò fino a quando ne avrà bisogno.
Solo così saprò che da grande sarà capace di amare e di rispettare se stesso e il prossimo: perchè dentro il suo subconscio, inciso a caratteri cubitali, ci sarà la CERTEZZA di essere stato rispettato, accolto, consolato, amato ogni giorno della sua vita.

Non mi sento "speciale" per questo.
Mi sento normale.
Ma - ahimè! - trovo che il 90% delle madri siano anormali, disfunzionali.
In parte non è colpa loro. In parte sì.
Informarsi è possibile per chiunque.
Non credere ciecamente a ciò che viene detto dal pediatra, dal farmacista o dall'opinionista di turno in tv è possibile.
Quello che fa la differenza è la VOLONTA' di informarsi, di prendersi carico delle proprie scelte, di assumersi responsabilità che per comodità nella nostra società siamo sempre più tentati di demandare ad altri, altri che però non potranno MAI sostituirsi a noi.
Noi siamo i genitori.
Nostra è la responsabilità di crescere figli sani, felici e consapevoli.
Il resto è Matrix.

La Dea dell'Ovest

PS: Di seguito troverete alcuni testi che ho letto in questi mesi e che hanno decisamente rivoluzionato il mio modo di vedere l'essere madre. Li consiglio a tutti coloro (uomini e donne indistintamente) che abbiano a cuore il futuro dell'umanità. Sembra forse esagerato e retorico. Ma non è così. Un bambino E' il futuro. Questa è la chance che abbiamo OGGI per costruire una realtà migliore DOMANI.